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I rischi per chi «compra» salute sul web
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«DNA PROFILING» - Secondo esempio: il Dna profiling. Esistono decine di test genetici di provata affidabilità (l'Nhs, il sistema sanitario inglese, ne prevede circa 300) per diagnosticare malattie, come la corea di Huntington o la fibrosi cistica, ma online se ne possono trovare molti altri, messi in vendita da privati (si invia alla ditta X o Y un campione di urina o un tampone della bocca e si aspetta l'esito dell'esame), che non sono controllati. Non solo, quindi, possono dare risultati sbagliati, ma non sono accompagnati da un counselling adeguato per le persone che si scoprissero positive per qualche malattia. Altro problema è la vendita di farmaci: nelle web-farmacie si può trovare di tutto e qualcuno finisce sempre per prendere qualcosa di sbagliato. Infine la questione dell'informazione sanitaria: i siti che parlano di malattie, di diagnosi e di terapie sono innumerevoli e i medici segnalano un incremento del numero dei cosiddetti «worried well», come li chiamano gli anglosassoni, persone preoccupatissime di avere qualche malanno perché lo hanno letto in Internet.

AUMENTO DEI COSTI - Insomma, Internet, per usare un altro termine inglese, può avere un «knock - on effect» sul sistema sanitario, cioè «conseguenze indirette che derivano da certi comportamenti», come un aumento dei costi e una maggiore richiesta di interventi sanitari. Secondo un sondaggio fra i medici generalisti inglesi risulterebbe che uno su quattro ha trattato pazienti per reazioni avverse ai farmaci comprati in Internet. Ancora: risultati mal interpretati dei check up con risonanza magnetica o tomografie computerizzate costringono ad approfondimenti diagnostici che costano.

PIÙ CONTROLLO - <Fare a meno del medico - commenta Christopher Hood della Oxford University - può essere, a volte, una buona cosa perché abitua a "prendersi cura" della propria salute. Non c'è però un controllo sufficiente di tutte queste nuove opportunità offerte dal web e, a volte, troppe informazioni fanno più male che bene>. Secondo gli esperti i medici di base dovrebbero rendere consapevoli i pazienti sui rischi da consultazione di Internet e aiutarli a navigare nei siti giusti.

Adriana Bazzi
© Corriere Salute

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