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Tutte le virtù del latte
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Poche cose sono semplici e naturali come il latte, eppure questo prezioso alimento che è il primo nutrimento dell’uomo continua ad essere oggetto di polemiche, sospetti e pregiudizi da una parte dell'opinione pubblica. Ma anche argomento di ricerca e interesse da parte di studiosi di tutte le discipline medico‐scientifiche.

Ci sono almeno altre 4 buone ragioni per cui una persona sana non dovrebbe rinunciare al latte di mucca, spiegano gli esperti:

1) Il contenuto di calcio in forma facilmente biodisponibile. Il latte è particolarmente ricco di questo minerale (120 mg ogni 100 g in quello vaccino, ad esempio), presente in forma facilmente utilizzabile dall‘organismo. Inoltre, il calcio è in un rapporto favorevole con il fosforo; il che facilita la mineralizzazione delle ossa.

2) L’alto valore biologico delle proteine. La caseina (che è la principale proteina del latte) la lattoalbumina e le lattoglobuline contengono nelle giuste quantità e nelle giuste proporzioni tutti gli aminoacidi di cui l'organismo ha bisogno, compresi gli aminoacidi essenziali. Ecco perché le proteine del latte sono fra le più adatte a coprire le necessità sia dell’organismo in fase di sviluppo dei bambini, sia di quello degli adulti e degli anziani.

3) L’azione positiva dei peptidi. Questi frammenti proteici, derivati dalla digestione enzimatica delle proteine del latte, hanno molti effetti benefici multifunzionali: infatti hanno rivelato attività oppioide, ipotensivo, immunostimolante, antitrombotica e di trasporto di minerali. Sono ancora oggi oggetto di molti studi e si stanno rivelando molto interessanti soprattutto per il processo digestivo.

4) La presenza del lattosio. Questo carboidrato caratteristico del latte animale non si trova in nessun altro alimento: è importante perché contribuisce alla biodisponibilità del calcio.

Ma chi è intollerante al lattosio (ossia il 5% degli europei) cosa può fare? Consumare il latte ‘ad alta digeribilità’ o ‘delattosato’, nel quale il lattosio è stato quasi completamente idrolizzato ma senza intaccare il patrimonio di proteine, minerali e vitamine del latte. Gli intolleranti al lattosio possono mangiare senza alcun problema anche i formaggi, in particolare quelli stagionati a pasta dura ed extradura, perché non contengono più lattosio. Via libera anche allo yogurt e agli altri prodotti fermentati che, pur potendo contenere fino al 70% del lattosio presente nel latte di partenza, sono generalmente ben tollerati per la presenza delle lattasi dei microorganismi fermentativi.

C’è un altro motivo per cui anche chi è intollerante al lattosio non dovrebbe rinunciare al latte. L’intolleranza al lattosio può essere migliorata proprio consumando quantità gradualmente crescenti di latte: infatti, esiste una quantità di lattosio (come quella contenuta in un bicchiere da 100 cc di latte o in un cappuccino) che può essere ingerita senza provocare disturbi. In questi casi può, quindi, essere utile introdurre gradualmente i prodotti lattiero-caseari, aumentandone il consumo fino a stabilire il quantitativo che può essere tollerato senza sintomi e distribuendolo in piccole porzioni lungo la giornata e, sempre, insieme ad altri alimenti, come biscotti, pane o cereali.

