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| Principi di Bioetica per tutta l'umanità? |
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| Scritto da Administrator | |
| luned́ 09 giugno 2008 | |
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1. Introduzione
È rilevante lo sforzo, portato avanti da molti, di redarre un codice di bioetica valido per tutta l'umanità e accettato per la grande maggioranza. In senso lato si potrebbe anche parlare del tentativo di edificare delle leggi generali, riguardanti la condotta, valide per tutta l'umanità. S'intende che sempre esisterà una minoranza che non potrà o non vorrà approvarle, ma, nonostante questo, queste leggi generali potrebbero essere di riferimento. Non vi voglio seccare con citazioni, anche perché le potreste trovare in qualsiasi motore di ricerca sia universitario che pubblico. La Medicina ricorre da secoli al Giuramento di Ippocrate o alla preghiera di Maimonide (Rambam, ebreo, 1135, Córdoba - 1204, Cairo). Io, personalmente, pur riconoscendo la grandezza, la praticità e il fondamento del giuramento di Ippocrate, preferisco la preghiera di Maimonide. Questa è un esempio delle differenze che ci sono tra gli uomini che lavorano nel campo della bioetica. Di fatto non esiste neanche un accordo per definire quali sono i limiti della propria Bioetica. Senza pensare a tutte quelle discipline e scienze che sono sorte intorno della stessa. L'esempio paradigmatico è la Bio-giustizia (prof.ssa Vilacoro). Vi dirò di più. A mio avviso, quella scienza detta Bioetica, il cui nome è sicuramente affascinante, non nasce 40 anni fa con Van R. Potter. Infatti, noi medici, da sempre abbiamo avuto libri che parlavano di morale, etica e deontologia, che rispondevano a standard scientifici. Certuni nella Barcellona dei primi del novecento non hanno niente da invidiare ai manuali attuali. Ma tornando alla domanda se fosse possibile trovare dei principi di bioetica comuni per tutta l'umanità e che, oltre tutto, durino per abbastanza tempo. È possibile? 2. Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomoFinita la seconda guerra mondiale, dopo le barbarie nazional-socialiste del regime hitleriano, molte delle quali si erano auto-classificate "scientifiche", l'Assemblea delle Nazioni Unite ha proclamato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 dicembre 1948). A mio vedere, ci troviamo di fronte a un testo ben redatto e utile come riferimento così che le diverse culture collaborino tra loro. Ma, sia uno scienziato e per tanto anche un pensatore si chiede, o dovrebbe chiedersi, due questioni per niente banali:i Diritti Umani trasmettono qualcosa in più rispetto alla volontà delle delegazioni che hanno approvato la Dichiarazione Universale? Possono esserci delle grandi differenze di interpretazione del testo? Alla prima domanda dovrò rispondere che si: I Diritti Umani provengono da qualcosa di più che il pensiero di persone riunite in un determinato momento, posti da dei governi, senza aver consultato le popolazioni anzi, oserei dire, che fanno parte della sostanza stessa dell'essere umano. Del suo stesso essere. Del suo essere intrinseco. Se pensassimo il contrario potremmo arrivare a una falsa conclusione, ossia che i diritti Umani possano essere modificati per un gruppo di signori (o signore). E, inoltre, che si possano modificare secondo il volere o gli ordini ricevuti da parte di questo gruppo concreto. Fino al punto che si possano togliere o introdurre diritti o addirittura cambiarli tutti in maniera decisa. I Diritti Umani non si sono creati "ex novo", ossia dal nulla, ma rispondono a una tradizione secolare - ovviamente con un'approssimazione - che si addentra nella profondità dei tempi della Storia. Alla domanda se si possono fare delle grandi differenze nella interpretazione del testo, bisogna essere realisti dicendo che lo stesso linguaggio umano è limitato. Nonostante, quest'ultimo è utile per avvicinarsi alla verità, ma, nello stesso modo che le formule matematiche complesse sono difficili da rendere con frasi, così anche il testo ha i suoi limiti. E mille interpretazioni. Molte volte i frutti sono stati, per dirlo in una maniera, diversi (Fernando Pascual). (1) Facciamo il caso - è sempre positivo che l'essere umano e specialmente lo scienziato si facciano domande e ipotizzino il futuro- che la carta sparisse dalla faccia della terra e che computer e tutto ciò che fosse legato all'informatica smettesse di funzionare. Quindi, rimanendo senza prove, non sarebbe così scriteriato pensare che la sostanza dei Diritti Umani sia più profonda ossia che si incontri nei geni e si può chiamare "Legge naturale".
