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| Stress da lavoro, come combatterlo? |
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Stress, attacchi d'ansia, insonnia, irritabilità. Il "mal di lavoro" colpisce l'11,6 per cento degli italiani, s'insinua in tutti gli ambiti professionali, non conosce limiti di età e di ceto sociale. Secondo l'ultimo rapporto Ocse sull'occupazione, nel decennio 1995-2005 l'aumento dello stress da lavoro è stato del 3,2 per cento e più di un italiano su dieci, oggi, manifesta disturbi psicologici legati al lavoro. Lo stress è oggi indicato come la malattia più diffusa in ambito professionale. Studi recenti dimostrano che gli effetti negativi della tensione possono incidere per il 50-60 per cento sul totale dei giorni lavorativi persi e sono alla base di una notevole diminuzione delle capacità produttive e relazionali. Lo stress è uguale per tutti? Frustrazione legata al proprio ruolo, incertezza nella definizione dei compiti, ritmi e carichi di lavoro eccessivi, difficoltà nei rapporti interpersonali: l'ambiente di lavoro è un vero e proprio centro di produzione di stress, per svariati motivi, ma molto dipende anche da noi. L'influenza degli eventi esterni, infatti, è legata in gran parte alle caratteristiche dell'individuo. Siamo portati a pensare allo stress come ad un fenomeno causato fondamentalmente da eventi esterni; in realtà è il modo in cui noi li percepiamo e reagiamo ad essi che li rende stressanti. Sono lo stile di vita personale (esperienze, impegni, abitudini), gli atteggiamenti, il modo di interpretare ciò che accade che fanno la differenza. C'è, in effetti, una dimensione molto importante nella valutazione dello stress: il senso del controllo personale. In particolare, quanto più le persone sentono di avere il controllo degli accadimenti e delle cose che le riguardano, minore è la loro percezione di stress. È necessario perciò aumentare il grado di consapevolezza personale e apprendere come "gestirlo", ovvero evitare di trasformare lo stress "fisiologico positivo", che può aiutare a superare i momenti di maggiore difficoltà, in uno stato di stress cronico negativo, che logora l'individuo. Quali le conseguenze sulla salute? Di certo esiste una relazione causale tra stress e salute. Cefalea, tensione muscolare, propensione all'affaticamento, disturbi del sonno, problemi digestivi, perdita dell'appetito, o, al contrario, eccessi alimentari, riduzione delle difese immunitarie con conseguente facilità ad ammalarsi, innalzamento dei livelli di cortisolo: sono le principali conseguenze fisiche dello stress sul nostro organismo. Un numero crescente di ricerche, inoltre, ha confermato l'effetto negativo dello stress da lavoro sulla salute cardiovascolare, soprattutto negli uomini. Accelerazione del battito cardiaco, ipertensione, ischemia, infarto del miocardio: uno studio finlandese ha riscontrato addirittura un rischio doppio di decessi per malattie cardiovascolari in lavoratori stressati, che vivevano in un ambiente lavorativo non soddisfacente, nel quale non c'era chiarezza sui ruoli e sulle carriere. Dal punto di vista psicologico, invece, lo stress può essere causa di ansia, depressione, difficoltà nel concentrarsi, paura di sbagliare, iper-reattività, facilità a dimenticare cose e impegni, insoddisfazione e insicurezza. Questo perché lo stress è divenuto nel mondo del lavoro un problema sempre più arduo da gestire ed è troppo spesso eluso con la semplice negazione o repressione dei propri bisogni. Come mettere in atto strategie "vincenti"? È necessario non sottovalutare i primi segnali d'allarme e identificare le strategie utili per gestire lo stress: poiché ognuno di noi reagisce in modo diverso allo stress percepito, ciascuno ha strategie diverse per vincerlo. Alcuni, ad esempio, trovano utile adottare atteggiamenti di "semplificazione", provando cioè a:
Dal punto di vista "comportamentale" il suggerimento è quello di sviluppare anche altri interessi e fare in modo che la propria vita non consista solo del lavoro: praticare con una certa continuità almeno un hobby o un interesse permette di distrarre la mente e ricaricare le batterie. Separare la vita privata da quella lavorativa imponendosi di non lavorare nei fine settimana: ci si renderà conto che anche se si lavora meno, la propria produttività professionale non ne risulta ridotta, ma, al contrario, "rigenerata". a cura di Stefania Mengoni
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