Norlevo - parte 1 - Introduzione
Tra le comuni richieste di cachet per il mal di testa, di sciroppi sedativi per la tosse, digestivi, sintomatici per il raffreddore, per un farmacista è diventata ormai ricorrente pure questa.
A fronte di tale domanda generalmente si invita la cliente a procurarsi una prescrizione medica.
A ricetta ottenuta il farmacista è obbligato a ritirare e a conservare tale documento per cinque mesi una volta consegnato il prodotto.
Per deformazione personale ogni tanto capita al farmacista di soffermare l’attenzione sugli innumerevoli fogli di dimissione, in questo caso ciò su che il ginecologo di turno è solito riportare in fondo alla prescrizione:
"OGGETTO: intercezione d’emergenza", e successivamente
"La paziente viene informata:
-della non certa efficacia del farmaco
-degli effetti collaterali del farmaco (nausea, vomito, dolori addominali, irregolarità mestruali per un paio di mesi)
-dell’eventuale effetto teratogeno sul prodotto del concepimento
-in caso di ritardo mestruale eseguire test di gravidanza"
Inevitabile dunque porsi alcune domande su questo prodotto:
E’ veramente un farmaco?
In che cosa consiste questa pillola, è veramente un contraccettivo?
Quindi, cosa contiene e come agisce e cosa può provocare?
E’ lecito usarla?
Perché è riportata nel prontuario delle specialità medicinali?
Domande importanti sulle quali purtroppo, vista l’urgenza dell’assunzione, il pubblico delle giovani utenti non è solito riflettere.
Complice in questo caso la diffusione dilagante dei contraccettivi nel mondo giovanile e la banalizzazione indotta dall’utilizzo del termine "pillola", mirato ad addolcire l’uso di questo e altri simili prodotti.
Norlevo - parte 2 - Composizione, processi e definizioni
La cosiddetta "pillola del giorno dopo", presente in commercio in Italia sotto il nome di Norlevo (prodotta dalla Angelini) e Levonelle (prodotta dalla Schering) è un preparato composto da 2 assunzioni di levonorgestrel nella dose di 750mcg ciascuna.
Il levonorgestrel è una molecola appartenente alla famiglia dei "progestinici", analoghi cioè del progesterone.
PROCESSI FISIOLOGICI REGOLATI DAL PROGESTERONE
Il progesterone, ormone femminile secreto dal corpo luteo singolarmente e insieme agli estrogeni dal follicolo ovarico, interviene prevalentemente durante un normale ciclo mestruale:
a) nei complessi meccanismi modulatori dell'ovulazione
b) nelle modificazioni funzionali dell'endometrio uterino
c) alterando la motilità delle tube di Falloppio
d) nella produzione di muco a livello della cervice uterina
I livelli sierici di progesterone ed estrogeni vengono captati dall'asse ipotalamo-ipofisi il quale indurrà l'ovulazione secernendo il 14° giorno del ciclo ovarico un picco di ormone follicolo-stimolante (FSH) e luteinizzante (LH). Segue immediatamente l'ovulazione.
Il follicolo, una volta espulso l'ovocita, degenera nel corpo luteo che è responsabile, come già detto, della produzione di progesterone.
Tale ormone è in grado inoltre di garantire la prosecuzione della gravidanza una volta che l'embrione formatosi si annida nell'endometrio uterino.
Dunque il progesterone durante un normale ciclo ovarico interagisce con tessuti bersaglio quali l'endometrio uterino nei giorni che seguono l'ovulazione per favorire il suo sfaldamento e indurre un aspetto secretorio che nei giorni ultimi del ciclo sfocerà nel sanguinamento della mestruazione.
DEFINIZIONE DI CONTRACCETTIVO - La somministrazione giornaliera di associazioni estro-progestiniche opportunamente dosate esercita prevalentemente un'azione di blocco del processo ovulatorio durante un normale ciclo. Impedendo l'ovulazione, e quindi in assenza di ovocita nel terzo tratto della tuba di Falloppio si riesce a evitare un eventuale concepimento dall'incontro del gamete femminile con quelli maschili a seguito di un rapporto completo.
