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| I vescovi del Brasile per l'educazione alla sessualità |
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L'episcopato brasiliano ribadisce la sua ferma posizione critica di fronte a tali programmi - che sarebbero suffragati da relazioni scientifiche circa allarmanti questioni demografiche nel Paese - riaffermando il principio della legge naturale e dell'insegnamento cristiano sulla sessualità umana, sul matrimonio e sulla famiglia, cioè il principio di una "paternità consapevole ed eticamente responsabile". I presuli del Brasile sottolineano che non soltanto si tratta di contrastare i forti interessi economici legati all'introduzione dei metodi contraccettivi - la pillola e il profilattico - ma di tornare a denunciare e contrastare una nuova rivoluzione sessuale che fatalmente diviene "liberazione sessuale" da ogni legge morale, non soltanto cristiana. Tale liberazione ha portato a uno scadimento del valore della sessualità, che sembra non avere più limiti contribuendo ad accrescere - con l'indebolimento dell'istituto familiare, con i rapporti promiscui, con la crescita del numero degli aborti - l'infelicità e lo sfilacciamento del tessuto sociale. Già nell'agosto dello scorso anno, la Conferenza episcopale del Brasile ha pubblicato un documento - al termine di un congresso internazionale in difesa della vita, organizzato in collaborazione con le Conferenze episcopali dell'America Latina - che potrebbe diventare un punto di riferimento fondamentale per la difesa della vita nel continente. In particolare, il documento denuncia una serie di organizzazioni mondiali che promuovono e finanziano la legalizzazione dell'aborto e in sostanza un'ideologia di morte in America Latina. Nel testo viene presentata una lista di vari organismi, agenzie, federazioni, una "rete internazionale" che promuove azioni contrarie alla difesa della vita. I presuli brasiliani citano in particolare la "Dichiarazione di Aparecida in difesa della vita", nella quale si sottolinea che "l'aborto, chimico o chirurgico, è stato usato dai Paesi sviluppati come lo strumento principale per sostenere una politica globale di controllo della popolazione". Il testo parla inotre di "un progetto che include la diffusione di una mentalità anti-natalista, comprendente l'imposizione degli anticoncezionali, l'aborto legale e altri attacchi contro la vita", all'interno di una prospettiva geopolitica ed eugenetica per la quale, nell'ambito della lotta alla povertà, si impedisce ai poveri "di avere una discendenza, invece di investire nello sviluppo economico". All'interno di questa nuova prospettiva, la contraccezione, l'aborto e anche l'eutanasia, diventano "parte di una politica demografica, integrata da una politica più ampia di globalizzazione, che mira al monopolio economico". Nella dichiarazione, tra l'altro, si denuncia "l'introduzione di una cultura della morte che ci fa perdere il senso della vita, i valori etici e i diritti naturali, dai quali deriva tutto il diritto positivo". (©L'Osservatore Romano - 5-6 gennaio 2009) |
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