Di seguito uno stralcio della prefazione del Ministro:
"...la raccolta dati del Registro Nazionale PMA è un processo in via di miglioramento, che vede quest'anno un'ulteriore diminuzione della perdita di informazioni riguardante gli effettivi esiti delle gravidanze: in particolare la perdita di informazioni sul follow-up delle gravidanze ottenute da tecniche di II e III Livello è notevolmente diminuita (13,3%) rispetto al valore degli anni precedenti e siamo abbastanza prossimi al valore del 5-10%, comparabile con i dati degli altri registri europei. Permane una differenza per ciò che concerne la distribuzione dei cicli effettuati in centri pubblici piuttosto che in centri privati e ciò in particolare nelle Regioni del Centro e soprattutto del Sud.
Come già evidenziato nelle precedenti relazioni, vi sono ancora molti centri che svolgono un numero ridotto di procedure nell'arco dell'anno.
Dall'entrata in vigore della legge 40, nei limiti della raccolta dati sopra detta, si evidenzia comunque la tendenza ad un aumento costante delle coppie che accedono alle tecniche di PMA, dei cicli di trattamento, delle gravidanze, e dei nati vivi; in particolare le gravidanze ottenute nel 2007 hanno mostrato l'incremento dello 0,7% in riferimento ai cicli effettuati, e di un punto percentuale sui trasferimenti. I dati raccolti indicano quindi un trend costante di aumento nell'accesso alle tecniche PMA e della loro efficacia. I parti gemellari sono stabili rispetto allo scorso anno e si attestano intorno ai valori della media europea, mentre i trigemini la superano, con una media nazionale del 2,7%. Questo è però un risultato medio di valori che - escludendo i centri con meno di dieci parti - variano da zero al 13,3%.
Una enorme variabilità, quindi, un'ampia forbice dovuta alle forti differenze nei criteri seguiti e nelle procedure adottate dagli operatori del settore: l'ottimo risultato di diversi centri, che ottengono risultati inferiori alla media di riferimento europea rispetto a questo parametro - da sempre considerato uno degli indicatori più significativi del buon esito delle tecniche di fecondazione assistita - a fronte del numero eccessivo di gravidanze trigemine di altri centri, dovrebbe indurre gli operatori ad un confronto fra le differenti strategie adottate, sia riguardo alla scelta ed al numero di ovociti da fecondare, soprattutto nelle donne più giovani, che alla possibilità di crioconservazione degli ovociti, per poterne diminuire il numero di quelli che rimangono oggi inutilizzati.
A tale proposito, si auspica un aumento dei centri nei quali effettuare la crioconservazione dei gameti. Le complicanze per iperstimolazione ovarica rappresentano lo 0,53% dei cicli iniziati, al di sotto della media europea che, secondo gli ultimi dati disponibili del Registro europeo, è pari all'1,02% dei cicli iniziati. La percentuale dei nati vivi con malformazione è dell'1,1%, con le tecniche di II e III livello, a fronte dello 0,5% con tecniche di I livello e dello 0,4% che si ha nella popolazione generale. In particolare, la gran parte dei nati vivi con malformazione (lo 0,8%) si ha per nati da tecniche ICSI, mentre lo 0,22% è di nati da FIVET.
Anche nel 2007 si assiste ad un ulteriore incremento dell'età delle donne che accedono alle tecniche di PMA, che si riflette negativamente sui risultati delle tecniche stesse: aumenta infatti l'età media delle pazienti che passa da 35,4 anni del 2005 a 36 anni nel 2007; al di sopra del corrispettivo dato europeo che, per il 2005, si attesta ad un valore di età media di 33,8 anni. E' ben noto come gli esiti positivi delle procedure siano in rapporto all'età, ed in Italia ben il 25,3% dei cicli - uno su quattro -è effettuato da pazienti con età superiore ai 40 anni. Tenuto conto di questo dato, l'aumento del numero dei nati vivi e delle gravidanze, anche in percentuale, può considerarsi a maggior ragione un risultato più che soddisfacente per l'applicazione delle tecniche PMA nel nostro Paese.
Dai dati si evidenzia come su una percentuale media globale di gravidanze su prelievi del 22%, con donne di età inferiore a 29 anni si ottengono tra il 30% e 33% di gravidanze (rispettivamente FIVET ed ICSI); tra i 40 e 42 anni il 12%; a 43 anni il 6%, a 44 anni tra il 2% ed il 6%; dai 45 anni dal 4% al 2%. Nelle pazienti con età superiore a 42 anni, le gravidanze ottenute rappresentano solo l'1,5% del totale delle gravidanze.
Il dato sul fenomeno della migrazione interregionale costituisce sicuramente un elemento utile a valutare la qualità dell'offerta, in relazione alla diversa accessibilità ai servizi pubblici, alla diversa rimborsabilità che esiste nelle regioni, ai limiti posti all'applicazione delle tecniche siano essi correlati all'età della donna o al numero dei cicli offerti a carico del SSN, presenti solo in alcune regioni. Si auspica, infine, che le informazioni legate alla prevenzione delle cause d'infertilità e le attività di comunicazione intraprese contribuiscano a modificare stili di vita, per contrastare efficacemente l'infertilità; conducano alla diagnosi in tempi opportuni e, ove fosse necessario ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, le informazioni acquisite permettano l'accesso alle tecniche in età più giovani della media attuale al fine di massimizzare l'efficacia e l'efficienza delle procedure.
(Redazione ministerosalute.it - 27 marzo 2009)
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