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L'amore e la carità tra i farmaci quotidiani PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
luned́ 22 giugno 2009
L'Ospedale Casa sollievo della sofferenza, l'ospedale voluto da padre Pio, è una delle mete della visita di Benedetto XVI a San Giovanni Rotondo. In poco più di vent'anni è la seconda volta che un Pontefice, si reca in visita a questa struttura "Si tratta indubbiamente - dice Domenico Crupi, direttore generale dell'ospedale - di un evento che ci gratifica ma che tutto sommato ci sembra quasi naturale, perché l'Opera per la quale abbiamo il privilegio di lavorare in qualche modo appartiene al Papa. Personalmente ricordo quel 23 maggio del 1987, giorno in cui l'amato Giovanni Paolo II venne tra noi e ci lasciò parole di incoraggiamento e di ammonimento. Nei 22 anni che ci separano da quella visita molte cose sono accadute:  la Chiesa ha canonizzato padre Pio, riconoscendo così l'originalità e l'eccezionalità della sua vita e delle sue opere e presentandole al mondo quale esempio di santità; la "Casa" continua a crescere, fedele ai dettami del Fondatore che la desiderava "tecnicamente adeguata alle più ardite esigenze cliniche". Accogliere oggi Benedetto XVI è per noi un'occasione per tornare a interrogarci circa gli impegni e i doveri che derivano dall'operare in questa Opera, a chiederci se siamo ancora pienamente fedeli al mandato di san Pio". In realtà padre Pio per la sua opera reclamava, oltre alle tecnologie più moderne, di far rivivere lo spirito e il cuore di Cristo. come ai medici chiedeva di portare al letto dei malati l'amore oltre ai farmaci. Ancora oggi ogni persona che entra nella "Casa" sa di varcare la porta di un luogo che è insieme "tempio di preghiera e di scienza". "Il presidente monsignor Domenico D'Ambrosio - dice Crupi - ce lo ricorda ogni volta che prende la parola, nelle grandi feste ma anche nell'incontro di preghiera che settimanalmente tiene con i dipendenti, così come i cappellani che instancabili percorrono i reparti per incontrare e confortare gli ammalati. In ogni reparto c'è poi una suora caposala come presenza attiva della carità di Cristo:  ogni giorno prega insieme agli ammalati, li conforta, guida il personale". Per il pieno raggiungimento di queste finalità l'istituto organizza corsi specifici di formazione per il personale. Così la fedeltà al volere di san Pio non è vissuta in maniera "spettacolare", non fa rumore. "Lo si intuisce - conferma il direttore generale - camminando nei corridoi, parlando con gli ammalati, leggendo le lettere che questi ultimi scrivono dopo il ricovero, nelle quali umanità è una parola che ricorre spesso:  colpisce qui dentro l'attenzione alla persona. L'ammalato è considerato non un numero o un caso, ma una persona". È forse questo il fiore all'occhiello di un ospedale classificato da 1.000 posti letto, dove vengono ricoverati annualmente circa 60.000 pazienti (il 16 per cento viene da fuori regione), e visitati più di 400.000. Inoltre, come istituto di ricovero e cura a carattere scientifico famoso in tutto il mondo, Casa sollievo della sofferenza si impegna costantemente a consolidare il suo ruolo di centro di riferimento nazionale per la genetica medica e le malattie eredo-familiari, migliorando continuamente la qualità della ricerca e promuovendo collaborazioni scientifiche internazionali che possano produrre i buoni risultati che alcune delle nostre ultime pubblicazioni scientifiche testimoniano. La ricerca scientifica nel settore della genetica è uno degli elementi chiave dell'importante piano di sviluppo tecnologico e d'innovazione che caratterizzerà il futuro prossimo del nostro ospedale. Un'altra eredità di padre Pio che abbiamo raccolto è l'attenzione verso realtà umanitarie particolarmente delicate:  un protocollo con il governo di Tirana impegna la nostra struttura ad accogliere pazienti albanesi affetti da patologie gravi e complesse non curabili presso gli istituti sanitari dell'Albania e diversi medici dell'ospedale prestano la loro opera in Ciad". Il direttore è poi fiero del modello di organizzazione gestionale "basato sulla volontà di dare al termine "efficienza" la sua giusta valenza morale, respingendo quindi ogni logica utilitaristica ed economicistica nella gestione di una organizzazione sanitaria.

(©L'Osservatore Romano - 19 giugno 2009)


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