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La dieta che aiuta il cuore mantiene giovane anche il cervello
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DIETA – Il primo studio a dare indicazioni utili è una ricerca condotta da alcuni medici dell'università dello Utah, negli Stati Uniti, che stavano testando la dieta DASH come “salvacuore”. Si tratta di un regime alimentare pensato per ridurre la pressione, molto simile nei suoi capisaldi alla tipica dieta mediterranea (tanta frutta e verdura, frutta a guscio, cereali integrali, pesce, latticini a basso contenuto di grassi); provandola su 3800 over 65, i ricercatori si sono accorti che è ottima anche contro l'Alzheimer. Infatti, rivalutando a 11 anni di distanza dalla prima visita gli anziani coinvolti per una stima della loro capacità cognitiva, è subito apparso chiaro che tanto più ciascuno aderiva maggiormente alla dieta DASH, quanto più era probabile mantenere il cervello ben funzionante e al riparo dalla demenza. Gli elementi della dieta più associati all'effetto anti-Alzheimer sono risultati la verdura, la frutta a guscio, i cereali integrali e i latticini a basso contenuto di grassi: chi ne mangiava di più aveva il cervello perfettamente in forma a 75 anni e oltre. Il motivo, secondo gli studiosi, è abbastanza intuibile: poiché questo regime alimentare è molto efficace per tenere bassa la pressione e l'ipertensione è uno dei fattori di rischio riconosciuti per l'Alzheimer, la dieta DASH è un ottimo modo per prevenire la malattia.

TERAPIA – C'è chi si è spinto più in là. Milan Fiala, dell'università di Los Angeles, ha provato la vitamina D e la curcumina, una sostanza che si trova nel curry, sul siero di nove pazienti con Alzheimer nel tentativo di capire se possano avere un ruolo addirittura terapeutico. Secondo i primi dati raccolti, pubblicati sul Journal of Alzheimer's Disease, pare proprio di sì. Fiala ha isolato i monociti, le cellule del sangue che fanno da “spazzine” e, trasformate in macrofagi, ripuliscono i tessuti dalle sostanze di scarto; proprio i macrofagi dovrebbero eliminare la beta-amiloide, la proteina che in caso di Alzheimer si aggrega a formare placche che “soffocano” le cellule del cervello. I monociti dei malati, messi a contatto con vitamina D o curcumina (naturale o sintetica, che è assorbita più facilmente dal nostro organismo e agisce più a lungo), hanno dimostrato una maggior attività “mangia-amiloide”: si attaccano meglio alla proteina, la inglobano e la distruggono più velocemente e meglio. «In pratica, vitamina D e curcumina possono stimolare il sistema immunitario a ripulire il cervello dalle placche di beta-amiloide – spiega Fiala –. In un nostro lavoro precedente abbiamo dimostrato che esistono due tipologie di pazienti con Alzheimer, quelli che rispondono alla curcumina e quelli su cui non ha effetto: sui primi questa sostanza potrebbe rivelarsi addirittura una nuova opzione terapeutica, magari in associazione con la vitamina D visto che le due sostanze sembrano agire sul sistema immune e sui macrofagi in modi un po' diversi. In ogni caso, curcumina e vitamina D possono avere un ruolo preventivo interessante nei confronti dell'Alzheimer. Al momento però non possiamo sbilanciarci a indicare dosi raccomandabili». Che il curry possa far bene al cervello lo conferma Tiziana Borsello, responsabile dell'Unità di Morte Cellulare e Neuroprotezione al Dipartimento di Neuroscienze dell'Istituto Mario Negri di Milano: «Proprio quest'anno un altro scienziato americano ha condotto studi sul curry, arrivando a dire che assieme a una dieta equilibrata e all'esercizio fisico questa spezia possa diventare l'anti-Alzheimer del futuro. Per ora nulla di confermato, ma sono ipotesi interessanti da vagliare e considerare».

OMEGA-3 – Borsello ribadisce che a tavola si può far molto per prevenire la malattia: «Si è dimostrata, ad esempio, una forte correlazione fra Alzheimer e diabete: i recettori dell'insulina sui neuroni dei malati di Alzheimer sono ridotti dell'80 per cento rispetto ai cervelli sani. Perciò, le regole alimentari utili per prevenire il diabete sono applicabili anche alla prevenzione di questa malattia neurodegenerativa – chiarisce la ricercatrice –. Altri nutrienti che sembrano decisamente importanti per prevenire la degenerazione dell'Alzheimer sono gli acidi grassi omega-3, quelli del pesce: l'acido docosahexaenoico o DHA, che si trova in alte concentrazioni in pesci di acque fredde, rallenta notevolmente l'evoluzione della malattia riducendo drasticamente le placche di amiloide. Sono consigliati per prevenire le coronaropatie, l'infarto e le complicanze del diabete, si raccomandano alle donne in gravidanza: i dati attuali sembrano indicare che dovrebbero essere assunti anche per mantenere il cervello in forma più a lungo. Infine – conclude Borsello – anche le vitamine del gruppo B sono considerate da tempo ottime alleate contro numerose malattie degenerative».

Elena Meli

© Corriere Salute 27 lugio 2009

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