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Antidiabetici e rischio cardiovascolare: i nuovi dati PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
lunedì 08 giugno 2009
Nei trial, le differenze tra il gruppo di studio e il gruppo di controllo per quanto riguarda l'ospedalizzazione e la morte per cause cardiovascolari non sono risultate statisticamente significative


Le terapie contro il diabete possono causare un aumento del rischio cardiovascolare? A questa domanda stanno cercando di rispondere alcune ricerche da quando nel 2007 una metanalisi compiuta su 40 precedenti trial aveva evidenziato un maggior rischio di attacco cardiaco e una maggiore mortalità in soggetti trattati con rosiglitazone, un comune farmaco contro il diabete di tipo 2.

L'ultimo studio in ordine di tempo è stato ora pubblicato sulla rivista "Lancet": secondo i risultati dello studio RECORD, presentato in simultanea al convegno dell'American Diabetes Association (ADA) in corso a New Orleans, negli Stati Uniti, il rosiglitazone utilizzato in combinazione con altri trattamenti standard del diabete (metformina o una sulfonilurea) non aumenterebbe il rischio di malattie cardiovascolari o di morte. Tuttavia, l'assunzione di tale farmaco comporterebbe un raddoppio del rischio di sviluppare scompenso cardiaco e un aumento del rischio di fratture, soprattutto nei pazienti di sesso femminile.

Rosiglitazone appartiene a una classe di farmaci chiamati tiazolidinedioni, che si sono dimostrati efficaci nel controllo dei livelli di glucosio sanguigno in numerosi studi.

In questo trial randomizzato, Philip Home e colleghi della Medical School della Newcastle University, nel Regno Unito, hanno considerato una coorte di 4447 pazienti affetti da diabete di tipo 2 già di terapia con metformina o una sulfonilurea e con una concentrazione di emoglobina glicata pari a 7,9 per cento (nelle linee guida internazionali viene indicato il 7 per cento come obiettivo terapeutico per un buon controllo del diabete).

I pazienti sono poi stati suddivisi grossomodo a metà in un gruppo di studio a cui veniva somministrato rosiglitazone, e un gruppo di controllo che assumeva invece metformina e sulfonilurea. Al termine del periodo di osservazione si è riscontrato come l'ospedalizzazione o la morte per cause cardiovascolari riguardassero 321 soggetti nel gruppo di studio e 323 nel gruppo di controllo, con una differenza statisticamente non significativa.

Si è però evidenziato come i casi di scompenso cardiaco in grado di determinare un ricovero ospedaliero o la morte fossero stati 61 nel gruppo di trattamento e 29 nel gruppo di controllo. Inoltre, il rischio di fatture agli altri risultava incrementato del 57 per cento nei pazienti trattati con rosiglitazone rispetto al controllo, con percentuali variabili tra l'82 per cento nelle donne e del 23 per cento negli uomini. (fc)

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