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Era il 21 novembre 2007 quando il ricercatore giapponese Shinya Yamanaka annunciava al mondo la creazione delle prime cellule riprogrammate umane. Una scoperta di portata epocale, visto che per la prima volta si mostrava come fosse possibile ottenere - e studiare - cellule in tutto simili a quelle embrionali e tuttavia prelevate da tessuti adulti, evitando così la distruzione di embrioni.
Peccato che quel protocollo "etico", ben presto adottato da numerosi laboratori in tutto il mondo, sia passibile di pericolose manipolazioni, almeno secondo quanto ha tenuto a precisare lunedì lo scienziato americano Robert Lanza (noto per le sue controverse scoperte nel campo della ricerca sulle staminali) sul quotidiano britannico The Independent. Una particolare applicazione del metodo di Yamanaka, infatti, spianerebbe la strada alla clonazione, e in particolare garantirebbe ciò che nemmeno il padre di Dolly, Ian Wilmut, avrebbe mai creduto possibile: la creazione di "bambini su misura", con un Dna accuratamente selezionato in base alle esigenze dei genitori. L'ipotesi lascia perplesso Paolo De Coppi, chirurgo pediatra italiano trapiantato in Inghilterra e reso celebre dalla recente scoperta delle staminali nel liquido amniotico. Che sulle applicazioni della riprogrammazione cellulare e sullo stato della ricerca in campo genetico ha molto da dire.
Professore, che reazione ha avuto dinanzi all'annuncio di Lanza, cui l'«Independent» ha dedicato l'intera prima pagina?
«Innanzitutto vorrei fosse chiaro che il professor Lanza non ha annunciato alcuna "scoperta", forse è stato male interpretato da molti giornali italiani. Quando un ricercatore o scienziato intende farlo, si rivolge alla comunità scientifica e lo fa con articoli tecnici pubblicati su riviste specializzate. In questo caso Lanza voleva fare qualcosa di diverso, cioè rivolgersi alla società civile: esiste - ha spiegato - il pericolo che anche di una scoperta assolutamente corretta dal punto di vista etico, come quella delle cellule riprogrammate, si possa fare un uso scorretto, addirittura disumano».
Può spiegarci quale?
«Secondo Lanza, una volta riprogrammata la cellula di un certo individuo si potrebbe decidere di inserirla in un embrione in formazione, che in questo modo risulterebbe creato in parte dalle cellule dei due genitori e in parte da quest'ultima. Se la tecnica fosse applicata, per esempio, nel campo della fecondazione in vitro, i genitori potrebbero scegliere l'individuo da cui prelevare quella cellula in base alle caratteristiche desiderate per il figlio».
Cosa pensa di questa ipotesi?
«Mi lascia esterrefatto, e non soltanto dal punto di vista etico. Vorrei spiegare una buona volta che creare individui identici a se stessi non ha nessuna utilità dal punto di vista scientifico o terapeutico. Se lo si vuol fare, non si tratta certo di un'esigenza scientifica ma economica. Riprogrammare cellule adulte, farle regredire a uno stadio embrionale e studiare il loro sviluppo è invece utilissimo. E si tratta di una tecnica rivoluzionaria non solo perché ciò che è fondamentale nella ricerca sugli embrioni ora può essere in parte ottenuto anche senza distruggerli, ma - di nuovo - proprio perché in una prospettiva di tipo terapeutico è una strada più semplice (avendo risolto il problema del rigetto). Sono stupito che in Italia questa tecnica abbia avuto così poca risonanza».
Qualcuno sostiene che anche la creazione di ibridi sia del tutto inutile alla scienza...
«È una perplessità che condivido, sia sul piano personale che scientifico, anche se sono molti i ricercatori a pensarla diversamente. Mi chiedo: se è vero che nella creazione di un ibrido inseriamo in un ovulo animale del materiale umano, è vero anche che in quell'embrione rimangono dei mitocondri di derivazione animale, che contengono un piccola percentuale del Dna di origine. Come possiamo sapere che influenza quel Dna potrà avere? E se non possiamo, a che scopo creare ibridi?».
Prima ha parlato della società civile e del suo ruolo nel dibattito scientifico. Qual è, o quale dovrebbe essere?
«La ricerca scientifica è libera, e questo sta bene. Il problema è quando questa ricerca interagisce con l'etica e comporta scelte e direzioni che non riguardano più soltanto la ricerca in se stessa. Se per esempio studio la matematica e trovo delle formule per risolvere un problema, non sto entrando in un ambito etico. E nemmeno se queste formule, abbinate a degli esperimenti, mi permettono di conoscere come si sviluppa l'energia nucleare. Il problema, il confine oltre il quale la scienza deve aprirsi all'etica di una società civile è se e quando quelle formule vengono utilizzate per costruire una bomba atomica. Individuare i fattori che permettono di ringiovanire una cellula, dunque, è un conto; manipolare il patrimonio genico delle persone è tutt'altro: qui le decisioni trascendono la scienza. Ecco perché bisogna sempre più volgere l'attenzione alle possibili applicazioni e deciderle in seguito a un dibattito tra istituzioni, società civile e scienziati».
Fonte E' Vita
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