Questa categoria di prodotti è classificata col nome di "contraccettivo" perché è in grado di contrastare (contra) in modo temporaneo il concepimento (cezione). Tuttavia recenti osservazioni dimostrano che a seconda del dosaggio estroprogestinico avviene un blocco "parziale" dell'ovulazione.
Quindi per evitare la prosecuzione di una gravidanza a seguito di un eventuale concepimento, intervengono altri meccanismi d'azione svolti dalla combinazione estroprogestinica della classica "pillola contraccettiva" (M.L.Di Pietro, R.Minacori- "Sull'abortività della pillola estroprogestinica e di altri contraccettivi"- Medicina e Morale 1996/5).
Norlevo – parte 3 – Effetti e processi di evoluzione dell’embrione
E’ stato osservato quindi che il levonorgestrel, "mimando" l’azione del progesterone è in grado di favorire la produzione di muco a livello della cervice uterina; questa proprietà si rivela in questo caso inutile perchè occorrerebbe ricorrere all’assunzione della "pillola del giorno dopo" prima del rapporto per poter ottenere in tempo questo effetto "barriera" alla risalita degli spermatozoi.
Ipotizziamo quindi che sia avvenuto un rapporto non contraccettato e che il liquido spermatico depositato all’interno della cavità uterina sia in fase di risalita fino all’ampolla tubarica ove avviene la fecondazione dell’ovocita.
Lo spostamento ascendente degli spermatozoi viene favorito in prima istanza dalla spinta delle contrazioni della muscolatura liscia uterina generate dal coito femminile, poi viene favorito dalle correnti generate dal battito delle cellule ciliate delle pareti tubariche.
Già circa 90 secondi dopo il rapporto viene riscontrata la presenza degli spermatozoi a livello della cervice uterina e nella tuba dopo circa 5 minuti. Il loro spostamento avviene ad una velocità di circa 2-3 mm al minuto, per un percorso totale di 100-150 mm.
Dopo un’ora circa gli spermatozoi si trovano già a livello del terzo esterno della tuba di Falloppio, ove in presenza dell’ovocita espulso dall’ovaio, avviene il concepimento.
La loro sopravvivenza nelle tube può arrivare alle 80 ore (poco più di 3 giorni), mentre quella dell’ovocita non supera le 24 ore. Quindi l’unico modo per impedire questo incontro rimane quello di arrestare bruscamente l’ovulazione.
Ipotizziamo dunque due casi diversi:
a) L’ovocita è già stato espulso dall’ovaio il giorno stesso del rapporto. In questo caso sarebbe troppo tardi per intervenire con un’azione di blocco ovulatorio, tanto meno impedendo la risalita degli spermatozoi con un potente progestinico di emergenza, dato che la loro velocità di risalita consente a questi di raggiungere in tempi brevi il tratto interessato.
b) L’ovocita deve ancora maturare ed essere espulso dall’ovaio. In questo caso sarebbe necessario provvedere al blocco dell’ovulazione entro le 72 ore successive al rapporto, periodo questo di sopravvivenza degli spermatozoi nelle tube di Falloppio.
La "pillola del giorno dopo" è dunque in grado di arrestare in condizioni di emergenza il processo ovulatorio a seguito di un rapporto non contraccettato?
Ecco quanto emerge dagli studi riportati nella seguente tabella:
Si può osservare che l’assunzione di un singolo progestinico come il levonorgestrel della "pillola del giorno dopo" effettuata tra il 9° e il 15° giorno del ciclo ovarico è in grado di bloccare con un 17,7% di probabilità l’ovulazione, mentre se effettuata tra l’ 11° e il 19° giorno è in grado al massimo di arrestarla nel 23,5% dei casi.Questi dati smentiscono in pieno le proprietà antiovulatorie di emergenza della "pillola del giorno dopo", quindi classificarla come contraccettivo è scientificamente scorretto.Prima dell’ingresso in commercio della "pillola del giorno dopo" si faceva ricorso in casi di emergenza come questi ad un metodo ormai abbandonato: la duplice somministrazione di 2 pillole estroprogestiniche assunte insieme rispettivamente entro le 12 ore e 72 ore dal rapporto.