La Legge naturale morale esiste: è la capacità della ragione umana di conoscere e aderire alla verità. Per me, nessun professionale tocca con mano come un medico la esistenza di questa legge. Anche quando la legge naturale non coincide esattamente con le leggi biologiche, sappiamo che se facciamo errori di comprensione i nostri pazienti staranno male. Per esempio, nessuno può mangiare delle pietre senza trasgredire le leggi del nostro corpo e, quindi, si ammalerà. Questo ci può spingere a comprender che esiste una legge che ci aiuta a valutare la dignità umana e la vita nella società. Quasi tutti sappiamo che uccidere a un essere umano innocente è sbagliato. O che rubare è sbagliato. Ma d'altra parte, molti di noi sanno che se non consideriamo l'essere umano come un essere anche psicologico, spirituale, familiare e sociale, la nostra reazione con gli altri sarà problematica, lontana dalla realtà e il più delle volte erronea. Si può trattare un malato senza considerare la sua famiglia? No. Si può trattare un malato come se non avesse niente a che vedere con le persone a lui vicine, i suoi amici, i suoi colleghi o i problemi sociali? No. Si può trattare a un malato senza pensare che è statisticamente possibile che creda in un aldilà? No. Si può curare un malato non considerando che molte persone del personale sanitario ha convinzioni trascendenti, le stesse che hanno avuto i nostri antenati? No. Come insegna la natura e cercando la verità seguendo la pista che ci dà la realtà, uno si potrebbe domandare se la "legge naturale" esiste per caso, caos o per la volontà di certi dèi capricciosi come quelli degli antichi greci o forse per la volontà di Dio. Per qualcuno questo è un Dio sconosciuto (il pubblico di Paolo di Tarso nell'Aeropago di Atene). Per altri è Dio ed è Lui che sta dietro a questa legge naturale dalla quale deriva la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Una domanda legittima è se questa legge introdotta da Dio nella natura ha avuto un antecedente nel linguaggio umano. Per me s'incontra nei Dieci Comandamenti.
L'essere umano, con i suoi difetti e le sue virtù, uguale in dignità agli altri ma non in capacità e bravura (e questo non c'è bisogno di dimostrarlo) ha bisogno di un linguaggio umano, memoria, sicurezza. Ha bisogno di leggere il suo "manuale di istruzione" perché i segnali del mondo ai quali è sottoposto continuamente confondono una cosa con l'altra. Confondendo anche con quelle che hanno a che vedere con la Legge naturale. Così, che, Colui che sta all'origine di tutto, ha scritto un buon riassunto su delle tavole di pietra: I famosi 10 Comandamenti, ai quali credono milioni di persone nel mondo, cercano di metterli in pratica e ne rendono conto a chi glielo chiede.
Abbiamo già sottolineato che l'essere umano non è perfetto e che può commettere grandi errori. Inoltre è sottomesso a dolori e malattie. Per questo esistono i medici. Oserei dire che anche milioni di persone insieme potrebbero sbagliarsi. Per esempio, pensiamo a come erano valutate le malattie infettive nel Medioevo o come alcune democrazie impeccabili hanno prima teorizzato poi applicato la barbarie eugenetica in nome della scienza (Pablo Gines) (2). Ebbene si, abbiamo a che vedere con un essere umano molte volte fragile e sottomesso ad "alti e bassi" ed errori. Ci incontriamo con un essere umano capace di commettere le più grandi barbarie (come nel social nazionalismo tedesco). Sappiamo che la legge naturale e la possibilità dell'esistenza di Dio creatore è compresa dall'uomo. Quindi ci potremmo ragionevolmente chiedere se inoltre non possa esistere un qualche procedimento vivo, intelligente e che duri, che sappia essere interprete autentico delle caratteristiche etiche dell'umanità in ogni momento.
