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Non è detta l'ultima parola sul caffé incriminato di aumentare il rischio di aborto: i dati sono infatti discordi. Lo sostiene un gruppo di esperti italiani, che dopo lo studio pubblicato dall'American Journal of Obstetrics and Gynecology invitano a evitare allarmismi. I risultati presenti in letteratura sono controversi secondo Amleto D'Amicis, direttore dell'Unità di documentazione e informazione nutrizionale dell'INRAN (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) e membro del Gruppo di studio sul caffé della FOSAN (Fondazione per lo studio degli alimenti e della nutrizione) "La prudenza suggerisce quindi di ridurre il consumo di caffé in gravidanza - spiega l'esperto- o di scegliere il caffé decaffeinato, ricordando che equilibrio e moderazione non vanno dimenticati". "La comunità scientifica ha fissato da tempo la dose moderata attorno ai 300 mg di caffeina al dì, ovvero circa 4-5 tazzine di caffé preparato con la moka". Inoltre, in Italia non si fa riferimento alle tazze ma alle tazzine di caffè. Per altro, il caffé all'americana contiene molta più caffeina (120 mg a tazza)". Lo studio diffuso riguarda un campione limitato di donne, evidenzia lo specialista, mentre un'altra ricerca pubblicata su Epidemiology, che include un numero circa doppio di mostra che non vi è associazione tra consumo di caffé e rischio di aborto entro la 20esima settimana di gestazione, su maggiori quantità di caffeina.
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