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Così si capisce se il dolore al petto può essere davvero un infarto
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MILANO - È una brutta bestia il dolore al torace. Perché è frequente: prima o poi capita a 4 persone su dieci. In più preoccupa (chi non pensa di essere sull'orlo di un infarto?) e non è facile da interpretare nemmeno per i medici, visto che non sempre dipende dal cuore. Pochi giorni fa il Canadian Medical Association Journal ha pubblicato una sorta di mini-test in 5 punti, elaborato dall'università tedesca di Marburgo, che dovrebbe aiutare a capire meglio se il dolore è causato da problemi alle coronarie o no: semplice e veloce, deriva da un'accurata analisi di oltre 1.200 persone che si sono presentate dal medico di famiglia con dolore al petto. Sono stati identificati 5 fattori-chiave: basta che ce ne siano 3 per essere sicuri quasi al 90 per cento che dietro al doloretto ci sia un infarto o quantomeno una malattia coronarica. Gli autori l'hanno chiamata “regola predittiva”, e di certo ce n'è bisogno: un recente studio statunitense ha rivelato che in più di un quarto dei casi le vittime di infarto erano andate dal medico il mese prima lamentando dolori al petto. Uno su due però non aveva ricevuto cure adeguate. «La diagnosi non è sempre facile, soprattutto nelle donne, negli anziani o nei diabetici in cui i sintomi delle malattie coronariche e dell'infarto sono atipici o molto sfumati – spiega Giuseppe Di Pasquale, presidente della Federazione Italiana di Cardiologia –. Inoltre, il dolore toracico nella maggioranza dei casi non ha a che fare col cuore: spesso si tratta di dolori intercostali o legati al reflusso gastroesofageo.

DIFFICILE ANCHE PER I MEDICI - Un quadro complicato per i medici stessi, che perciò hanno bisogno di test come quello messo a punto in Germania. Non a caso l'anno scorso anche l'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri e la Società Italiana di Medicina d'Emergenza-Urgenza hanno pubblicato una "check-list" per i medici di Pronto Soccorso, per aiutarli a riconoscere subito i casi di infarto, simile a quella tedesca. L'elemento in più del metodo italiano è la valutazione di localizzazione, caratteristiche ed estensione del dolore, oltre che dei sintomi associati». Il quadro tipico? Un dolore che inizia dietro allo sterno, sulla parte sinistra del torace o alla bocca dello stomaco, che opprime come una morsa e tende a irradiarsi a braccia, spalle, schiena, collo e mandibola. Se poi ci sono pure nausea, sudorazione, difficoltà a respirare, la probabilità che si tratti di infarto è davvero alta. Di Pasquale aggiunge un dato che deriva dalla sua esperienza: «Se alla domanda “dove sente dolore?” il paziente risponde indicando un punto con un dito, quasi sempre non c'è da preoccuparsi; se gli viene naturale toccarsi il petto con la mano aperta, c'è qualche problema al cuore». I segnali dell'infarto sono gli stessi delle coronaropatie: se le coronarie, ad esempio perché sono un pò ostruite da placche aterosclerotiche, non riescono a soddisfare la richiesta di ossigeno del muscolo cardiaco, il flusso di sangue in alcune zone dell'organo diminuisce o si azzera temporaneamente. È questo che provoca dolore, la cosiddetta angina pectoris che in genere si manifesta sotto sforzo, quando il cuore lavora di più. Però in caso di angina il dolore passa dopo qualche minuto, se c'è un infarto in atto non smette, anzi peggiora. Tanto che Di Pasquale consiglia: «Se il dolore al torace dura più di 10 minuti, ha le caratteristiche tipiche di quello cardiaco e si associa a malessere generale, chiamate il 118: meglio un falso allarme che non intervenire in caso di infarto».


Elena Meli

© Corriere salute - 11 luglio 2010

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