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| Quell’ineffabile medico così abile a dissimulare |
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Defanti era uno degli «autori» del protocollo di morte - del primo fatto conoscere alla stampa, come del secondo, tenuto ben nascosto -, lo aveva studiato ben bene e non perdeva occasione di rassicurare l'opinione pubblica con bonomia: «Non soffrirà, sono tutte panzane quelle che vi raccontano». Ancora nel pomeriggio - ben lungi da Udine e dalla stanza in cui intanto si consumava la tragedia personale e collettiva di Eluana - era impegnato a Bergamo in una sparuta manifestazione pro morte, e da lì precisava: «Le condizioni dei suoi organi interni sono buone, è un fisico giovane e forte...». Avevamo imparato a conoscerlo nei mesi, avevamo già avuto a che fare con la disinvoltura delle sue affermazioni, ce lo ricordiamo il giorno in cui - era ottobre - Eluana a Lecco rischiò di morire per una gravissima emorragia e lui, allargando le braccia, ci faceva sapere che «anche questa volta ce l'ha fatta, è una donna troppo sana...». Ci eravamo abituati. Ma questa volta forse era troppo anche per lui, se da Bergamo ieri pomeriggio, come in una premonizione di ciò che sarebbe accaduto, cercava già di autoassolversi: «In ogni caso sto facendo la cosa giusta, aiuto una persona a compiere la propria volontà...». Da quando Eluana era arrivata a Udine la sua salute era precipitata e le mani maldestre che l'avevano accolta nella sua nuova e ultima dimora per procurarne la morte non riuscivano a trovare i gesti per darle sollievo. Solo quattro giorni di fame e sete non dovevano stroncare quella solida vita, «non era previsto», come adesso si affanna Defanti a spiegare. Ora ci racconta della sua sorpresa, parla di una fine così repentina che non si poteva immaginare, per giustificarsi arriva a dire che «la natura è sempre più forte e imprevedibile di noi», si chiede che cosa sia successo, forse «qualcosa che ancora non conosciamo». Strano, dottor Defanti, che esista ancora qualcosa di oscuro alla vostra équipe al cui controllo nulla sfugge, nemmeno la coscienza misteriosa di una persona in stato vegetativo, neppure le risposte di quello che voi chiamavate un vegetale, una persona morta da 17 anni, ma che ancora era viva e vi dava le sue risposte inascoltate. Strappata alle mani di suore che non avevano una laurea in medicina ma applicavano le semplici regole umane dell'amore e della cura per il fratello indifeso, forse aveva cominciato a morire già da quel colpo di tosse con cui, prima volta in tanti anni, aveva sputato il sondino. Forse nella corsa contro il tempo a voler correre è stata lei. Una sola verità ha sempre detto suo padre Beppino: «Eluana è un vero purosangue». L Bellaspiga © Avvenire |
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