Nessuno, che abbia un minimo di sensibilità, non si può non impressionare leggendo, per esempio, il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. Lì c'è l'essenza, lì c'è il nocciolo, lì la bellezza, l'intelligenza, la ragione, il senso comune, il servizio, l'amore. È un gran tesoro che non si nasconde. Questa società, inoltre, è viva con persone al fronte che non fuggono le loro responsabilità. Ascoltarli è da saggi. Se qualcuno non se la sente di farlo per lo meno segua la Dichiarazione Universale dei Diritti umani. E se ci fosse rimasto fuori ancora qualcuno per lo meno segua la voce della sua coscienza.
La coscienza è l'ultimo baluardo della persona, è l'ambito dell'intimità nel quale prenderà le decisioni e sarà responsabile delle conseguenze. Gli esseri umani nascono liberi (pensa qualcuno) o ci hanno resi liberi (pensano altri), così che è chiaro per tutti che siamo liberi e per tanto responsabili. Se non fossimo liberi, la stessa Dichiarazione dei Diritti Umani sarebbe fatua. Senza dubbio, questa stessa libertà, che significa in ogni momento e per ogni persona, scegliere tra il bene e il male, fa che tutte le generazioni debbano mettere in pratica i propri diritti. Non basta il sistema, la struttura, seppur buoni che siano. È necessario che ognuno metta in pratica ciò che ha firmato. E, come è naturale nell'essere umano libero, a volte, si fa il contrario di quello che si dovrebbe fare. La coscienza, per esserci utile, deve essere educata, formata e "intonata". Non si può obbligare a nessuno di agire contro la sua coscienza. È chiaro che gli stessi che difendono gli atti ripugnanti o i crimini contro l'umanità non sono obbligati a rispettare le coscienze. È così che ci incontriamo di fronte al male.
Il male esiste. Chi subisce le sue tribolazioni lo sa sin troppo bene. È per questo che non possiamo lasciare la condotta dell'umanità solo in mano di belle parole, dichiarazioni, la coscienza. Ci vuole una giustizia umana. Anche se molti pensano che esiste una giustizia divina e che alla fine si realizzerà la giustizia con la G maiuscola. È molto ingenuo pensare che la sola protezione bioetica sia sufficiente affinché gli esseri umani agiscano correttamente. Non è sufficiente. Sono necessari educatori, tribunali, polizie preventive, il perdono. Non c'è pace senza giustizia. Però neppure c'è giustizia senza perdono. In questo senso, la soppressione totale o la moratoria della pena di morte sono strumenti efficaci di perdono, giustizia e pace. All'assassino si "perdona" la vita e al posto di ripagarlo con la sua stessa moneta si chiuderà in prigione con la speranza che possa riabilitarsi. Istituzioni internazionali come le Nazioni Unite devono esistere e si deve attuare una collaborazione con loro(3). Senza dubbio, dati i precedenti, queste Istituzioni internazionali devono essere progressivamente riformate per dare un servizio reale alla umanità al servizio dei Diritti Umani. Non bastano le dichiarazioni. Sono necessari gli aiuti umanitari, qualche volta anche militari, i tribunali, le sanzioni. E necessario lavorare al di là delle nostre frontiere umane. Così che, a mio giudizio e a quello di milioni di persone, non solo dobbiamo attuare il bene per gli uomini, ma dobbiamo lasciare spazio a DIO.
Non dirò nulla su Dio. Solo lo cito. Così come fa l'astrofisico Stephen Hawking nel suo libro "Brevissima storia del tempo".
