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Manuale per il diritto degli obiettori di coscienza
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La situazione è talvolta particolarmente tormentata poiché ampi settori dell'opinione pubblica, dirigenti delle istituzioni da cui dipendono gli operatori sanitari, autorità che possono interpretare le leggi e imporne l'applicazione, giudicano inaccettabile giuridicamente, o comunque irrilevante l'inquietudine di coscienza riguardo all'intervento professionale che viene loro richiesto.

Pur considerando con molta attenzione la questione antropologica, il libro affronta il tema dell'obiezione di coscienza dal punto di vista giuridico.

Il testo si propone di aiutare il personale sanitario a capire cosa stabilisce il diritto positivo, interpretandolo secondo i normali canoni che vengono utilizzati in qualsiasi altro campo.

Nell'introduzione al volume gli autori hanno scritto: "Vogliamo, insomma, illustrare i dati giuridici dell'obiezione di coscienza, non presentare un manuale di morale".

Il volume offre una esposizione semplice, facilmente consultabile, formulata in modo tale che l'interessato possa trovare senza difficoltà le pagine che riguardano il suo specifico problema.

Infatti, il medico, l'infermiere, l'ausiliario di sanità si trovano a dover tenere o non tenere un dato comportamento in situazioni concrete che non lasciano molto tempo alla riflessione.

L'esigenza è quella di conoscere subito ed in modo comprensibile ciò che l'ordinamento consente o non consente per prendere una decisione che, ultimamente, sarà "di coscienza", ma che deve anche fondarsi su una base giuridica.

Per facilitarne la comprensione e l'utilizzo gli autori hanno usato la tecnica delle domande e delle risposte, approfittando anche del fatto che gran parte dei quesiti sono stati già in precedenza formulati privatamente o pubblicamente, verbalmente o per iscritto e che le relative soluzioni sono state già date nella stessa forma in cui le domande erano state proposte.

Il libro vuole rispondere anche alla critica, talvolta arrogante e minacciosa, specialmente nel campo dell'aborto, che è quello dove più diffusamente e frequentemente il valore della vita umana è messo in discussione.

A questo proposito gli autori riilevano: "Come non ricordare l'affissione nelle strade cittadine di manifesti contenenti i nomi dei medici obiettori, indicati alla pubblica esecrazione, all'indomani dell'approvazione della Legge 194 sull'interruzione volontaria della gravidanza?".

"O, attualmente, la pretesa di escludere dalla copertura della obiezione la prescrizione e somministrazione di prodotti chimici ad effetto anche abortivo?".

"O la ricorrente tesi che l'obiezione avrebbe il non confessabile scopo di favorire la clandestinità dell'aborto con guadagni economici per i medici obiettori c he costringerebbero le donne a rivolgersi privatamente ai loro studi?".

"O, ancora, la tesi ripetuta tanto ossessivamente quanto irragionevolmente, che la 'cattiva' gestione della Legge 194 sarebbe stata largamente causata dalla troppa estensione dell'obiezione di coscienza?".

In tutti questi casi l'obiettore può trovarsi in una reale difficoltà se viene minacciato di denunce, licenziamenti o se può temere ostacoli per la serenità e lo sviluppo della sua professione.

"Ma è necessario che egli sappia reagire con serenità e a testa alta" è scritto nel libro, perché "nella moderna società la libertà resta un valore unanimemente riconosciuto e la libertà di coscienza ne è il cuore".

Dopo aver risposto alle domande più frequenti gli autori sostengono che in merito alla obiezione sanitaria, poche volte e in tempi remoti l'autorità giudiziaria è stata chiamata a pronunciarsi.

Ed in ogni caso gli autori nutrono la convinzione che alla fine di eventuali nuove vicende processuali, l'obiezione di coscienza verrà riconosciuta nella sua più ampia estensione

A questo proposito si ricorda che in molti casi minacce iniziali sono state regolarmente abbandonate di fronte alla serena conferma della obiezione.
© ZENIT

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