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| Figli della provetta - a trent'anni dalla nascita di Louise Brown" |
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Louise Brown è nata il 25 luglio 1978, trent'anni fa. Una rivoluzione, una vera e propria cesura nella storia dell'umanità, prima ancora che una grande novità scientifica e tecnologica. Per la prima volta nella storia un essere umano è stato concepito senza una relazione fisica fra un uomo e una donna. La pillola anticoncezionale aveva già operato una prima separazione fra la procreazione e il rapporto sessuale. Con la fecondazione in vitro questa separazione si approfondisce e radicalizza: la procreazione si sposta al di fuori del corpo e dalle relazioni tra i corpi. Non si tratta più soltanto di questioni legate alla libertà di scelta ed all'accesso ai nuovi diritti: siamo di fronte ad una rivoluzione antropologica, che dal punto di vista simbolico realizza per la prima volta il mito dell'uomo fatto dall'uomo. E' un mito che ha percorso la storia dell'umanità, legato alla speranza di sconfiggere la morte, il dolore, di superare la nostra limitatezza e imperfezione. La creazione della vita in laboratorio, in condizioni di controllo, potendone seguire tutte le tappe fin dai primissimi istanti, ha innanzitutto una forte portata simbolica, poiché ripropone l'idea dell'uomo fatto dall'uomo, anziché dell'uomo nato da donna. L'uomo nato da donna, cioè concepito secondo tutte le casualità che accompagnano un rapporto, e cresciuto nel grembo di una donna, è immerso in una condizione di creaturalità e di finitezza, una condizione che gli esseri umani non possono controllare né dominare. Ma come ogni utopia, anche questa ha il suo lato distopico: all'idea dell'onnipotenza umana, si affianca il timore che gli strumenti tecnoscientifici non siano pienamente dominabili, che ci scappino di mano e producano mostri. E' questo timore, naturalmente, che è echeggiato nella figura di Frankestein, in un romanzo notissimo scritto, secondo me non a caso, dalla figlia di Mary Wollstonecraft, cioè dalla figlia di una delle fondatrici del femminismo storico. Le tecniche di fecondazione assistita sono innanzitutto un'opportunità, una possibilità in più come rimedio all'infertilità della coppia. Da questo punto di vista la nostra legge, la 40, che regola la procreazione medicalmente assistita, coglie in pieno l'elemento di sostegno alle coppie in difficoltà, inteso come occasione di cura, rimedio ad impedimenti di natura e a fattori patologici che non consentono di avere figli: è una legge disegnata sulle necessità delle coppie infertili, Accanto al positivo, cioè al sostegno alle coppie infertili, che in questi trent'anni ha significato tre milioni di bambini che altrimenti non sarebbero nati, esiste però anche un lato oscuro della tecnomaternità, sia dal punto di vista scientifico, che da quello antropologico, e infine sul piano degli scenari possibili che abbiamo davanti. Dal punto di vista scientifico, temiamo innanzitutto il rischio di un eccesso di aspettative, soprattutto femminili, legate a promesse che non si possono realizzare, la principale delle quali è senz'altro quella di poter avere un figlio sempre e comunque, indipendentemente dall'età, dalle condizioni fisiche, dall'esistenza di un compagno. Per chi si sottopone a queste tecniche, per esempio, la percentuale di successo - cioè i bimbi in braccio - è legata innanzitutto all'età della donna, esattamente come avviene nella procreazione naturale - anche se da studi recentissimi sembra che anche l'età del maschio abbia un suo peso. Queste tecniche però hanno creato attese quasi miracolistiche, che spesso invece sfociano in traumatiche storie di insuccessi, di sofferenze, di problemi anche economici. Se consideriamo una percentuale di efficacia di queste procedure, grosso modo, del trenta per cento, allora dobbiamo anche ricordare che circa il 70% di chi vi si sottopone va incontro al fallimento: una percentuale indubbiamente elevata, che probabilmente per altri tipi di trattamenti clinici sarebbe giudicata inaccettabile. Un altro rischio è quello di cedere al sogno del figlio perfetto, che è soprattutto il figlio sano. Anche nella maternità