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Riaffermare con forza l'autonomia per ogni medico - che sia obiettore oppure no - la cui azione non può essere ridotta a quella di un "erogatore automatico" di farmaci. Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma, ha affrontato le polemiche sulla prescrizione della pillola del giorno dopo - seguite alle vicende delle due ragazze di Pisa che l'hanno ottenuta solo dopo alcune ore - con uno sguardo a 360 gradi sul problema. Il medico non è sempre e comunque obbligato a prescrivere subito il farmaco: e questo non per un'oscura manovra messa a punto dai cattolici al fine di boicottarne la diffusione, bensì per una questione che dovrebbe interrogare la professionalità di ogni medico. E alla lettera che il ministro Turco ha inviato al presidente della Federazione nazionale degli ordini, Amedeo Bianco, l'Ordine capitolino risponde affermando che «anche per i medici non obiettori l'eventuale prescrizione della pillola del giorno dopo è da considerarsi quale momento finale di un atto medico proprio a tutela della salute della donna».
Dove trova legittimazione questa autonomia del medico da lei così fortemente sottolineata?
«La fonte prima è sicuramente il codice deontologico, uno strumento importantissimo che prima di tutto è a tutela del cittadino. Ho voluto rispondere al Ministro perché, al di là della vicende concrete, nella sua lettera si notava una certa asimmetria, si menziono solo ed esclusivamente i diritti del paziente - in questo caso della donna - senza accennare minimamente a quelli del medico».
Quali sarebbero?
«Non si può pretendere che il medico riempia acriticamente e passivamente una ricetta. Se lo facesse, il primo soggetto che verrebbe leso sarebbe proprio la donna. È proprio la responsabilità di prescrivere questo farmaco, a cui come categoria non ci vogliamo sottrarre, che ci spinge a chiedere di poterlo fare con professionalità e non come un distributore automatico. D'altra parte, come ho scritto anche nel comunicato, se qualcuno pensa che il medico in tale evenienza debba essere un mero esecutore di richieste, forse non ha capito cosa voglia dire essere medici».
Il ministro richiamava i medici a perseguire il bene del paziente.
«Questo è uno dei punti che mi hanno spinto a rispondere, perché sono convinto che tutti i medici già lo vivano quotidianamente. Ma vorrei anche dire al ministro che proprio per questo motivo non possiamo essere obbligati a prescriverla sotto dettatura».
Si dice che i tempi non permettono al medico di confrontarsi con chi la richiede. Lei invece come pensa sia possibile?
«Basta un breve colloquio, al termine del quale immagino che nella maggioranza dei casi si arrivi alla prescrizione, ma sempre tenendo conto che si tratta di un farmaco che contiene un dosaggio di estrogeni 20/30 volte più alto rispetto alla pillola anticoncezionale. Questo discorso è a difesa del diritto della donna, un diritto che si tutela prima di tutto verificando, ad esempio, se ci sono allergie, compiendo una breve anamnesi. La prescrizione di qualsiasi farmaco deve essere l'atto finale di un incontro, quello tra il cittadino e il medico, che deve essere il più virtuoso possibile».
Personalmente cosa pensa della pillola del giorno dopo?
«Mi sono documentato a fondo prima di prendere una posizione. Oltre a leggere la letteratura scientifica in merito - che non ha risolto il dilemma se questa pillola agisca impedendo la fecondazione oppure l'impianto dell'ovulo già fecondato -, ho anche consultato diversi esperti. Mi hanno confermato che attualmente non si ha la certezza del fatto che la pillola del giorno dopo impedisca la fecondazione dell'ovulo. In base a questi dati penso non vi sia dubbio che si debba riconoscere al medico la possibilità di obiettare».
Fonte - E' vita/Avvenire -
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