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Obesità e ansia ci aiutavano PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
gioved́ 25 febbraio 2010
ROMA - Funzionale, ma non troppo elegante.  Leonardo disegnò l'uomo vitruviano con proporzioni perfette. "Ma se arrivasse un alieno a osservarci attentamente, avrebbe l'impressione di un'accozzaglia di organi uniti da scotch e spago" scrive Lewis Held, genetista alla Texas Tech University nella prefazione del suo libro "Quirks of human anatomy", ovvero le bizzarrie dell'anatomia umana. Non che l'opera di tanti anni di evoluzione sia da disprezzare, spiega l'autore. Ma quel che ci permetteva di sopravvivere migliaia di anni fa nella savana tropicale in molti casi si traduce in uno svantaggio ora che viviamo fra auto, scrivanie, tv e computer. "Per molti versi, l'uomo si è malamente adattato alla modernità" aggiunge Stephen Stearns, biologo evoluzionista dell'università di Yale intervistato dal Wall Street Journal. "Molti medici si stanno rendendo conto dell'importanza dell'evoluzione per comprendere le malattie di oggi. Ci capita spesso di essere contattati per consulenze" conferma Davide Pettener, che insegna antropologia all'università di Bologna e presiede l'Associazione antropologica italiana.

L'obesità è l'esempio più classico: strutturato per risparmiare energia e sopravvivere alle carestie, il metabolismo umano rema controcorrente in un'epoca in cui bisogna smaltire le calorie in eccesso. "Il punto di svolta - spiega Pettener - si situa 10-12 mila anni fa durante la transizione neolitica, quando l'uomo da pastore e raccoglitore nomade si trasforma in agricoltore e allevatore". Il lavoro di millenni di evoluzione viene spiazzato dal nuovo stile di vita, e il più disorientato è forse il sistema immunitario. "Prima del neolitico dovevamo difenderci da alcuni cibi pericolosi. Ora arrivano i germi trasmessi dagli animali più o meno domestici, e la vita in comune fra gli uomini accelera la trasmissione delle epidemie. Anche le influenze aviarie o suine di oggi sono un retaggio della transizione neolitica".

Sempre in tema di infezioni, la vita asettica tra saponi e detersivi riduce senz'altro i germi nocivi. Ma l'altra faccia della medaglia si rivela nell'aumento di allergie e malattie autoimmuni che vede il sistema immunitario scatenarsi contro nemici immaginari quando non ha avversari veri da combattere. "L'evoluzione in realtà è al lavoro ancora oggi - precisa Pettener - ma i suoi tempi sono troppo lunghi per notarne gli effetti". E alcuni retaggi del passato non solo hanno perso utilità, ma si sono trasformati in potenziali fonti di malattia. L'appendice infiammata ne è un esempio. Ma anche il sistema di allerta che, partendo da una sensazione di pericolo, prepara il cuore all'azione aumentando pressione e pulsazioni rischia di favorire le malattie cardiovascolari quando si vive seduti a una scrivania e lo stress arriva da un eccesso di lavoro.

La prima futura forma di adattamento alla vita moderna, scherzano di solito gli antropologi, sarà l'ingrandimento del pollice che manda messaggi al telefonino. "Per quanto riguarda il cervello - prova a immaginare l'antropologo - finiremo con l'abituarci agli "hard disc esterni" che usiamo per puntellare la memoria. Ma l'intelligenza emotiva e le facoltà comunicative sono molto sollecitate da uno stile di vita in cui siamo sempre collegati con gli altri".  

Elena Dusi

© Repubblica - scienze - http://www.repubblica.it/scienze/


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