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Poteva mancare il plauso del professor Umberto Veronesi alla decisione del presidente Barack Obama di togliere il veto al finanziamento federale delle ricerche sulle staminali embrionali? No, non poteva. Anche se nel testimoniare il proprio entusiasmo il professore un po' esagera e prende qualche granchio.
Veronesi sostiene con grande sicurezza che "nessuno ha mai pensato di ‘produrre' embrioni per la ricerca scientifica". Quello che si chiede, dice, è soltanto di dare ai sovrannumerari avanzati dalle pratiche di fecondazione e congelati (in Italia, dice Veronesi, "si stima siano circa ventimila", ma all'Istituto superiore di sanità risulta siano circa tremiladuecento) "uno scopo sempre nobile e di alto valore", cioè "curare quell'infinito esercito di pazienti affetti da malattie degenerative cerebrali, epatiche, cardiache". Il professore, purtroppo, è male informato. Da tempo la comunità scientifica ha chiarito che per avere staminali embrionali efficienti da studiare (perché delle cure, per ora, non c`è traccia, come è noto) i sovrannumerari servono a poco, perché contaminati dal liquido di conservazione. Quello che si fa nei Paesi che consentono la ricerca sulle embrionali, quindi, è esattamente produrre embrioni per la ricerca scientifica. Il piagnisteo sull'uso dei sovrannumerari - destinati alla morte, si dice, e allora tanto vale usarli - serve soprattutto a declassare a "materia prima", nella percezione comune, gli esseri umani allo stato embrionale. La tecnoscienza ha molto bisogno di questo assopimento collettivo delle coscienze. E una volta stabilito che un embrione si può usare, a quel punto poco importa se è "prodotto" ad hoc o "orfano". Una soglia sarà stata varcata, e sugli esseri umani (tutti) lo sguardo sarà meno umano.
Nicoletta Tiliacos
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