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Pillola del giorno dopo: pressing sui minori PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
mercoledì 02 luglio 2008

«I giovani sono sessualmente attivi, anche se solo una parte di loro ha rapporti sessuali, ed hanno gli stessi diritti sessuali e riproduttivi degli adulti, per cui è opportuno che siano messi nella condizione di essere informati per potere consapevolmente gioire della propria sessualità». Così recita il nuovo depliant informativo dei radicali, tutto rivolto agli under 18, dove per "informazione" s'intende la conoscenza dei limiti che la legge pone per i rapporti sessuali con e tra minorenni e dei metodi anticoncezionali e il fatto di "gioire della propria sessualità" si riduce a una questione di diritti. L'iniziativa si inserisce nella più ampia campagna a favore della pillola del giorno dopo che punta ad abolire la prescrizione medica obbligatoria e la possibilità per il sanitario di fare obiezione di coscienza. Se il discorso si appiattisce sul piano meramente materiale - in cui a nessuno importa come sei arrivata lì e che ne sarà di te dopo, ma solo che vuoi a tutti i costi evitare un gravidanza, e devi farlo il prima possibile, senza porti troppe domande - allora ricetta medica e obiezione diventano davvero due ingombranti ostacoli da eliminare. E così anche alla parola "prevenzione" oggi possono essere attribuiti significati molto diversi. La si può intendere in senso esclusivamente biologico, e allora si comprendono tutti i tentativi di prevenire l'aborto attraverso la diffusione massiccia di anticoncezionali e campagne informative tese unicamente ad evitare il concepimento.

Un altro approccio consiste nel pensare che il dato - riportato nel volantino radicale - in base al quale «ogni anno in Italia 3.585 ragazze minorenni ricorrono all'aborto» non è solo una questione di mancata conoscenza o di scorretto utilizzo dei contraccettivi, ma molto, molto più ampia. «Attraverso il lavoro dell'associazione ho la possibilità di andare nelle scuole, di incontrare ragazze anche molto giovani e confrontarmi con loro su questi temi - afferma Magda Morrone, psicologa dell'associazione "Il Dono", che si occupa di assistenza nel post-aborto -. Spesso la prima cosa che mi domando è: dove sono i genitori? Oggi si riduce l'educazione sentimentale all'educazione sessuale, e i genitori spesso non se la sentono di parlarne con i figli. Invece i genitori, e in generale la società, dovrebbero farsi carico dell'educazione sentimentale dei giovani, e in questo modo educare anche la sfera sessuale. Incontro ragazze minorenni che hanno nascosto ai genitori un aborto -prosegue la psicologa - ma con la pillola del giorno dopo il fenomeno è sicuramente più diffuso. Adesso però almeno è necessario confrontarsi con un medico, che ti guardi in faccia, che ti spieghi. È vero, l'azione abortiva della pillola del giorno dopo è latente, perché è solo eventuale, tuttavia la donna spesso resta segnata proprio per l'intenzionalità dell'atto». Una consapevolezza che Magda Morrone ha maturato nel corso della sua esperienza di assistenza:«Ho incontrato una donna che si è rivolta a noi per una cosa accaduta 20 anni prima; le avevano diagnosticato erroneamente una gravidanza. Lei decise di abortire e questa sua decisione, sebbene poi avesse scoperto non avere avuto alcun effetto, l'ha segnata fino ad oggi. Non riusciva a prendere atto del fatto che sarebbe stata capace di eliminare suo figlio. Per la pillola del giorno dopo il discorso è simile: non sai se la fecondazione è già avvenuta o meno, però, qualsiasi sia la realtà, sei pronta ad eliminarla, senza pensarci troppo. Solo dopo ti poni delle domande, come le ragazze che si rivolgono alla nostra associazione per avere informazioni su questo farmaco solo dopo averlo preso».

«Si afferma che la pillola del giorno dopo non è abortiva perché ha un effetto anti- annidatorio - afferma il ginecologo Fabio Di Renzi - tuttavia si tratta di un informazione errata, dal momento che si dà per scontato che non è vita il periodo che va dal concepimento all'impianto in utero, cosa che può avvenire anche dopo 4-5 giorni dal concepimento. Conoscendo questo meccanismo ogni medico, al di là della sua concezione religiosa, deve potersi rifiutare di prescriverla, dal momento che c'è la possibilità che attraverso la sua azione sopprima un essere umano. In ogni caso - prosegue Di Renzi - penso sia corretto mantenere l'obbligo di ricetta medica: si tratta di un farmaco che va somministrato con cautela, visto che contiene dosi 65 volte superiori a quella della pillola anticoncezionale, e la ricetta impegna sia chi la redige che chi la riceve ad una adeguata informazione».

Ilaria Nava - E' Vita-Avvenire

 
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