Tale metodo è denominato "Yuzpe" ed è riportato in tabella confrontato con la somministrazione del progestinico levonorgestrel (LNG) della "pillola del giorno dopo".
Chiarito che la "pillola del giorno dopo" è scarsamente efficace nel bloccare l’ovulazione, possiamo affermare con certezza che nel caso di un rapporto non contraccettato e fecondo, ci troviamo buona parte dei casi di fronte alla situazione schematizzata nell’illustrazione qui a fianco.
A seguito della risalita degli spermatozoi lungo i condotti tubarici e all’incontro tra gamete maschile e femminile avviene la fecondazione.
Norlevo - parte 4 - L'embrione umano
La fecondazione è il processo attraverso il quale lo spermatozoo, con la sua testa, penetra all'interno dell'ovocita e si fonde con il citoplasma di quest'ultimo e il nucleo dello spermatozoo si fonde con il nucleo dell'ovocita, dando luogo ad un nuovo organismo vivente chiamato "embrione".
L'embrione umano è un nuovo "organismo vivente" perché è in grado, attraverso un suo piano di sviluppo autonomo, di raggiungere le sembianze sempre più definite e a noi famigliari. Se poi le due cellule che lo andranno a formare sono di specie umana, allora questo nuovo organismo vivente apparterrà alla specie umana.
Spermatozoo e ovocita invece, sono definite semplicemente "cellule vitali" poichè posseggono, a differenza dell'embrione, una capacità di sopravvivenza limitata, ma non quella di crescere, moltiplicarsi, e svilupparsi autonomamente.
Infatti, non appena le due cellule gametiche si fondono, siamo in presenza di una nuova cellula vivente che si comporta in modo totalmente diverso, dal punto di vista chimico ed elettrico, rispetto ai predecessori (ovocita e spermatozoo).
Più precisamente, finchè l'embrione si compone di una sola cellula prende il nome di "zigote", di morula dalla quarta divisione cellulare in poi, di "blastula" dalla sesta divisione in poi, per poi arrivare allo stadio di "blastocisti", fase in cui avviene l'annidamento nell'endometrio uterino.
Quest'ultimo processo inizia intorno al 7° giorno e viene ultimato al 14° giorno dal concepimento.
All'ottavo giorno dalla fertilizzazione le cellule della massa interna si differenziano in due strati, strato ipoblastico ed epiblastico, formando insieme il disco germinale bilaminare.
Dalle cellule dell'epiblasto intorno al 14° giorno prenderà origine la linea primitiva e successivamente avrà luogo la formazione dei tre foglietti germinativi in grado di sviluppare i tessuti e gli organi: ectoderma, mesoderma, endoderma.
Entro 1-2 giorni dalla fecondazione è possibile rilevare nel circolo materno il Fattore Precoce di Gravidanza (EPF: Early Pregnancy Factor) che appunto, è presente quando inizia una gravidanza.
L'EPF è prodotto dall'ovaio prima dell'impianto in risposta a segnali provenienti dall'embrione appena formato. Inoltre, l'RNA messaggero per la sintesi di gonadotropina corionica umana (HCG) è già presente in embrioni di 6-8 cellule (3 giorni dopo la fecondazione) e l'endometrio uterino si prepara all'impianto mediante l'azione di sostanze come le citochine ed i fattori di crescita.
