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| Caffè re della prevenzione a tavola |
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Si parla tanto delle doti antiossidanti di frutta e verdura, vino, soia e tè verde - continua Visioli - Ma non si sa che il caffè è la prima fonte di antiossidanti, per livelli di consumo e per concentrazione di polifenoli". Nei chicchi passati al vaglio prima della torrefazione, precisa Scalbert, "sono stati identificati a oggi 45 acidi clorogenici diversi". E se è vero che il contenuto cambia in base al tipo di caffè ("è del 28% circa più abbondante nella varietà Robusta che nell'Arabica"), e può ridursi "anche del 90%" con una torrefazione 'spinta', "possiamo dire che 100 millilitri di caffè contengono circa 250 milligrammi di acidi clorogenici", calcola l'esperto. Sostanze che, assorbite a livello di stomaco e intestino, entrano in circolo nel sangue ed esercitano la propria attività benefica sugli organi a diversi livelli. Una protezione certificata nero su bianco da numerosissimi studi presenti nella letteratura scientifica. Una ricerca olandese indica per esempio che consumare almeno 7 caffè al giorno dimezza la probabilità di ammalarsi di diabete di tipo 2. Un trial olandese conferma il dato, portandolo addirittura al 79% di riduzione del rischio diabete nelle donne che bevono 10 tazze di 'nero bollente' al dì. E un altro studio sul gentil sesso in post-menopausa suggerisce addirittura che il pericolo diabete cala ancora di più se il caffè è decaffeinato (-33% per 6 tazze al giorno, rispetto a -21% col caffè normale). "Sembra che gli antiossidanti del caffè inibiscano l'assorbimento del glucosio nell'intestino e aumentino il consumo energetico", sottolinea Visioli, che tranquillizza i fan della tazzina anche sugli indizi di un possibile link fra consumo di caffè e colesterolo alto: "Non è vero, per nessuna varietà", assicura. Come pure "non sono dimostrati i rischi di un consumo moderato di caffè nelle donne in gravidanza - aggiunge, riferendosi ai dati di una recente ricerca Usa sul tema - Attenzione soltanto in allattamento, perché la caffeina passa nella poppata". Oltre ai vantaggi nella prevenzione del diabete adulto, gli antiossidanti del caffè sembrano agire anche contro il Parkinson. Aiutati però dalla caffeina, secondo uno studio americano da cui emerge che questa sostanza protegge i neuroni dopaminergici 'bersaglio' del morbo. E ancora: è del 2007 uno studio secondo cui il declino cognitivo dimezza negli uomini anziani abituati a bere tre caffè al giorno, in linea con un precedente trial per il quale la caffeina sarebbe in grado di aumentare la frequenza delle onde cerebrali, potenziando memoria e apprendimento. Infine, un'altra ricerca evidenzia che ogni tazza di caffè bevuta al giorno abbatte del 22% il pericolo di cirrosi epatica. Ed esistono indagini anche sul cancro del fegato.In grani o macinato, robusta o arabica, normale o deca, il caffè sembra insomma far bene alla salute. E non solamente come 'tonico' al mattino o quando l'attenzione cala. "Consumato in dosi moderate e con costanza quotidiana - riassume Poli - ha dimostrato di essere un aiuto importante nella prevenzione di patologie metaboliche e neurodegenerative. Gli studi clinici, per questioni di natura statistica, analizzano gli effetti di consumi molto elevati", ammette. Ma "nella vita vera non serve, né bisogna esagerare", avverte l'esperto. "Bastano poche tazze per contrastare efficacemente i radicali liberi responsabili dell'invecchiamento". Con la speranza, un giorno, di poter battere 'a colpi di tazzina' anche "cancro, malattie cardiovascolari e demenza. La sfida futura è questa", conclude. (Adnkronos Salute) |
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