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| Rianimazione dei neonati prematuri e aborto tardivo |
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In sostanza, se il bambino ha poche possibilità di sopravvivere o alte possibilità di essere affetto da disabilità o se i genitori sono contrari, è meglio non rianimare e limitarsi alle cure compassionevoli che accompagnino il bambino alla morte. Il Comitato Verità e Vita denuncia con forza la gravità di queste posizioni e il pericolo che esse costituiscono per la vita di tutti gli uomini e per la stessa democrazia.
In primo luogo diciamo a chiare lettere quali sono le intenzioni degli abortisti: da una parte avere mano libera nell'esecuzione degli aborti tardivi, dall'altra introdurre surrettiziamente - per "linee guida" - l'eutanasia perinatale.
Si deve ribadire che, invece, tutti gli uomini - grandi o piccoli, sani o malati - hanno diritto alla vita e quindi hanno diritto ad essere curati fino a quando le cure si dimostreranno inutili: solo allora dovranno essere accompagnati alla morte nel modo migliore. La legge tutela questo principio con la norma sull'omicidio: il medico che non rianima o non cura un neonato che ha la possibilità di sopravvivere lo uccide. E allora: se davvero deve essere fissato un termine per l'esecuzione degli aborti tardivi, che sia così anticipato da escludere ogni possibilità, anche minima, di sopravvivenza fuori dall'utero (allo stato attuale delle conoscenze scientifiche: non oltre la 19ª settimana). le indicazioni della Commissione Ministeriale siano abbandonate e si segua il principio che tutti i bambini - abortiti tardivamente per il pericolo di vita della madre o partoriti prematuramente - se hanno una sia pur minima possibilità di sopravvivere, siano rianimati e curati nella maniera più adeguata, a prescindere dalla volontà dei genitori e da ogni considerazione sulla loro disabilità futura. I medici siano difensori responsabili della vita, non esecutori di sentenze di morte altrui.
È inevitabile un'ultima considerazione: come mai oggi siamo arrivati al punto che si propone e si considera lecita l'uccisione eugenetica dei neonati, e che si giustifica la loro soppressione sulla base delle loro malattie, della "qualità della vita" che li aspetta? Il merito - anzi: la colpa - è della legge 194, che da trent'anni permette l'uccisione di milioni di bambini e che ha trasformato le diagnosi prenatali in gravidanza in una raffinata caccia al bambino imperfetto da eliminare prima che venga alla luce. E' questa legge che ha "allenato" le nostre menti e i nostri cuori: è così facile pensare che, se si poteva sopprimere prima, perché non si potrebbe lasciarlo morire dopo, sulla base delle medesime argomentazioni "compassionevoli" addotte per la pratica abortiva. |
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