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Con le cure palliative stop all'eutanasia in Europa
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Sin dalle prime battute lo studio belga vuole far intendere che cure palliative ed eutanasia "legalizzata" trovano il fondamento comune nell'autonomia del paziente e che entrambe recherebbero un giovamento ai cosiddetti caregiver, cioè coloro che - familiari e non solo - assistono i malati. Il successivo passaggio logico è, dunque, negare il rischio del "piano inclinato" sul quale scivolerebbero anche i disabili. I dati, secondo i ricercatori belgi, smentirebbero infatti questo pericolo. Peccato però che l'autorevole Eapc (Associazione europea delle cure palliative) questo rischio invece lo veda eccome, tanto da averlo ribadito in più documenti e occasioni ufficiali.

La ricerca prosegue introducendo due concetti molto pericolosi: il primo per sostenere la tesi che esisterebbe anche una presunta «futilità palliativa», cioè cure palliative inutili; il secondo per definire come «cure palliative integrali» quelle che conterrebbero anche l'opzione eutanasica. Ma ai meeting dei palliativisti europei folta è sempre stata la delegazione dei belgi, e proprio durante il periodo che culminò con l'entrata in vigore della legge pro-eutanasia la formazione dei medici belgi in cure palliative andava aumentando.
Fin qui dunque l'articolo della rivista medica, che ha suscitato un vespaio di reazioni. Su una ventina di risposte pubblicate sul sito della prestigiosa pubblicazione la maggior parte sono infatti contrarie alle tesi dei belgi.

Scrive ad esempio l'oncologo spagnolo Alvaro Sanz: «Non possiamo condividere l'opinione che le cure palliative e l'eutanasia interagiscano e che il loro sviluppo sia occasione di incoraggiamento reciproco. Questa analisi rafforza la visione dei sostenitori dell'eutanasia, che hanno tutto l'interesse a offrire una visione di rispetto e cooperazione con le cure palliative. Perché l'opposto per loro sarebbe deleterio». Ironico l'inglese Nicholas Herodotou: «La luce e le tenebre possono coesistere? L'eutanasia non può essere la stessa cosa delle cure palliative perché non implica amore, cura, pazienza, conoscenza clinica e umanità».

Non è solo il Belgio ad aver conosciuto negli ultimi anni una diffusione delle cure palliative. Peraltro, l'approvazione di una legge che legalizza il "diritto alla morte" è il risultato di un complesso mix di fattori sociali, culturali, religiosi e politici. Secondo Carlos Centeno, dell'Università spagnola di Navarra, «gli autori di questo articolo sostengono un'ipotesi senza provarla: anche in Inghilterra, Irlanda, Francia e Islanda sono diffuse le cure palliative. Eppure in questi Paesi l'eutanasia non c'è».
Si tratta allora di una forzatura, come spiega la presidente dell'associazione portoghese di cure palliative, Isabel Neto, che evidenzia come non vengano prese in esame «le questioni cliniche ed etiche del problema». Dai toni preoccupati l'intervento di Marta Munzarova, dell'Università di Brno, nella Repubblica Ceca: «Il rischio della china scivolosa non sta nei numeri ma nell'etica - dice -: è incredibile considerare le cure palliative e l'eutanasia come non antagoniste!».

L'opposizione la mette bene in evidenza l'italiano Marco Maltoni (Ospedale di Forlì) che assieme ad Augusto Caraceni (Milano) e Giovanni Zaninetta (Brescia) spiega come lo sviluppo delle cure palliative riduca la pratica dell'eutanasia sia in Olanda sia in Belgio. Di recente l'Eacp, che si è riunita a congresso a Trondheim in Norvegia, ha voluto ribadire la distinzione netta tra cure palliative ed eutanasia, che non può essere inglobata nelle prime, neanche dove è legalizzata.

E' Vita - Avvenire

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