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Si impara a Firenze la biopolitica «buona»
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E se oggi i più vistosi errori nel parlare di materie eticamente sensibili riguardano proprio il metodo – spesso molto meno laico di quanto si dichiari – dalla presentazione sembra proprio che la Scuola di biopolitica, svoltasi a Firenze sabato scorso, sotto questo profilo abbia proprio colto nel segno. Chi non vorrebbe, infatti, essere a conoscenza degli strumenti e dei dati che permettano di giudicare la realtà? Chi non vorrebbe essere capace di valutare con libertà e responsabilità le nuove opportunità offerte dalla tecnoscienza, senza accontentarsi di seguire la maggioranza e senza limitarsi a demandare le decisioni ai piani alti della politica? Per farlo però, è necessaria un’alfabetizzazione bioetica, a cui nessuno dovrebbe sottrarsi, che abbia come premessa la realtà, da cui procedere con il ragionamento, valutando se le nuove opportunità siano o meno percorribili, a seconda che siano o meno conformi alla natura umana: una garanzia di procedere con un metodo genuinamente laico, libero dalle ideologie che preconfezionano i risultati e costruiscono a posteriori le premesse.

Ed è proprio seguendo questo metodo che si arriva a scoprire il punto di contatto tra laici e cattolici: punto che spesso si vorrebbe su posizioni contrapposte, irrimediabilmente separate e incomunicabili, quindi incapaci di costruire un fronte comune. La Scuola di biopolitica di Firenze, organizzata da Safe (il movimento per la salute femminile fondato da Eugenia Roccella ed Assuntina Morresi), dal Centro culturale di Firenze e dall’associazione Medicina e persona, è stato il tavolo attorno al quale persone che hanno seguito percorsi umani professionali profondamente differenti si sono incontrate. La dimostrazione che i princìpi etici non possono essere frutto esclusivamente dell’opzione morale del soggetto, ma trovano la loro radice nella realtà, nella natura. E così lo scienziato di fama mondiale Enzo Tiezzi, «ecologista ma non animalista» come si è definito, docente di chimica fisica all’università di Siena, ha parlato di «Vita umana tra evoluzione biologica e manipolazione genetica», mentre la bioeticista Gabriella Gambino si è soffermata sugli aspetti più controversi della diagnosi prenatale, nata per preservare la salute del concepito ma ormai finalizzata quasiesclusivamente agli effetti che la diagnosi provoca nella donna. Eleonora Porcu, responsabile del centro di fecondazione in vitro di Bologna, ha illustrato, le dinamiche di questa tecnica, tanto nominata quanto sconosciuta nei suoi aspetti più concetti, mentre Luigi Vittorio Berliri, presidente della cooperativa sociale «Spes contra spem» e autore del libro «È Francesca e basta» ha trattato il tema della fobia della disabilità. La giornata si è conclusa con una tavola rotonda moderata da Eugenia Rocella, intervenuta anche in mattinata con una relazione sull’eugenetica, che ha introdotto il tema dell’eutanasia e della sentenza sul caso di Eluana Englaro, dal neonatologo Carlo Bellieni, direttore della Scuola di biopolitica, che ha parlato della rianimazione dei neonati e da Assuntina Morresi, che ha spiegato cosa sono gli embrioni ibridi e le chimere.

Il folto pubblico, una settantina di iscritti, non si è limitato a un attento ascolto, ma è da subito intervenuto manifestando la voglia di confrontarsi attraverso appassionati interventi, tipici di chi non si limita a prendere atto dei dati, ma si interroga in prima persona sul significato da attribuire agli argomenti affrontati, perché si accorge che tutto, in maniera più o meno evidente, riguarda ognuno di noi. Come Silvana Violetti, studentessa venticinquenne, iscrittasi alla giornata dopo essersi accorta della necessità di informarsi meglio su questi temi dalle discussioni nate tra amici. O Angelo Carai, arrivato da Viterbo insieme a un amico, Andrea Filoscia, entrambi medici e sensibili da sempre alle tematiche bioetiche, tanto da fondare la locale associazione di Scienza e Vita: «Sono venuto a conoscenza della Scuola di biopolitica tramite un invito ricevuto via mail da un amico – afferma Angelo – e ho deciso di partecipare perché sento la necessità di tenermi aggiornato, di avere la possibilità di scambiare idee con altri che possano vedere i problemi da diverse angolature». Andrea concorda con l’amico e ci tiene ad aggiungere: «Ho apprezzato l’ambiente cordiale, di vivace confronto che si è creato. Inoltre mi ha colpito constatare che è possibile una convergenza su alcuni temi cruciali anche tra chi la pensa in modo diverso».

Davide Zanelli, funzionario pubblico, è venuto insieme alla moglie da Arezzo: «Marina aveva partecipato alla prima edizione e così stavolta abbiamo lasciato i bambini ai nonni e deciso di venirci insieme. Io sono interessato a queste tematiche perché mi occupo di divulgazione bioetica nell’ambito dell’associazione Opera Casa Betlemme. Quel che mi ha colpito maggiormente della giornata è stato toccare con mano quello che i relatori hanno definito lo "scisma laico", il terreno comune di condivisione di valori tra credenti e non, pur nel rispetto delle differenti posizioni e identità. Tra chi non crede, infatti, c’è chi ha una visione antropologica completa, mentre i cattolici fanno emergere la ragionevolezza delle posizioni della Chiesa su questi temi». Una giornata di formazione e di arricchimento, che tutti sperano si possa ripetere presto.

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