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Sclerosi, colpa delle vene ristrette?
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La ricerca è impantanata. Virus, mutazioni genetiche, intossicazioni da vari elementi chimici, lo stress e tanti altri fattori sono indagati da anni senza però cumulare le prove per dire: ecco il fattore scatenante della sclerosi multipla, quello contro cui elaborare la cura risolutiva, quella che guarisce. Un cura con rischi che valga la pena correre per i malati.

Questo fattore, e la cura, ora sono indicati da Paolo Zamboni (vedi intervista a fianco, ndr). Sono piccole malformazioni delle vene che portano via il sangue dal cervello, restringimenti (stenosi) che, dilatati con un intervento di angioplastica (vedi disegno in questa pagina) eliminano il ristagno di sangue. Questo il fattore che innesca l'autoaggressione immunitaria. Zamboni lo sostiene con le sue ricerche in cui ha trovato questo problema venoso in tutti i malati e in nessun soggetto sano. E per i miglioramenti ottenuti in tutti i malati operati di angioplastica.

Ma il confronto con le numerose ricerche ispirate dalla nuova teoria venosa nella seduta plenaria del recente Ectrims 2010 ha introdotto forti dubbi. Problemi di circolazione venosa sono stati riscontrati in percentuali variabili, sia nei malati che nei sani, il che fa pensare che la stenosi può essere innocua. La discussione che ne è seguita è stata appassionata e difficile per gli stessi partecipanti. Da una parte Zamboni, angiologo, che smontava i risultati dei test venosi delle altre ricerche con la capacità di chi maneggia il suo pane quotidiano. Dall'altra i neurologi che, ben conoscendo la capricciosità della sclerosi multipla, rimanevano perplessi di fronte a miglioramenti valutati in così poco tempo dopo la cura.

Ma entro un anno tutto si chiarirà. A Goteborg si apprende che in Stati Uniti, Canada, Italia (Aism, regioni emilia Romagna e Toscana) ed altri paesi sono iniziate ricerche, finanziate per complessivi 3 milioni di euro, che stabiliranno se le anomalie venose sono un fattore scatenante la malattia, alcune col metodo che Zamboni sostiene essere l'unico che le sa individuare. La Regione Emilia Romagna (da metà novembre) invece, dando per scontato la validità della teoria di Zamboni come chiedono i malati, praticherà l'angioplastica, ma solo ai pazienti che hanno anche il problema venoso per valutarne gli effetti. Se ha ragione Zamboni si sarà risparmiato molto tempo. Se no, i malati subiranno l'intervento di angioplastica e i suoi rischi inutilmente.  

© Repubblica salute - 19 ottobre 2010

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