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Batterio killer: secondo Garattini, forse non è un caso l’origine “bio”
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A detta del direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, il fatto che il batterio killer sia collegabile a un prodotto Bio potrebbe non essere un caso, ma la sopravvalutazione di questo genere di coltivazione

Ormai tutti conoscono la vicenda del batterio killer che ha provocato diversi decessi in Germania. E, dopo tutte le supposizioni e le svariate ipotesi, il fatto che si possa ricondurre a un prodotto Bio, secondo il professor Silvio Garattini un nesso ci può essere. «Forse non è una coincidenza o un caso che il prodotto fosse “biologico”», commenta infatti Garattini sul settimanale Oggi appena uscito in edicola. «Senza voler condannare nessuno, questi prodotti “biologici”, che si giovano solo di sostanze naturali, si arrogano meriti spesso indebiti. Sono infatti i produttori coloro che garantiscono la purezza dei prodotti e quindi la salute, mettendoli in contrapposizione con i prodotti industriali, che invece sarebbero il frutto della chimica», aggiunge il professore.

Il dubbio è che se anziché sbandierare la “purezza” dei prodotti Bio, forse sarebbe meglio promuoverne la sicurezza, suggerisce Garattini che, a tale proposito, chiarisce: «In realtà molti di questi giudizi sono autoreferenziali, perché nessuno ha mai fatto seri confronti per stabilire come stiano le cose. Sarebbero tuttavia confronti inutili perché non si possono fare valutazioni generali di categoria. Ogni prodotto va valutato per i suoi contenuti e per la sua qualità non per la sua etichetta».

L’esperto ricorda che il batterio killer  era una variante dell’Escherichia coli, che è presente sia nell’intestino che nel letame. Da qui la possibilità che attraverso questa via sia giunto nell’alimento portatore. Anche qui, il dubbio del professore è se le cose sarebbero state diverse se il concime fosse stato diverso: «Ci si può chiedere se l’infezione sarebbe avvenuta, se invece di usare il letame si fossero utilizzati concimi chimici e se non sarebbe prudente, con le dovute precauzioni e nei casi in cui sia necessario, non disdegnare l'impiego di qualche pesticida. Si è creata infatti una netta contrapposizione fra il prodotto alimentare biologico e il prodotto industriale. Il primo, essendo naturale, avrebbe tutti i vantaggi a parte il maggior costo: più vitamine e meno pesticidi. Il secondo sarebbe invece il frutto di manipolazioni tecnologiche e quindi sarebbe da abolire».

In sostanza, che sia Bio o non Bio, la sicurezza deve essere garantita sempre. Non si può accettare una spiegazione diversa o di fantasia, soprattutto quando poi le persone muoiono.

© lastampa.it - 29 giugno 2011

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