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| La «scoperta» laica: anche il feto è una persona |
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Già: è importante, per l’elaborazione del lutto, poter costatare la realtà del corpo del defunto, anche di quello piccolissimo. È una decisione storica in un Paese che permette l’interruzione di gravidanza, ma dove non si dubita che la gravidanza interrotta provoca la morte di una persona, tanto da farla registrare all’anagrafe con un nome.
A conferma di questa inversione laica di tendenza, il New York Times di domenica scorsa riportava un lungo articolo sul dolore del feto, spiegando che ormai è un argomento di cui non si giovano solo i gruppi pro-life ma la scienza stessa. E cita i lavori di Sunny Anand, Robert Fisk e Vivette Glover: il feto dalla 20esima settimana può sentire il dolore, e questo ormai è il tema di congressi scientifici e libri di testo. Caduto da pochi (!) anni il mito che il neonato non soffrisse, ora dall’attento studio del bambino prima della nascita si sta spostando l’attenzione sul diritto di quest’ultimo a non soffrire, e si studiano farmaci e dosi apposite. Lo studio del dolore prenatale è una nuova frontiera della scienza e anche in questo si vede che non è certo la Chiesa che blocca la ricerca. Anzi. Certamente ciò invita anche noi a far cadere varie ipocrisie.
Insomma, l’umanità del bambino prima della nascita è un dato di fatto scientifico e laicissimo. Chi piange, scalcia, ha un Dna uguale al mio e al vostro e un cuore che batte è una persona. Sarebbe bene accorgersene per legiferare e operare di conseguenza, sempre considerando con intelligenza tutti gli aiuti che lo Stato deve dare alle coppie e alle mamme sole in difficoltà, mettendole al primo posto nelle politiche sociali. |
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