farmacia della stazione frosinone gabrielli
Increase font size Default font size Decrease font size
Neonati «difettosi»: chi vuole liberarsene?
Ultime notizie farmaceutiche

Nel marzo del 2005 il New England Journal of Medicine pubblica il lavoro in cui il neonatologo olandese Verhagen propone un approccio sistematico al problema. I bimbi sono catalogati in tre gruppi: i neonati destinati a morte certa per malattie incurabili, quelli la cui sopravvivenza è legata a terapie e per i quali si prospetta una scarsa qualità della vita e infine quelli estremamente sofferenti ma la cui permanenza in vita non è vincolata necessariamente a interventi medici. Proprio intorno al concetto di qualità della vita e di dolore si gioca la partita. Se per il primo gruppo, dice Verhagen, è buona pratica lasciare che la natura faccia il proprio corso, per gli altri due si ha la necessità di un accordo tra medico e genitori, e nel caso in cui la morte non sopraggiunga per cause naturali è possibile comunque stabilire che essa «sia più umana della continuazione della vita». Decisioni di questo tipo, tiene a precisare Verhagen, devono essere sì giudicate da un'autorità legale esterna ma solo dopo la morte del bambino.

A farne le spese è sempre e comunque il neonato, e se in questo il Protocollo di Groningen ha fatto discutere a livello internazionale, anche in Italia il tira e molla sulla vita dei prematuri non ha risparmiato strappi e ricuciture. Alla già citata Carta di Firenze fece seguito la Carta dei diritti del neonato, redatta a Siena e di segno opposto, in cui si stabiliva il diritto «a ricevere tutta l'assistenza adeguata al caso» anche per i bimbi con prognosi gravemente patologica. Il dibattito si infiamma a inizio 2008: le cliniche universitarie di Roma riunite a convegno stilano un documento in cui, facendo riferimento alla vitalità del neonato (non dunque a precisi termini temporali), si afferma che«un neonato vitale, in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio». Il giorno successivo l'allora ministro della Salute Livia Turco parla di «crudeltà insensata» a proposito della rianimazione senza il permesso della madre. La stessa Turco, cinquanta giorni dopo, prende però atto di un parere del Consiglio superiore di Sanità in cui si precisa che in caso di disaccordo tra medici e genitori si deve tenere «in fondamentale considerazione la tutela della vita e della salute del feto e del neonato». Al pronunciamento viene attribuito un valore operativo: rianimare il prematuro è dunque priorità per il medico. Ancora a inizio 2008, il 22 gennaio, la Lombardia vara le proprie linee guida per l'applicazione della legge 194: niente più aborti oltre le 22 settimane e 3 giorni di gestazione. Il Tar accoglie però il ricorso della Cgil e le linee guida sono bocciate. Bocciatura confermata lo scorso 9 ottobre dal Consiglio di Stato, secondo il quale si rischierebbe di compromettere l'equilibrio tra donna e medico nelle scelte a loro riservate. E il bambino? Assente illustre, nonostante il Comitato nazionale di bioetica, in un parere datato 29 febbraio 2008, avesse ricordato che «con la nascita ogni neonato, anche se estremamente prematuro, acquista lo statuto giuridico di persona». Nel medesimo parere si riteneva inaccettabile e infondata «la pretesa di individuare una soglia temporale a partire dalla quale rifiutare, a priori, ogni tentativo di rianimazione».

In scia al parere del Cnb si inserisce Antonio Boldrini, direttore della neonatologia pisana: «Non si possono prendere decisioni a priori sul neonato. Ricordiamoci - dice - che l'età gestazionale calcolata può essere affetta da errori. È compito del medico valutare sempre la situazione clinica del bambino. Certo - continua Boldrini -, se si introduce il concetto di qualità della vita tutto diventa più difficile. Quanto pesa un handicap? Chi stabilisce che una vita non è degna di essere vissuta? L'eutanasia attiva di cui si parla nel Protocollo di Groningen è sempre da respingere». Sulla stessa lunghezza d'onda è il recente documento della Federazione degli ordini dei medici, nel quale si afferma che il medico deve valutare in scienza e coscienza «caso per caso», tenendo conto della vitalità del bambino e dei progressi della medicina. Progressi che si sono fatti notevoli e che attestano il tasso di sopravvivenza dei nati dopo 22 settimane intorno all'8 per cento. A Firenze, evidentemente, non ci si arrende e si insiste su un percorso discriminatorio nei confronti degli esseri umani più indifesi.

© E' Vita - Avvenire

Share this post

   

DISCLAIMER

Attenzione: il contenuto di questo sito si intende come puramente divulgativo. La Farmacia della Stazione (farmasa) non accetta alcuna responsabilita' riguardo a possibili errori, dimenticanze o cattive interpretazioni presenti in queste pagine o in quelle cui si fa riferimento (links)
 

Traduci la pagina

"Farmacia della Stazione"
eredi del Dr. Gabrielli
Via Don Minzoni, 68/72
03100 Frosinone
P. Iva 02710250602
------------------
Il sito non vende e non propone alcun tipo di farmaci e similari.
------------------
Il servizio del sito offre solo alcuni consigli e/o suggerimenti di carattere medico-farmaceutico e rassegna occasionale di articoli e riflessioni farmaceutiche, mediche e bioetiche prese dalla rete.

Feed RSS del sito

bioetica Consigli domande erbe news