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| Un atto grave da un governo con la valigia |
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La notizia della approvazione delle nuove linee guida della legge 40 gli è arrivata ieri in mattinata, poco prima di tornarsene da Roma a Bari. «Un gesto grave, molto grave», dice un po’ trafelato Aldo Loiodice mentre la moglie gli passa il telefono. «L’avevamo detto e ridetto: non c’era alcuna necessità imperiosa, né immediata per fare un passo del genere. La raccomandazione per le linee guida è quella di un loro rinnovo ogni tre anni, ma non c’è alcuna data di scadenza. Bastava aspettare e pensare e mente fredda a un loro opportuno aggiornamento». Eppure Loiodice, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Bari, nonché avvocato componente del Consiglio nazionale forense, un po’ se lo aspettava. Lo temeva. E ora, a cose precipitate, vuole che si faccia un po’ di chiarezza.
Professore, intanto come le sembra dal punto di vista giuridico questo blitz del ministro Turco?
Scorrettezza istituzionale, insomma.
Com'è possibile che sia avvenuta una cosa del genere?
Per dire cosa?
Professore, lei citava la sentenza del Tar del Lazio. Nei mesi scorsi ci sono state anche quelle dei tribunali di Cagliari e Firenze. Che peso hanno avuto in questa decisione ministeriale-lampo?
Lei è anche legale del Comitato per la tutela della salute della donna. Cosa farà adesso?
Che sviluppi prevede per questa vicenda?
Un'idea?
Mi scusi: ma lei di casi del genere, di atti di questa importanza varati da un ministero pochi secondi prima dell'ultimo respiro, se ne ricorda?
Le nuove linee guida stravolgono un paio di punti fondamentali della legge 40, legge passata attraverso un referendum. Ciò aggrava, sotto il profilo della correttezza giuridica, l'atto della Turco?
Ieri qualcuno ha fatto notare che il decreto Turco non è stato preceduto dai lavori di nessuna commissione veramente rappresentativa delle competenze scientifiche pertinenti e delle posizioni culturali ed etiche presenti nel nostro Paese. Cosa ne pensa? |
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