naturale le donne si devono confrontare con questi fantasmi, con la paura che il proprio figlio nasca malato, che possa soffrire, ma sono fantasmi che fanno attrito con una competenza materna elaborata a partire dall'accettazione. Nella procreazione assistita, invece, il sogno sembra in parte potersi realizzare. L'embrione può essere sottoposto a selezioni genetiche, mediante tecniche come lo screening e la diagnosi preimpianto: procedure che, per essere applicate efficacemente hanno bisogno di creare molti embrioni tra cui effettuare la selezione, scartando quelli considerati indeguati. Nella diagnosi preimpianto, inoltre, togliendo una-due cellule all'embrione quando è allo stadio di otto, da un lato si corre il rischio di comprometterne lo sviluppo, e dall'altro le risposte possono comportare elevate probabilità di errore, sia nei falsi positivi che in quelli negativi. L'aspetto scientifico delle tecniche di procreazione medicalmente assistita è stato comunque quello più discusso, mentre il punto di vista antropologico è stato meno oggetto di riflessioni, soprattutto nel dibattito pubblico del nostro paese. In che modo, ad esempio,mutano le relazioni parentali per chi usa di queste tecniche? Abbiamo letto proprio ieri la notizia del bambino inglese con tre mamme, sorelle fra loro: una ha messo a disposizione i propri ovociti, un'altra ha portato avanti la gravidanza e la terza è la mamma cosiddetta sociale. Il bambino nato in questo modo adesso ha tre anni, e le tre donne hanno deciso di fare il bis, e di ripetere l'esperienza. Come influirà questa particolare situazione sulle relazioni madrefiglio? E d'altra parte, ritornando al figlio selezionato, in che modo un bambino che sa di essere nato perché scelto in un gruppo di embrioni, alcuni dei quali scartati, elabora questa condizione di "figlio prescelto"? Abbiamo potuto leggere qualche studio sulle problematiche psicologiche legate alle modalità del concepimento negli scritti di Benoit Bayle, specialista in psichiatria perinatale, che lavora presso il Servizio di Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza degli Ospedali di Chartres. Ma su tutto questo ancora si sa ben poco: nel nostro inconscio sono radicate figure antiche, e i nostri sentimenti cambiano con lentezza millimetrica rispetto alla velocità dei cambiamenti tecnoscientifici. Tecnicamente i genitori possibili possono essere fino a un numero di sei, almeno per ora (il patrimonio genetico di due donne - una dà gli ovociti e l'altra i mitocondri- e un uomo, l'utero surrogato di una terza donna e una quarta come madre sociale, accanto ad un padre sociale, per un totale di sei persone). Come influisce questo sulla crescita di un bambino, sul rapporto di coppia, sui sentimenti di maternità e paternità? Un terzo aspetto con cui confrontarsi è quello dei possibili scenari futuri, scenari aperti dalla manipolabilità dell'umano - come si può vedere per esempio dal dibattito, soprattutto inglese, innescato dalla produzione di embrioni interspecie uomo/animale - e dalla constatazione che si sta creando un promettente mercato dell'umano. Per questo abbiamo invitato Josephine Quintavalle,che si è occupata di una campagna internazionale contro lo sfruttamento delle donne dovuto alla compravendita degli ovociti. L'introduzione di biobanche private di cellule e tessuti umani, ad esempio, in altri paesi, ha sollevato un'ampia discussione. In Italia molte di queste problematiche non si pongono perché le nostre leggi - non solo la 40 -ha perlomeno rallentato, o impedito, il fenomeno. Ma, per esempio, l'avvento di nuove terapie, basate su farmaci sempre più personalizzati, grazie all'uso di cellule e tessuti umani manipolati, se da un lato lasciano intravvedere promettenti opportunità di cura, dall'altro pongono importanti problemi di equità sociale di cui si è finora parlato pochissimo. Ad oggi, il confronto politico su questi temi si è basato su schemi semplificatori: il conflitto tra laici e cattolici, e la polarizzazione tra nuovi diritti individuali da una parte, e, diciamo così, conservatorismo antropologico dall'altra. Ma le nuove questioni sociali saranno strettamente legate ai cosiddetti |
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