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“Se non vedo non ci credo”… Oppure: “credo solo ai miei occhi”… e via discorrendo, i modi di dire sono tanti mentre la realtà dovrebbe essere una sola, per tutti. Invece, pare non sia così e le cose su cui puntiamo non solo il nostro sguardo, ma anche la mente, possono assumere connotati diversi, passando così da una realtà oggettiva a una soggettiva. Ecco quanto affermato da un nuovo studio dell’Università di Yale (Usa) i cui risultati saranno pubblicati su Psychological Science, una rivista dell’Association for Psychological Science. Concentrarsi su qualcosa, osservarla attentamente e a lungo dovrebbe fornirci maggiori dettagli su di essa e renderla più concreta e affidabile, invece proprio questo atteggiamento la renderebbe meno “reale” e più virtuale. Tutto a causa della mente che, mai come in questo caso, “mente”. «Capire dove gli oggetti sono, in tutto il mondo appare come uno dei più fondamentali e importanti lavori del cervello. E' stato sorprendente scoprire che anche questo semplice tipo di percezione è distorta dalla nostra mente», ha spiegato lo psicologo Brandon Liverence. La concentrazione su un oggetto, dunque, distorcerebbe la percezione di questo – in particolare se messo in relazione con un altro. Insieme al collega Brian Scholl, Liverence ha analizzato le esperienze di un gruppo di volontari nell’osservare alcuni oggetti. I partecipanti sono stati invitati, ognuno in modo diverso, a concentrare la loro attenzione su un oggetto tralasciando gli altri che, tuttavia, potevano sempre vedere. I risultati di questo test hanno per esempio mostrato come i partecipanti ritenessero che gli oggetti osservati con attenzione fossero più vicini a loro di quanto non lo fossero in realtà; e come gli oggetti su cui non si erano focalizzati fossero più vicini di quanto invece loro ritenessero. «L’attenzione è il modo in cui la nostra mente entra in contatto con le cose nell’ambiente, e che ci permette di vedere, ricordare, e interagire con queste cose. Tendiamo a pensare che l’attenzione chiarisca cosa c'è là fuori. Ma essa può anche distorcere», ha concluso Liverence. Forse questo fenomeno è dovuto proprio alla maggiore attenzione dedicata a un qualcosa, per cui ci questo appare in modo diverso, più al centro del palcoscenico, se vogliamo: questo fa sì che la sua visione sia in qualche modo distorta perché appare in evidenza sul resto. In ogni caso, il senso dello studio è che non sempre la mediazione della mente è imparziale, e quindi è bene tenerne conto quando dobbiamo giudicare un qualcosa e il nostro giudizio non collima con quello di un’altra persona. [lm&sdp] © www.lastampa.it - 13 settembre 2011 |
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