L'ispirazione che spinge la scienza, le mete che si prefigge, i mezzi che sceglie, stanno prima -ossia al di fuori- della stessa Scienza. Un esempio elementare ci dice che non è lo stesso studiare per fabbricare un'arma nucleare, che studiare fisica nucleare per scoprire radiazioni che permettano di curare o mitigare un cancro. Ed è evidente che uno scienziato con un sano senso etico sceglierà la seconda alternativa alla prima, preferirà che la conoscenza scientifica sia al servizio di una causa che aiuti l'umanità e non di un'altra che minaccia di distruggerlo. Continuando con gli esempi elementari, un medico ricercatore con un sano senso morale, si negherà a una sperimentazione con esseri umani che sia crudele o pericolosa. Ma a volte ci troviamo di fronte casi limite nei quali una argomentazione seduttrice può condurre a decisioni immorali di scienziati, che nonostante la buona volontà, mancano di riflessione etica. In realtà, è paradigmatica la situazione dello scienziato dell'epoca nazionalsocialista tedesca. Il fine per i tedeschi era plausibile: una felicità maggiore per il popolo tedesco, della patria Germania, dove si insinua una ideologia che guasta molte decisioni sia politiche che scientifiche, perché ridotta al fine che giustifica i mezzi. Dammi un buon fine e giustificherò qualsiasi mezzo, anche quando sin da una prima lettura lo riconosco come chiaramente criminale. All'interno di questo ambito, che ha portato, all'eliminazione eugenetica -la eutanasia forzata- di molti malati mentali, c'è un'apparente assenza di religiosità, si tratta, infatti, di argomentazioni razionali ma pervertite. Assenza apparente perché si negano le credenze tradizionali, si affermano nuove credenze (l'uomo non può vivere senza credere in qualcosa), se l'uomo abdica dal credere in un solo Dio giusto e buono, adorerà idoli, che nella nostra epoca razionale, non saranno di pietra, ma un ideale mistificato, il proprio ego, la propria intelligenza, o i diamanti, il petrolio, il silicio, e così via. Queste credenze mitiche, saranno per un certo tipo di socialista, raggiungere una società benestante e senza classi. Per altre correnti ideologiche saranno la massima felicità per la maggioranza, l'annullamento del dolore, il massimo della ricchezza. Tutti questi fini sono apparentemente buoni, ma troppe volte vengono minati per la perversa ideologia "del fine che giustifica i mezzi". Così, per raggiungere la mitica società senza classi, si è ritenuto opportuno assassinare nella ex Unione Sovietica milioni di persone. Queste credenze pseudoreligiose si circondano di abominevoli idoli davanti ai quali bisogna sacrificare vite umane. Oggi, questa ideologia abominevole sopravvive grazie a forme più sofisticate: benedicendo l'eutanasia (che è quella azione o omissione che per se stessa o nella intenzione da fine alla vita di un malato così da alleviargli i dolori), promuovendo la sterilizzazione obbligatoria in certi paesi, imponendo l'aborto selettivo sui feti femminili, e così via. Mai si può fare un male per arrivare al bene. Neppure si può fare un male minore per arrivare al bene. Nel caso, si può tollerare un mal minore. Ma il male non si deve fare mai. Inoltre, sempre bisogna conseguire il miglior bene possibile. (4) Se solamente dobbiamo preoccuparci di che le conseguenze siano buone per giustificare un atto, se non si crede in che esistono dei valori ancorati nella natura umana e nell'esistenza di Dio (senza rinunciare alla ragione e con una fede purificata dal fanatismo), troppo facilmente cadremo in qualcosa che termina sempre con il sangue. (1) http://www.forumlibertas.com/frontend/forumlibertas/noticia.php?id_noticia=10041&id_seccion=8 (2) http://www.forumlibertas.com/frontend/forumlibertas/noticia.php?id_noticia=9965
(4) www.fiamc.org |
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