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Ha senso la scadenza?
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Sulla stessa linea di Garattini è anche Luciano Platter, presidente di Federfarma Piemonte, ascoltato sempre da La Stampa. "Per quanto riguarda le scadenze - dice Platter - non ha senso indicare una data precisa, oltre la quale una medicina deve essere buttata via per forza. Dovremmo adottare la frase riportata sui prodotti alimentari: consumare 'preferibilmente' entro". Una precauzione che vale soprattutto, dice l'esponente di Federfarma "per i medicinali a base di composti chimicamente stabili, come l'aspirina, per i quali la scadenza assomiglia più a una manovra commerciale che a una tutela reale". Accanto a questo problema, il quotidiano torna sull'annosa questione della grandezza delle confezioni di farmaci, che spesso si risolvono in uno spreco. "Un sacchetto di nylon sulla bilancia. Peso: tre chili. Totale dei singoli oggetti: 52. Totale dei prezzi stampati sulle confezioni: 421 euro. Tutto da buttare. Contenuto: medicinali acquistati, medicinali 'passati' dal servizio sanitario con ticket. Tutti scaduti". Un esempio che, prosegue il giornale "moltiplicato per appena cinque milioni di famiglie d'ogni categoria sociale sono, secondo stime dei legali dei consumatori, quasi tre miliardi di euro finiti in un anno nei contenitori appositi, in bidoni della 'differenziata', in boschi profondi e diventati discariche senza dover andare a Napoli". Di chi è la colpa? "I governi, di qualunque colore - scrive il quotidiano torinese - danno colpa ai medici di base che 'scrivono di tutto', ai 'consumatori' che di tutto chiedono". "Interessi economici, autotutela sulle conseguenze, speculazioni, rifiuto di alternative, pigrizia medica, diseducazione dell'utente - riprende Garattini - sono un mix straordinario per spese private (2 euro per pezzo in ricetta, 1 euro se è farmaco generico, nulla se si è esenti o con accertata patologia invalidante), pubbliche (c'è uno sconto, più alto se è più alto il costo, delle farmacie ai servizi sanitari pubblici), di smaltimento o recupero".

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