In sostanza, avvenuta la fecondazione inizia lungo le tube di Falloppio la comunicazione tra l'embrione,
seppure in una fase precocissima del suo sviluppo, e l'organismo materno così che tutto sia finalizzato a favorire
quelle tappe successive assolutamente necessarie per il regolare ulteriore proseguimento della gravidanza stessa (J.A.Hill, Maternal-Embryonic Cross-Talk, in C.Bulletti, D.De Ziegler, S.Guller, M.Levitz, Fertility and Reproduction: The Oocyte, The Embryo and the Uterus, Annals of the New York Academy of Sciences 2001, 943: 17-23).
In altri termini l'embrione umano, nei primi 2-3 giorni della sua esistenza, è già capace di stabilire una comunicazione, seppure mediata da raffinati sistemi ormonali, una vera e propria interrelazione embrio-materna in grado di favorire l'esito dell'annidamento e senza la quale il processo vitale iniziato non potrebbe proseguire:
"L'embrione è l'attivo orchestratore del proprio annidamento e della propria vita" (British Medical Journal, nov2000).
Di qui ne consegue la considerazione che la gravidanza inizia con la fecondazione e non con l'annidamento.
Norlevo - parte 5 - Meccanismo di azione e classificazione
Abbiamo già osservato che l'effetto "barriera" esercitato tardivamente dal muco cervicale è inefficace per frenare la risalita dello sperma e abbiamo provato l'inefficacia del blocco ovulatorio di emergenza della pillola del giorno dopo.
Ora dobbiamo proseguire lo studio degli eventi considerando la presenza effettiva dell'embrione nella tuba di Falloppio: giunti quindi allo stadio in cui il concepito migra lungo questo canale in direzione dell'endometrio per potersi annidare, il levonorgestrel -principio attivo di questa pillola- mima le azioni del progesterone.
Se assunto entro le 72 ore successive al rapporto, è in grado di agire a livello:
a) delle tube di Falloppio modificando la motilità delle cellule epiteliari impedendo così all'embrione di poter raggiungere l'endometrio uterino ove avviene il suo annidamento.
b) dell'endometrio uterino inducendo ipoplasia ghiandolare, riduzione della moltiplicazione cellulare, comparsa di aspetto edematoso, rarefazione delle arteriole, decidualizzazione abortiva, ovvero trasformazione secretoria e incompleta dell'endometrio.
Condizioni entrambe ostili all'annidamento dell'embrione e alla prosecuzione della gravidanza.
A conferma di quanto osservato, ecco schematizzati alcuni dati significativi:
In tabella è riportata l'incidenza di gravidanze proseguite nonostante la somministrazione di levonorgestrel.
Da notare, come il richiamo asteriscato in basso evidenzia, che si tratta di uno studio su metodi post-ovulatori.
Ne consegue che l'efficacia della "pillola del giorno dopo" si misura in base alla capacità di eliminare l'embrione attraverso i due meccanismi d'azione (a - b) citati ed illustrati precedentemente.
Dunque lo scopo specifico del Norlevo è garantire alla donna che ne fa uso L'UCCISIONE DELL'EMBRIONE.
CLASSIFICAZIONE DELLA "PILLOLA DEL GIORNO DOPO" - Non siamo infatti di fronte ad un prodotto ad azione contraccettiva, in grado cioè di impedire l'incontro dei due gameti, ma ad azione intercettiva, poichè è in grado di svolgere un'azione anti-nidatoria sull'embrione formatosi.
Come già detto, grazie all'effetto di questo prodotto vengono infatti alterate la funzionalità del trasporto da parte della tuba e la fisiologia dell'impianto in utero esercitando in questo modo una vera e propria intercettazione dell'embrione umano.
Di qui la natura occisiva di questa "pillola".
Nel dibattito che si è aperto a seguito della registrazione nel prontuario farmaceutico italiano (26 settembre 2000), i promotori della commercializzazione di tale prodotto hanno rifiutato di dichiarare la sua natura abortiva.
Purtroppo dispiace ripetersi, ma alcuni concetti elementari che fino a ieri sembravano scontati andrebbero oggi opportunamente ribaditi: cioè che ogni prodotto in grado di esercitare un effetto MIRATAMENTE OCCISIVO in sede uterina, è classificato in ambito medico come ABORTIVO.
