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Farmaci via Internet? Si deve riflettere
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farmaci.jpg L'Académie nationale de Pharmacie, società scientifica francese di antica tradizione, ha licenziato un corposo documento su un tema piuttosto attuale: la vendita on-line dell'OTC 
Non è la prima volta che in Francia si affronta la questione e già nello scorso marzo l'Ordine dei farmacisti francesi aveva ricordato che, anche in caso di realizzazione di un sito Internet di una farmacia, questo andava considerato come una sorta di espansione della farmacia stessa, quindi con l'obbligo per il titolare di adempiere a tutti gli atti professionali connessi alla dispensazione del farmaco, a cominciare dal fornire un'adeguata informazione.

A oggi in Europa soltanto in tre paesi è possibile questa forma di vendita, Gran Bretagna, Olanda e Svizzera, e si tratta in ogni caso soltanto di farmaci non soggetti a prescrizione e non soggetti a rimborso da parte del terzo pagante (cassa malattia, assicurazione, servizio pubblico). Anzi, finora l'unico caso di vendita di prodotti etici on-line nel territorio dell'Unione europea, da parte della farmacia olandese Doc Morris, aveva dato luogo nel dicembre 2003 a una pronuncia della Corte di Giustizia europea. In quell'occasione il giudice aveva ribadito il concetto dell'impossibilità di trattare medicinali soggetti a prescrizione con questa modalità. Oggi esperti d'Oltralpe, pur sottolineando i rischi legati alla contraffazione e le scarse possibilità dei cittadini di difendersi dai ciarlatani aiutati dall'anonimato della Rete, hanno giudicato ineluttabile che anche in Francia si passi alla vendita dei prodotti da banco con questa modalità. Ovviamente, però, il sito di vendita dovrebbe soddisfare alcuni requisiti precisi, in gran parte ricalcati sulle conclusioni già tratte dall'Ordine dei farmacisti: il sito deve garantire la possibilità di contattare il farmacista; i medicinali venduti su internet devono provenire dalla stessa distribuzione da cui provengono i farmaci dispensati nelle farmacie e nelle strutture sanitarie, con tutte le garanzie di sicurezza; i siti  devono ottenere una certificazione dell'Ordine nazionale dei farmacisti e ci deve essere un registro dei siti certificati, tenuto dallo stesso Ordine.

Uno dei primi commenti è venuto da Rossella Miracapillo, segretario generale del Movimento consumatori, accogliendo. "L'iniziativa dell'Accademia francese è condivisibile - ha spiegato Miracapillo - anche se sull'acquisto dei farmaci via internet restano molti dubbi per i tanti rischi legati a questa forma di distribuzione". Proprio per questo, però, "servono anche da noi regole, perché la rete è una realtà che non può essere ignorata. Molte farmacie italiane, inoltre, si sono già dotate di siti per la vendita online di prodotti non farmaceutici. E un ulteriore sviluppo è già più che ipotizzabile nell'immediato futuro. Dotarsi di regole per tempo, per evitare di trovarsi di fronte a un mercato incontrollabile, è una scelta saggia''.
Sulla materia è intervenuto anche il vicepresidente della FOFI, Andrea Mandelli: "Lo spunto che arriva d'Oltralpe è sicuramente un tema importante su cui riflettere e che ha un peso importante per la categoria". Non può, dunque, essere liquidato con un giudizio più o meno personale ha proseguito Mandelli, "ma è importante che si cominci a discutere sulle modalità possibili, perché, in uno scenario globalizzato, le decisioni di un singolo paese coinvolgono inevitabilmente tutti gli atri. E c'è un aspetto che va considerato: in Francia - continua Mandelli -si è proceduto sulla base di un ampio esame della situazione da parte di organismi tecnico-scientifici, come l'Académie, che da sempre hanno funzione consultiva nei confronti dell'autorità sanitaria".

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