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Fecondazione assistita, c’è una legge da ripristinare
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Presidente, oggi la diagnosi pre-impianto è vietata o no?
«Ciò che è possibile fare lo si ricava chiaramente dalla legge stessa. Prima di effettuare qualsiasi attività finalizzata a conoscere lo stato di salute dell'embrione è necessario domandarsi se c'è il rischio che possa danneggiare la sua vita, la sua integrità e la sua salute. In caso affermativo, quel tipo di indagine che costituisce un grave pericolo per l'embrione è vietata direttamente dalla legge».

Perché?
«Le linee guida ne parlano, mantenendo nella nuova versione solo l'affermazione che "è proibita ogni diagnosi pre-impianto a finalità eugenetica". Ma è nel contesto del capo VI della legge 40, espressamente dedicato alle "Misure di tutela dell'embrione". Dall'intera legge emerge questo principio di protezione dell'embrione, che non è nella disponibilità altrui; questo dovrebbe portare l'interprete ad affermare senza dubbio che ogni attività invasiva, dannosa o non rivolta alla salute dell'embrione, e non di altri, è vietata direttamente dalla legge. Le precedenti linee guida avevano posto il limite della sola osservazione dell'embrione, e ciò al fine di garantirne più chiaramente l'integrità. Ora che non c'è più questo limite espresso dalle linee guida, siamo egualmente chiamati a garantire questa integrità. Ogni attività di segno contrario si pone direttamente in contrasto con la legge».

E se trovassimo una tecnica per effettuare la diagnosi pre-impianto senza ledere l'embrione?
«Sarebbe possibile effettuarla, se priva di rischi, solo per finalità terapeutiche e diagnostiche volte alla tutela della salute dell'embrione stesso. Dall'analisi della legge emerge che l'impianto dell'embrione non può essere frutto di una scelta selettiva, mentre la diagnosi pre-impianto non orientata a salvaguardare l'embrione manifesta la tendenza a selezionare l'embrione sulla base delle caratteristiche genetiche. Una pratica che l'intera legge contrasta fortemente».

Cosa risponderebbe alle coppie che desiderano avere un figlio sano?
«Racconterei una storia che ho visto da vicino, quella di una bimba nata con la talassemia, accolta e curata. E che adesso è una splendida ragazza, piena di vitalità e di gioia, guarita grazie al trapianto di midollo, che si dedica con soddisfazione e successo alla ricerca. Ricorderei un ragazzo amico, cieco dalla nascita, intelligente e attivo, che è grato per la vita che gli è stata donata e non gli è stata sottratta. Non vorrei che le difficoltà venissero non da loro e per loro, ma dal nostro disimpegno e dal non sostenere le famiglie che affrontano queste difficoltà».

Livia Turco ha affermato di aver diligentemente recepito la sentenza del Tar. Cosa ne pensa?
«Quella sentenza, con cui sono state annullate le linee guida nella parte che prescriveva la sola osservazione dell'embrione, non è ancora coperta dal "giudicato". In termini giuridici, ciò significa che, se impugnata, il Consiglio di Stato potrebbe ancora pronunciarsi in secondo grado. Sarebbe stato non solo saggio ma anche dovuto attendere la decisione di secondo grado. Con l'emanazione delle nuove linee guida l'ex ministro sembra aver voluto "svuotare" questo giudizio, dando un assetto preciso a una situazione che in realtà non è ancora definita. Senza contare che davanti alla Consulta pende un giudizio sulla legge».

Il nuovo ministro potrebbe intervenire?
«Sì, con le modalità prescritte dalla norma stessa. La legge prevede l'aggiornamento delle linee guida almeno ogni 3 anni, ma nulla impedisce che si intervenga in termini più brevi, se ci sono ragioni per farlo. Queste potrebbero essere sia di carattere tecnico-scientifico, sia di più chiara aderenza alla legge. Penso che in questo caso sia necessario riflettere su come realizzare una migliore attuazione della legge attraverso le linee guida. Il punto cruciale riguarda il preteso diritto al figlio sano, o come noi lo vorremmo: ci sono diritti o presunti diritti che coinvolgono altri soggetti rispetto a chi li fa valere. Mi domando se il desiderio del figlio sano non rischi di tradursi nel diritto alla soppressione del figlio malato».
News by E' Vita/Avvenire

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