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Disabilità e integrazione: nella scuola, anche se uno non impara, insegna!
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Volutamente mi sono rifiutato di sapere da quale maggioranza è amministrato il Comune di Chieri. I disabili e le loro famiglie mi hanno insegnato, in trentacinque anni di volontariato nella Cils, che il problema dell’integrazione non può e non deve essere, in alcun modo, oggetto di strumentalizzazioni partitiche.

Come babbo di un ragazzo disabile grave e come presidente della cooperativa Cils, mi sono sentito profondamente provocato dalle considerazioni di un amministratore pubblico, tese a diffondere la cultura dell’emarginazione sociale e del rifiuto della diversità. L’integrazione dei disabili nella scuola è frutto di leggi avanzate, che qualificano il livello di civiltà di una società e ritengo impossibile il ripristino delle scuole speciali, che hanno emarginato i disabili fino agli anni Settanta.

Per evitare di lasciarmi condizionare da reazioni istintive, affido la risposta all’assessore del Comune di Chieri ai relatori di un convegno organizzato dalla Cils nel lontano 19 maggio 1994, in occasione del ventesimo anniversario della sua fondazione: il professor Nicola Cuomo, docente di Pedagogia Speciale presso il Dipartimento Scienza dell’Educazione dell’Università di Bologna e don Oreste Benzi, fondatore dell’associazione Giovanni XXIII di Rimini.

Nel suo intervento il professor Cuomo denunciò il diffondersi di una nuova scienza, “la difettologia”, tesa a valutare una persona come un limite, piuttosto che come una risorsa, cioè per quello che non sa fare, piuttosto che per quello che, anche se con fatica, riesce a fare.

“Quando nacque Pablo, un ragazzo down spagnolo, i medici dissero ai suoi genitori che era una pianta, che sarebbe morto presto e che non avrebbe mai letto e scritto. Quel bambino era una persona o un difetto della vita? Oggi Pablo, che nel frattempo si è laureato, afferma: “Per i medici sono una patologia, per i miei genitori sono un figlio”.

Il professor Cuomo affermò anche “che di fronte ai disabili gravissimi non ci si deve arrendere o rassegnare. Non è vero che quando uno non impara non esiste! Quando uno non impara, insegna! Chi non impara, insegna a diventare politici, medici, avvocati, insegnanti o terapisti di un altro tipo. Quante e quali esperienze affettive e relazionali ha prodotto la presenza dell’handicappato nella scuola, a cominciare dalla scuola materna, dove il bambino piccolo, giocando con il compagno disabile, non ne vede l’handicap, ma solo la presenza; non ne sente la carenza del linguaggio, ma ne percepisce la potenza della comunicazione. Don Oreste affermò che “l’uomo può nascere con un limite, ma è la società che fa diventare handicappati”. I disabili diffondono umanità e chiedono che vengano rimosse le ingiustizie che creano emarginazione. “Le membra più deboli sono le più necessarie” (San Paolo). Cos’è la disabilità? “I ciechi vedono, i muti parlano, i sordi odono, gli storpi camminano”. Ma per vedere meraviglie che non vediamo più, per parlare lingue che abbiamo dimenticato, per udire armonie che non sentiamo più, per percorrere sentieri sconosciuti, bisogna stare con i ciechi, i muti, i sordi, gli storpi! L’uomo che si difende dall’handicappato si disumanizza”.

Cerco di sforzarmi di porgere un sorriso all’assessore di Chieri e lo invito a fare l’esperienza di vivere, a tempo pieno, una settimana nella casa di una famiglia con un figlio disabile grave. Sono certo che anche lui, come noi genitori, sognerebbe per suo figlio le soluzioni adeguate, non solo quelle possibili o quelle che umiliano la dignità di una persona.

Ti ringrazio dell’ospitalità.

Lettera Firmata G. G.

Carissimo G.,
ti ringrazio tanto per la tua lettera che dice molto di più di ogni mia parola. Non posso fare altro che sottoscrivere quanto da te testimoniato qui sopra, frutto dell’esperienza che vivi da decenni assieme a tua moglie Grazia.

Con stima e amicizia.

F. Z.

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