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CHIESA E BIOPOLITICA: NOTA SIR
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Con felice sintesi il breve comunicato della sala stampa vaticana dopo l'incontro tra il Papa e la speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi fa il punto sui grandi temi caldi della cosiddetta "biopolitica". Rileggiamolo: "Sua Santità - vi si afferma - ha colto l'occasione per illustrare che la legge morale naturale e il costante insegnamento della Chiesa sulla dignità della vita umana dal concepimento alla morte naturale impongono a tutti i cattolici, e specialmente ai legislatori, ai giuristi e ai responsabili del bene comune della società, di cooperare con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per promuovere un ordinamento giuridico giusto, inteso a proteggere la vita umana in ogni suo momento". Poche righe per affermare un principio di identità e nello stesso tempo di apertura, per ribadire chiarezza di riferimenti e nello stesso tempo disponibilità alla collaborazione e al dialogo: la posta in gioco è cruciale. Le decisioni legislative sulla biopolitica infatti avranno delle implicazioni essenziali nei prossimi decenni qui in Occidente e nelle relazioni dell'Occidente con il resto del mondo. Il rischio è non avere la consapevolezza piena delle implicazioni delle scelte, che peraltro già in diversi Paesi sono state fatte. Ecco allora la linea della Chiesa, che non è, come pure qualcuno vorrebbe con intenti ideologici, una somma di "no", non è una semplice chiusura alla "modernità", vera o presunta. Ormai superata l'idea che il destino della modernità sia la secolarizzazione, la linea della Chiesa muove appunto dalla grande questione della modernità, che è la questione dell'uomo, che poi è, come ha ridetto il Concilio e rilanciato Giovanni Paolo II, "la via della Chiesa". Ora, ancora una volta, l'uomo, la persona è in discussione. Da un lato si tenta di affermare la convinzione che "l'uomo sia integralmente riconducibile all'universo fisico", dall'altro, sul piano giuridico ed etico, l'assunto fondamentale è quello della "libertà individuale", per cui "tutto è relativo al soggetto". Benedetto XVI ha più volte denunciato la "dittatura del relativismo", che poggia appunto su questi due presupposti. Ma non c'è solo la denuncia: quel che più conta è la completa, radicale disponibilità della Chiesa, a partire proprio dal Papa, e dai cattolici a partecipare a pieno titolo al grande dibattito contemporaneo sul futuro, sugli sviluppi delle civiltà, alla radice del quale c'è la "questione antropologica". Si tratta di costruire un dibattito "laico", quella laicità "sana", "positiva", affermata da Benedetto XVI in molti contesti. E' la convinzione, in particolare di fronte alle tante emergenze di oggi e di domani, che l'affermazione dell'autonomia della persona e dell'indipendenza dello Stato non siano incompatibili con le fondamentali istanze etiche del "senso religioso". Può essere questa anzi la risorsa di speranza e di senso, di cui tanti giustamente sono alla ricerca.
© SIR

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