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| Igiene non sufficiente per la prevenzione |
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| La conferma viene, per quanto riguarda l'Italia, da un'indagine condotta da IMS Health tra 206 donne di tutta la penisola, madri di bambini di 0-6 mesi o gestanti. L'81% delle intervistate risulta non conoscere la gastroenterite da rotavirus e tra chi ne ha avuto esperienza diretta in un caso su due è stata necessaria l'ospedalizzazione; il 98% non sa che esiste il vaccino, il pediatra resta il riferimento per decidere sull'immunizzazione e se la consiglia, tre mamme su quattro si dicono propense per il sì. "In Italia sono circa 14.000 all'anno i bambini ricoverati per gastroenterite da Rotavirus, punta di un iceberg assistenziale calcolato in 50.000 accessi al Pronto Soccorso e più di 65.000 visite ambulatoriali" informa Giorgio Conforti, pediatra di Genova referente regionale area vaccini Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). "Il rischio di disidratazione da febbre, vomito e diarrea è sempre presente ed è maggiore quanto minore è il peso, quindi l'età, del bambino. Va sottolineato che l'igiene, come lavare bene le mani e gli oggetti, non è sufficiente per prevenire il contagio, il virus è molto resistente. Il trattamento è di supporto, con soluzioni orali reidratanti; quando non basta o non è attuabile diventa ospedaliero per via endovenosa". L'incidenza dell'infezione (a differenza delle conseguenze: in Italia per esempio ) è infatti simile nei paesi sviluppati e in via di sviluppo; esistono diversi sierotipi circolanti ma cinque sono nettamente predominanti, cioè G1, G2, G3, G4 e G9, spesso insieme a P1. I sottotipi G sono quelli presenti nel nuovo vaccino pentavalente ora disponibile, che si somministra per os in tre dosi, con la prima tra le settimane 6 e 12 e le successive rispettando intervalli di quattro settimane tra le dosi, comunque entro il sesto mese, che segna l'inizio del picco d'incidenza. |
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