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| La tradizionale manifestazione a Washington nell'anniversario della legalizzazione dell'aborto |
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| Scritto da Administrator | |
| lunedì 25 gennaio 2010 | |
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di Marco Bellizi A Washington non sarà una marcia per la vita come le altre. Anzitutto perché per la prima volta, come confermato dai sondaggi, i cittadini americani che si definiscono pro life almeno sul tema dell'aborto sono la maggioranza nel Paese. Poi perché c'è in ballo una riforma sanitaria che presenta diversi punti controversi. Infine, ma soprattutto, l'elezione in Massachusetts del repubblicano Scott Brown che complica la strada dello stesso progetto di riforma sanitaria nel suo iter al Congresso, rendendo indispensabile arrivare a un progetto il più possibile condiviso. I cattolici vogliono la riforma sanitaria. La conferenza episcopale lo ha chiarito più volte: è necessario arrivare a garantire le cure a un pubblico il più ampio possibile. Purché sia garantito il rispetto della vita sin dal concepimento e del diritto all'obiezione di coscienza degli operatori sanitari. Sono principi che gli organizzatori della manifestazione intendono ribadire, ora più che mai, al presidente Obama. Lo faranno già questa sera con una marcia di due ore al Lafayette Park, nei pressi della Casa Bianca, alla quale sono previsti 3000 partecipanti. Molti di più si riuniranno il 22 gennaio al National Mall di Washington D.C per la marcia che arriverà fino a Capitol Hill e poi alla sede della Corte Suprema. Tra loro anche molti manifestanti virtuali, che potranno prendere parte al corteo attraverso i propri avatar, da inviare per email, grazie all'iniziativa di Americans United for Life (Aul). Fino a martedì erano già 22.000 le persone che avevano aderito online alla marcia. "Scegli un avatar e noi ti metteremo di fronte a Capitol Hill in mezzo ad altri americani online", spiega Charmaine Yoest, chief executive officer e presidente di Aul, nella sua newsletter. Intanto, le notizie arrivate dal Massachusetts non possono che rinsaldare le speranze di quanti chiedono modifiche ai correnti progetti di riforma sanitaria. L'elezione del repubblicano Scott Brown per il seggio rimasto vacante dopo la morte di Ted Kennedy, lancia, secondo alcune interpretazioni, un ulteriore segnale al presidente Obama anche riguardo alla riforma sanitaria. Nel Massachusetts tradizionalmente liberal, la sconfitta del candidato democratico Martha Coakley assume indubbiamente un significato particolare, anche perché lo stesso Obama si era speso in questa campagna elettorale locale. Il protestante Scott Brown non è considerato unpro life. Tuttavia ha impostato la sua campagna opponendosi palesemente ai progetti di riforma sanitaria in corso, oltre che all'eccessiva imposizione fiscale. A votarlo sono stati soprattutto gli elettori indipendenti, il Boston tea party, come lo definiscono i media americani richiamandosi alla rivolta del tè che diede l'avvio alla rivoluzione indipendentista delle allora colonie inglesi. Il peso di questo "partito" potrebbe essere rilevante anche per le elezioni di mid-term di novembre. Ma potrebbe intanto convincere Obama a cercare sulla riforma sanitaria la convergenza più ampia possibile dei pro life, accogliendone le osservazioni. Nelle migliaia di pagine che costituiscono l'Affordable Health Care for America Act e il Patient Protection and Affordable Care Act, le versioni passate rispettivamente alla Camera e al Senato della riforma sanitaria, la parola "aborto" è volutamente usata con una certa sobrietà. Eppure, mentre i leader congressuali, ora più che mai, stanno lavorando per arrivare a un accordo, il punto chiave è quello del finanziamento dell'aborto. "È una strategia ad alto rischio - ha detto Richard Doerflinger, direttore associato del segretariato episcopale per le attività pro vita - quella di lavorare dietro le quinte per riconciliare le versioni di Camera e Senato della riforma sanitaria. Se la speaker della Camera Nancy Pelosi e il leader del Senato Harry Reid presentano un progetto che non è stato pubblicamente dibattuto e dicono "prendere o lasciare" il Congresso potrebbe anche lasciare". È molto difficile immaginare - ha aggiunto Doerflinger - "quello che sta accadendo" in Congresso: "Ci arriva molto poco di quello su cui si sta lavorando". A gennaio, attraverso una serie di volantini e dichiarazioni, i vescovi hanno mobilitato i cattolici di tutta la nazione affinché facciano pressione sui loro senatori e deputati di riferimento in modo che la versione finale della riforma sanitaria non comporti passi avanti nel programma pro aborto e sia accessibile e affrontabile per tutti. Del resto, un sondaggio condotto nel maggio scorso da Gallup ha evidenziato che il 51 per cento degli americani descrive se stesso come pro life rispetto all'aborto, contro il 42 per cento che si definisce pro choice. È stata la prima volta da quando Gallup ha cominciato le sue ricerche, nel 1995, che si verifica un risultato del genere. Solo lo scorso anno, i pro choice erano il 50 per cento e i pro life il 44. È dunque in tale contesto, piuttosto fluido, che quest'anno si svolgono la Marcia per la vita e la Veglia nazionale di preghiera che la precede. Com'è noto, ogni anno decine di migliaia di persone da ogni parte degli Stati Uniti viaggiano per raggiungere la capitale nell'anniversario della sentenza Roe vs Wade con la quale è stato legalizzato l'aborto. In quel giorno - il 22 gennaio 1973 - la Corte Suprema emise anche la sentenza Doe vs Bolton, che insieme con la sentenza precedente ha definito l'aborto come diritto costituzionale e ha rovesciato la legislazione di molti Stati del Paese. Come ogni anno, l'evento principale prenderà avvio presso il National Mall, con la marcia che lungo Constitution Avenue coprirà il percorso che conduce a Capitol Hill e alla Corte Suprema. Qui, i partecipanti sono stati sollecitati a incontrare i membri del Congresso per promuovere le loro opinioni riguardo all'aborto, coscienti che i principi a favore della difesa della vita sono ormai maggioranza nel Paese. Numerose organizzazioni di diverse confessioni cristiane e religioni stanno organizzando iniziative ed eventi nel Paese. L'evento principale del 22 sarà sponsorizzato da diverse organizzazioni locali, alcune delle quali cattoliche, luterane, anglicane, carismatiche, evangeliche. La vigilia di preghiera, la National Prayer Vigil for Life, sponsorizzata dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti e dalla Basilica of the National Shrine of the Immaculate Conception in Washington, comincerà alle 18.30 ora locale di oggi e si concluderà il giorno seguente alle 7.30. Entrambe saranno trasmesse in televisione. Il cardinale Daniel D. DiNardo di Galveston-Houston celebra la messa serale e l'arcivescovo Timothy P. Broglio dell'arcidiocesi per i Servizi militari degli Stati Uniti sarà il principale celebrante della messa mattutina. Inoltre, sempre oggi si tiene una conferenza sulla vita presso la Georgetown University di Washington. L'arcidiocesi della Capitale si aspetta per la mattina della marcia 20.000 giovani e giovanissimi che da ogni parte degli Stati Uniti dovrebbero arrivare presso il Verizon Center, il più grande impianto sportivo della città. Tra le novità della manifestazione di quest'anno anche la partecipazione della città di Tulsa, in Oklahoma. (©L'Osservatore Romano - 22 gennaio 2010) |
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