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| L’antiemorragico turco che promette miracoli |
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TEST DI TOSSICITÀ- Il suo meccanismo d'azione non è chiaro: sembra che sia in grado di formare (analogamente ad altri antiemorragici in commercio), nel giro di pochi secondi un reticolo di proteine (già presenti nel sangue) sulle ferite in modo da bloccare il sanguinamento, senza effetti coagulanti sul sangue in circolo. Per ora è stato utilizzato con successo in 682 ospedali e su 500 ambulanze come agente emostatico. Sembra funzionare anche sulle emorragie gengivali in pazienti con emofilia e diabete. Il farmaco viene venduto in ampolle, spray e tamponi e può essere utilizzato da tutti, non necessariamente da un medico. La sua sicurezza è stata verificata con una serie di test condotti fra il 2006 e il 2007 da Ibrahim Haznedaroglu all'Università Hacettepe che ne ha dimostrato l'assenza di citotossicità (tossicità cellulare). Test analoghi stanno per essere condotti anche in Slovenia dove verrà richiesta l'autorizzazione al commercio, autorizzazione che, una volta concessa, varrebbe anche per gli altri Stati Europei. FERITE DI GUERRA - L'azienda produttrice del'Abs, la Ankaferd, ha donato alla Mezzaluna Rossa, l'analogo della Croce Rossa, due tonnellate del farmaco perché lo invii agli ospedali di Gaza dove il conflitto fra Palestinesi e Israeliani ha fatto centinaia di feriti. PIASTRINE -Per rimanere nel campo delle terapie che interferiscono con le attività del sangue, vale la pena di segnalare un'altra notizia, che questa volta, però arriva dalle pagine di una prestigiosa rivista medica, il Journal of Clinical Investigation. L'obiettivo dei ricercatori, che hanno condotto lo studio, era quello cercare un modo per impedire la coagulazione del sangue e, in particolare, la formazione di trombi sulla parete delle arterie (soprattutto delle coronarie) da sfruttare nella prevenzione dell'infarto. Un team di studiosi dell'Università di Bristol ha trovato il bersaglio da aggredire: le piastrine, cellule del sangue che contribuiscono a formare i trombi aderendo alle pareti del vaso sanguigno, e, in particolare, una proteina, chiamata Pkc alfa, che favorisce appunto la formazione di trombi. Rimuovendo il gene di questa proteina nei topi, i ricercatori hanno dimostrato che non si formano più trombi. L'idea adesso è quella di trovare nuovi farmaci che bloccando questa proteina, mettano al riparo dal rischio cardiovascolare. E che, rispetto alle cure oggi usate,, a base di aspirina, abbiano meno effetti collaterali quali i rischi di sanguinamento.
Adriana Bazzi |
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