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SULLE STAMINALI DIETROFRONT IN TUTTO IL MONDO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
venerdì 07 dicembre 2007
staminali.jpg Un'ondata di euforia»: così l'auto­revole rivista americana Wired definisce l'effetto che ha avuto sulla co­munità scientifica internazionale la sco­perta di Shinya Yamanaka. La nuova tec­nica inventata dallo scienziato giappone­se consente di ottenere cellule staminali «pluripotenti indotte», con caratteristiche quasi identiche a quelle embrionali u­mane, grazie a un processo di riprogram­mazione di cellule somatiche adulte. Dal­le notizie pubblicate negli ultimi giorni, sembra inoltre che Yamanaka sia riuscito a condurre nuovi esperimenti senza uti­lizzare il gene c-Mvc, che causa tumori. Ancora più sicuro, dunque, il suo meto­do, che viene salutato come la nuova fron­tiera degli studi sulle staminali.
  I laboratori si riorganizzano, i governi cor­rono ai ripari, l'intero assetto della ricer­ca scientifica mondiale si adegua veloce­mente ai nuovi indirizzi. Già troppo tem­po, e troppi soldi, sono stati inghiottiti dal buco nero di quella che su Avvenire ab­biamo definito «la ricerca che non trova», cioè il tentativo - mai riuscito - di arriva­re alla clonazione terapeutica, una tecni­ca che prevede di creare embrioni uma­ni per poi distruggerli.
  Oggi bisogna riconvertire, e bisogna far­lo rapidamente, se si vogliono recupera­re il tempo e il denaro perduti. Il Giappo­ne, a due settimane dalla pubblicazione della scoperta di Ya­manaka, ha già an­nunciato che finan­zierà lautamente gli studi sulla ripro­grammazione delle cellule adulte, men­tre Annette Scha­van, ministro tede­sco della Ricerca, parla di raddoppia­re i fondi destinati alle staminali, con­siderando che la scoperta giappone­se «potrebbe aprire una nuova frontiera». Anche la California ha appena stanziato 13 milioni di dollari da investire nel 2008 su tecniche che non distruggano embrioni umani. Sì, parliamo proprio della California, il medesimo Sta­to che nel novembre 2004 votò con un re­ferendum esattamente in senso contra­rio, destinando ben 3 miliardi di dollari in 10 anni alla sperimentazione sulle stami­nali embrionali. Dietrofront, dunque, e subito, prima che gli elettori protestino contro chi li ha illusi che quell'enorme in­vestimento avrebbe trasformato il loro Stato nel leader assoluto della ricerca a­mericana. E dire che il radicale Marco Cappato aveva commentato l'esito del re­ferendum californiano come «una lezio­ne per i clericali e i fondamentalisti no­strani »: laicità vorrebbe che oggi si pren­desse atto delle nuove scoperte, e che Cappato, con tutta l'Associazione Luca Coscioni, sostenesse con entusiasmo la nostra proposta di moratoria sulla di­struzione degli embrioni.
  Ma la laicità troppo spesso in Italia di­venta un'ideologia cieca, e non un ap­proccio liberamente critico alla cono­scenza. Così, mentre nel mondo tutti si a­deguano, da noi c'è chi maschera a fati­ca, o non maschera affatto, il malumore per lo scippo dell'embrione: su cosa po­tranno impiantare le loro polemiche? Le discussioni intorno alle linee guida sulla legge 40 o alla distribuzione dei fondi per la ricerca rischiano di essere poco coin­volgenti, ora che la ricerca scientifica si muove in un'altra direzione.
  A tutti, laici e cattolici, di destra e di sini­stra, noi rivolgiamo il nostro invito: supe­riamo le vecchie divisioni, e sospendia­mo la distruzione inutile di nuovi em­brioni. Non vogliamo fermare un treno in corsa, non chiediamo di interrompere i progetti di ricerca già finanziati dall'ulti­mo programma quadro europeo. Chie­diamo solo di rallentare il treno, visto che la stazione d'arrivo non c'è più. Ci sono già 400 linee staminali embrionali certifica­te a disposizione dei laboratori: non an­diamo oltre, e mettiamo in atto la mora­toria sugli embrioni. Proviamoci. 
 E. Roccella - Avvenire
 
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