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A/H1N1: WHPA, prepararsi al peggio
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Contro la nuova influenza da virus A/H1N1 "è necessario che tutti i Paesi si preparino al peggio". E' l'appello lanciato dall'Alleanza mondiale delle professioni sanitarie (Whpa, World Health Professions Alliance), che riunisce in tutto il pianeta 23 milioni di operatori rappresentanti delle principali organizzazioni internazionali di categoria. In un documento intitolato 'Call to Action', la Whpa sottolinea che "la futura evoluzione della pandemia non può essere prevista". Per evitare di farsi cogliere impreparati, quindi, bisognerà attrezzarsi pensando all'ipotetico scenario più grave. Il documento ribadisce una serie di principi chiave anti-emergenza già elaborati e diffusi da Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Unicef, Croce Rossa internazionale, Mezzaluna Rossa e Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari.

Febbre suina, 3 nuovi casi ogni due malati


Due persone colpite dalla nuova influenza possono generare tre nuovi casi, anche prima che appaiano sintomi come tosse e febbre. Sono le conclusioni di uno studio della Preparedness Modeling Unit dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani, pubblicato sulla rivista 'Influenza and Other Respiratory Viruses'. Il rapporto è, infatti di 1,5 nuovi contagi ogni infezione. Il primo caso di influenza A - ricordano gli esperti - è stato registrato a La Glora, nello stato messicano di Veracruz, agli inizi di marzo. Da lì, il virus H1N1 si è spostato a Città del Messico e poi in tutto il mondo. Secondo gli ultimi dati dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), attualmente si è arrivati a quasi 210 mila casi, con oltre 2.180 morti. E si tratta di numeri sottostimati, come ammette l'Oms. Gli autori dell'indagine si sono concentrati proprio sui contagi avvenuti nella capitale del Messico dal 15 al 25 aprile, per rilevare il tasso di trasmissione del virus fra gli uomini. I dati sui malati e sulle persone venute a contatto con loro, sono stati incrociati con quelli relativi all'insorgenza dei sintomi e dei ricoveri. Ebbene, secondo le loro conclusioni, l'H1N1 si starebbe diffondendo a ritmi comparabili con quelli registrati durante le pandemie influenzali del 1957 e del 1968 e in occasione dello scoppio della Sars nel 2003.

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