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Eluana Englaro è tornata alla casa del Padre
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«Che il signore l'accolga e perdoni chi l'ha portata a questo punto»: è il primo commento del "ministro della Salute" del Vaticano, card. Javier Lozano Barragan, alla morte di Eluana Englaro.
"In questo momento - ha concluso il porporato messicano - dobbiamo avere uno spirito di perdono e riconciliazione, non avviare polemiche, e continuare a promuovere il rispetto assoluto alla vita. Sara' poi accertato come e' accaduto il decesso e se ci sono responsabilità".

Eluana muore. Questa è la sola verità. Eluana muore per fame e per sete. Eluana muore così perché un tribunale ha acconsentito che morisse così. Muore, Eluana, perché il decreto che le salverebbe la vita non è stato firmato. E' rispetto della Costituzione uccidere una donna così? E' rispetto della Costituzione un decreto del potere giudiziario che introduce di fatto in Italia l'eutanasia, violando così la democrazia e le prerogative del parlamento sovrano, eletto dal popolo, il solo deputato per Costituzione a fare e modificare le leggi? E' per questo che domani scenderanno in piazza i "difensori della Costituzione"?

C'è solo questo fatto chiaro, lampante come la tragedia che sta accadendo adesso a Udine: la condanna a morte per sete e per fame di Eluana. In una clinica di Udine si sta volenterosamente e deliberatamente togliendo la vita a una donna gravemente disabile che da diciassette anni, nel totale silenzio e riserbo dell'amore, veniva curata, accudita, coccolata da altre donne come lei, le suore misericordine. Si può pensarla come si vuole in materia di diritti. Ma arrivare a negare la carità delle donne che avrebbero continuata a curare, accudire, amare Eluana Englaro, questa è disumanità. Questo è negare la vita. Questo è negare la libertà.  

Per libertà e per la vita di Eluana e di tutti, il settimanale Tempi diretto da Luigi Amicone e il quotidiano on-line l'Occidentale (http://www.loccidentale.it/) diretto da Giancarlo Loquenzi, promuovono una manifestazione pubblica domani martedì 10 febbraio alle 18.00. Per adesioni e informazioni:

Cristiana Vivenzio 3468642956 ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo )

Emanuele Boffi      328274832  ( boffi@tempi.it Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo )

Si può aderire on-line sul sito de l'Occidentale: http://www.loccidentale.it/ e sul sito di Tempi: http://www.tempi.it/
© L'Occidentale


Adesso però vogliamo sapere tutto
Eluana è stata uccisa. Davanti alla morte le parole tornano nude. Non consentono menzogne, non tollerano mistificazioni. E se noi - oggi - non le scrivessimo, queste parole nude e vere, se noi - oggi - non chiamassimo le cose con il loro nome, se noi - oggi - non gridassimo questa tristissima verità, non avremmo più titolo morale per parlare ai nostri lettori, ai nostri concittadini, ai nostri figli. Non saremmo cronisti, e non saremmo nemmeno uomini.

Eluana è stata uccisa. Una settimana esatta dopo essere stata strappata all'affetto e alla «competenza di vita» delle sorelle che per 15 anni, a Lecco, si erano pienamente e teneramente occupate di lei. In un momento imprecisato e oscuro del «protocollo», orribile burocratico eufemismo con il quale si è cercato di sterilizzare invano l'idea di una «competenza di morte» messa in campo, a Udine, per porre fine artificialmente ai suoi giorni.

Eluana è stata uccisa. E noi osiamo chiedere perdono a Dio per chi ha voluto e favorito questa tragedia. Per ogni singola persona che ha contribuito a fermare il respiro e il cuore di una giovane donna che per mesi era stata ostinatamente raccontata, anzi <+corsivo>sentenziata<+tondo>, come «già morta» e che morta non era. Chiediamo perdono per ognuno di loro, ma anche per noi stessi. Per non aver saputo parlare e scrivere più forte. Per essere riusciti a scalfire solo quando era troppo tardi il muro omertoso della falsa pietà. Per aver trovato solo quando nessuno ha voluto più ascoltarle le voci per Eluana (le altre voci di Eluana) che erano state nascoste. Sì, chiediamo perdono per ogni singola persona che ha voluto e favorito questa tragedia. E per noi che non abbiamo saputo gridare ancora di più sui tetti della nostra Italia la scandalosa verità sul misfatto che si stava compiendo: senza umanità, senza legge e senza giustizia.

Eluana è stata uccisa. E noi vogliamo chiedere perdono ai nostri figli e alle nostre figlie. Ci perdonino, se possono, per questo Paese che oggi ci sembra pieno di frasi vuote e di un unico gesto terribile, che li scuote e nessuno saprà mai dire quanto. Con che occhi ci guarderanno? Misurando come le loro parole, le esclamazioni? Rinunceranno, forse per paura e per sospetto, a ragionare della vita e della morte con chi gli è padre e madre e maestro e amico e gli potrebbe diventare testimone d'accusa e pubblico ministero e giudice e boia? Chi insegnerà, chi dimostrerà, loro che certe parole, che le benedette, apodittiche certezze dei vent'anni non sono necessariamente e sempre pietre che gli saranno fardello, che forse un giorno potrebbero silenziosamente lapidarli. Ci perdonino, se possono. Perché Eluana è stata uccisa.

Sì, Eluana è stata uccisa. E noi, oggi, abbiamo solo una povera tenace speranza, già assediata - se appena guardiamo nel recinto delle aule parlamentari - dalle solite cautelose sottigliezze, dalle solite sferraglianti polemiche. Eppure questa povera tenace speranza noi la rivendichiamo: che non ci sia più un altro caso così. Che Eluana non sia morta invano, e che non muoia mai più. Ci sia una legge, che la politica ci dia subito una legge. E che nessuno, almeno nel nostro Paese, sia più ucciso così: di fame e di sete.

Ma che si faccia, ora, davvero giustizia. Che s'indaghi fino in fondo, adesso che il «protocollo» è compiuto e il mistero di questa fine mortalmente c'inquieta. Non ci si risparmi nessuna domanda, signori giudici. Ci sia trasparenza finalmente, dopo l'opacità che ci è stata imposta fino a colmare la misura della sopportazione. E si risponda presto, si risponda subito, si risponda totalmente. Come è stata uccisa Eluana?
Marco Tarquinio
© Avvenire
Di fronte alla morte di Eluana "ciascuno è chiamato a prendersi la propria responsabilità: la cattiva coscienza che ha avuto un ruolo determinante nell'opinione pubblica, la buona scienza che non ha avuto il coraggio di un gesto adeguato, la magistratura, le istituzioni politiche, i mezzi della comunicazione sociale". Lo afferma in un messaggio mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro che avverte che "nel silenzio non deve vincere l'ipocrisia, questa enorme ipocrisia che altera i dati della realtà e che fa circolare menzogne". Mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, scrive, una lettera a Eluana: "Colgo in tutta questa battaglia per il tuo presunto diritto a morire qualcosa di triste come un segnale di disperazione: vorrei che la tua morte potesse ora gridare a tutti che la vita di un essere umano è sempre degna di essere vissuta, quali che siano le sue condizioni, perfino la sua mancanza di coscienza o la sua impossibilità di esprimersi". Infatti, sottolinea mons. Forte, "rinunciare a credere questo apre la strada al buio della pretesa dell'uomo sull'uomo, alla follia di sentirsi padroni esclusivi della propria esistenza o di quella degli altri". Perciò il presule non riesce "a credere" come la morte di Eluana "possa essere ritenuta da qualcuno una vittoria".
© SIR

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