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La tutela della salute dei detenuti e degli internati negli istituti penitenziari
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Il principio costituzionale del fine rieducativo della pena diventa così ancora più concreto. Si sostanzia nel diritto per i detenuti e gli internati, al pari dei cittadini liberi, ad ottenere un'assistenza sanitaria organizzata secondo un principio di globalità degli interventi sulle cause che possono pregiudicare la salute, di unitarietà dei servizi e delle prestazioni, di integrazione dell'assistenza sociale e sanitaria e di garanzia della continuità terapeutica. Stato, Regioni, Comuni, Aziende sanitarie e Istituti penitenziari potranno da ora in poi uniformare le proprie azioni e potranno realizzare, insieme e responsabilmente, nuove condizioni di tutela della salute dei detenuti. Il diritto alla salute, il principio del riconoscimento della piena parità di trattamento degli individui liberi e di coloro che sono detenuti e internati, ed anche dei minorenni sottoposti a provvedimenti penali, è uno dei criteri di riferimento della riforma, che stabilisce l'importanza di un intervento sinergico di tutte le Istituzioni, a garanzia della salute e del recupero sociale di quanti scontano, a vario titolo, una pena.

"Con questo provvedimento che equipara sotto il profilo della tutela del diritto alla salute i cittadini in stato di detenzione con tutti gli altri utenti dell'SSN, la sanità italiana esce rafforzata - afferma il Ministro della Salute Livia Turco - e si dimostra capace di rispondere ai nuovi bisogni di salute in ambiti di intervento delicati come quello dell'assistenza sanitaria nelle carceri e negli Opg. L'obiettivo è di fornire una più efficace assistenza migliorando la qualità delle prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione negli istituti penitenziari".

"La riforma - afferma il Ministro Luigi Scotti, nel valorizzare le competenze specifiche della amministrazione penitenziaria e del sistema sanitario nazionale - mette le Istituzioni nelle condizioni di lavorare al meglio per il recupero complessivo dei detenuti. Ma, soprattutto segna un passo importante, dal quale sarà impossibile recedere in futuro, perché rafforza nella coscienza di ciascuno di noi la consapevolezza che chiunque sia sottoposto, per una qualsiasi ragione, a misure restrittive, non può mai essere considerato problema da rimuovere, soggetto da dimenticare, cittadino di serie b. Ma, come ci insegna la nostra Costituzione, è una persona la cui dignità e i cui diritti vanno comunque rispettati".

Redazione Ministerosalute.it - 4 aprile 2008

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