Delle virtù del latte hanno discusso nei giorni scorsi a Roma nutrizionisti, pediatri, gastroenterologi, endocrinologi, esperti di microbiologia alimentare e biotecnologia al seminario “Il Latte Oggi: Salute tra Ricerca e Innovazione”, facendo il punto sulle conoscenze in materia di latte e sfatando alcuni falsi miti legati a questo alimento. “Un momento di approfondimento e condivisione fortemente voluto da Parmalat, che da decenni collabora con esperti e Università poiché ricerca e sviluppo sono valori fondanti della sua filosofia aziendale e di prodotto” afferma Antonio Vanoli, Direttore Generale per le Attività Operative del Gruppo Parmalat. Molti gli interventi che hanno animato il seminario, tra i quali quello di Carlo Cannella, Ordinario di Scienza dell’Alimentazione presso l'Università La Sapienza di Roma. Spiega Cannella: “Il latte apporta acqua, calcio, proteine, grassi, vitamine e sali minerali e, come recentemente scoperto, l’acido linoleico coniugato (CLA) con importanti azioni per la salute e il benessere. Il mercato offre al consumatore una vasta gamma di tipologie di latte vaccino variamente trattato per soddisfare il gusto e le esigenze specifiche delle diverse fasce di consumatori. Il latte quindi può essere considerato, per il suo contenuto in nutrienti e per la presenza di sostanze biologicamente attive, un alimento poli‐funzionale”. Intervenuti anche Andrea Lenzi (Presidente del Consiglio Universitario Nazionale), Andrea Vanìa (Presidente dello European Childhood Obesity Group), Lucio Capurso (Primario Emerito dell’Azienda Ospedaliera S. Filippo Neri, Roma), Lorenzo Morelli (Preside della Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica di Piacenza) e Franco Antoniazzi (Responsabile della Ricerca e Sviluppo della Parmalat).

Il seminario ha costituito anche l’occasione per poter raccontare il primo anno del progetto “Parmalat e l’Università per la Qualità”, assolutamente unico nel panorama italiano in collaborazione con ben cinque Università. “Parmalat ‐ racconta Antonio Vanoli ‐ è l’unica azienda Italiana del settore food, e non solo, ad aver promosso e realizzato un progetto di questa levatura aprendo le porte dei suoi stabilimenti a più di 70 ricercatori e studiosi e sottoponendo i suoi prodotti a milioni di analisi”. Partner del progetto l'Università La Sapienza di Roma (Dipartimento di Medicina Sperimentale ‐ Laboratorio di Alimentazione e Nutrizione Umana), una delle più dinamiche università italiane, con una grande vocazione alla ricerca e una forte sensibilità e apertura verso i progetti di collaborazione con attori dello scenario economico nazionale e internazionale come Parmalat. Partecipano al progetto anche l’Università degli Studi di Catania (Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agrarie e Alimentari), l’Università degli Studi Federico II di Napoli (Dipartimento di Scienze dell’Alimentazione), l’Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche) e l'Università degli Studi di Parma (Dipartimento di Chimica Generale ed Inorganica, Chimica Analitica, Chimica Fisica). Il progetto si propone come primo obiettivo di garantire ai consumatori Parmalat le informazioni sulla qualità del latte grazie alla certificazione dei valori nutrizionali riportati sull’etichetta dei prodotti Parmalat da parte di un Istituto Universitario. Inoltre, l’azienda stabilisce un confronto e un aggiornamento continui con il mondo accademico (Università e Istituti Specializzati) sulle ricerche e gli ultimi studi in materia di salute degli alimenti. Al dipartimento di ogni Università, scelto secondo le specifiche competenze, è affidato il controllo sistematico di uno o più marchi del latte Parmalat sia pastorizzato che a lunga conservazione. Il logo dell’Ateneo sulla confezione attesta l’attività e suggella la collaborazione tra Parmalat e l’Università. Gli elementi controllati e garantiti sulla tabella nutrizionale sono ben otto, quattro in più rispetto a quanto previsto dalle normative: infatti, pur svolgendo oltre 6 milioni di analisi l’anno lungo tutto il percorso produttivo, dalla materia prima in ingresso al prodotto confezionato, Parmalat ha voluto assicurare il massimo ai propri consumatori. Le analisi svolte ad oggi su proteine, grassi, carboidrati, acidi grassi, calcio e sodio mostrano un’ottima corrispondenza di evidenze di valori tra i risultati trovati dalle Università, quelli dei Laboratori Parmalat e quanto riportato sull’etichetta nutrizionale.

Fonte: Ufficio stampa Assolatte, Ufficio stampa Parmalat 2011.
Fonte secondaria: yahoo salute

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