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Ma Lancet dava ragione al Papa
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 Oggi invece sostiene che 'le parole del Papa possono avere conseguenze devastanti per la salute di milioni di persone'". "Che dire poi del Washington Post?", prosegue 'Radio vaticana'. "Nei giorni scorsi, il quotidiano americano aveva criticato duramente il Pontefice per le dichiarazioni sull'uso del preservativo. Ma nel marzo del 2007, aveva pubblicato un lungo articolo sul 'caso Botswana', dove il numero di malati di Aids, nonostante la distribuzione massiccia di profilattici, è andato aumentando drammaticamente. Il giornale citava dunque un rapporto elaborato nel 2006 da alcuni esperti del Sudafrica sull'Aids, che sottolineava come 'la riduzione del numero di partner' sia la priorità assoluta nella prevenzione dell'Aids. Tesi, quest'ultima, già promossa peraltro dalla prestigiosa rivista Science, in uno studio pubblicato nel 2006". 
Inoltre, afferma l'emittente vaticana, "balza agli occhi un dato che sembra smontare certi teoremi. Nei Paesi africani, più sono i cattolici meno è diffuso l'Aids. In Burundi, i cattolici sono il 65 per cento degli abitanti, i sieropositivi solo il 2 per cento. In Guinea Equatoriale: 93 per cento di cattolici e 3,5 di malati di Aids. In Sudafrica, dove i cattolici sono solo il 6 per cento, i sieropositivi sono il 18 per cento. 
In Botswana, con il 5 per cento di cattolici, i sieropositivi sono addirittura il 24 per cento della popolazione adulta. Certo, come hanno messo in rilievo più voci africane, la distribuzione dei preservativi arricchisce chi li fabbrica. L'educazione ad una sessualità responsabile, invece, non ha alcun costo. Ancora una volta - conclude 'Radio vaticana' - ci sono in gioco gli interessi di multinazionali. Lobbies che hanno sfruttato e sfruttano il continente africano, come denunciato coraggiosamente dall'Instrumentum Laboris del Sinodo per l'Africa".
Marco Tosatti - San Pietro e dintorni
© La Stampa

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