Norlevo - parte 6 - Le strategie Ingannevoli
Il principali autore di tali strategie semantiche è l'ex Ministro della Salute Umberto Veronesi, il quale per legittimarne l'ingresso in commercio sotto il falso nome di "contraccettivo d'emergenza", è ricorso alla mistificazione del concetto di gravidanza.
Egli arriva ad affermare: << Il Norlevo, non solo non impedisce la fecondazione, ma impedisce l'attecchimento dell' ovulo in utero. Però penso ci sia un errore nella definizione, questa pillola non è abortiva, questa pillola semplicemente evita che si instauri una gravidanza, la previene >> (Corriere della Sera, 3 novembre 2000).
Da evidenziare due particolari lampanti:
1) Umberto Veronesi ha fatto ricorso allo stratagemma più utilizzato da buona parte della letteratura scientifica riguardante le tecniche che intervengono senza limiti sul concepito: occultare il termine "embrione" e sostituirlo, come spesso accade in fecondazione artificiale, selezione in vitro e sperimentazione su embrioni, rispettivamente col termine "pre-embrione", "ootide" e "ovulo fecondato". Nella clonazione "terapeutica" rispettivamente col termine "ovulo ricombinato", per poi ridurlo in questo caso a semplice "ovulo" nelle metodiche "contraccettive" tradizionali e di emergenza.
Per non far sollevare a chiunque, dall'addetto ai lavori fino all'utente, un legittimo e umano dubbio sulla presenza di un essere umano allo stadio embrionale.
2) Umberto Veronesi in un secondo momento ha avanzato un nuovo concetto di gravidanza per indurre all'errore il pubblico meno avveduto: che cioè la gravidanza inizierebbe appena l'embrione ha terminato il suo processo di annidamento (intorno al 14° giorno).
Che inizi una gravidanza solo al 14° giorno dalla fecondazione è falso, perchè se l'annidamento è la condizione indispensabile per la sopravvivenza e lo sviluppo dell'embrione, esso ha per soggetto un essere già costituito: lo stesso embrione-individuo è la causa determinante dell'impianto, e non è l'effetto dell'impianto.
Inoltre, come già visto precedentemente sulla "FORMAZIONE, SVILUPPO E ANNIDAMENTO DELL'EMBRIONE UMANO", vi è un vero e proprio scambio finissimo di informazioni che avviene tra embrione e madre attraverso appositi mediatori chimici sin dai primi tratti percorsi dall'embrione che precedono l'annidamento.
Ebbene, non è anche questa una precocissima e originale vita di relazione tra madre e figlio?
Anche secondo una concezione organicista dell'essere umano tutto ciò trova conferma. Stando a questa le varie funzioni vitali, quali la capacità di pensare, comunicare, le funzioni vegetative responsabili della nostra sopravvivenza sono presiedute dalle connessioni tra neuroni, cellule di varia natura e ambiente esterno effettuate da appositi mediatori chimici.
Nel caso dell'embrione umano tale forma originale di comunicazione con l'organismo materno è finalizzata al suo annidamento e alla sua sopravvivenza.
Chiariti questi concetti fondamentali, ecco dunque le definizioni di "Gravidanza" presenti nei principali dizionari della lingua italiana che smentiscono le interpretazioni fuorvianti di Umberto Veronesi:
Grande dizionario italiano dell'uso, diretto da Tullio De Mauro, UTET 1999
- "Condizione in cui si trova la donna o la femmina di un mammifero dal momento della fecondazione sino al parto"
Garzanti, Dizionario della lingua italiana
- "Condizione biologica in cui si trova la donna dal giorno del concepimento fino al parto".
Palazzi-Folena, Dizionario della lingua italiana, Loescher 1992- "Condizione in cui si trova la donna e ogni altra femmina di mammiferi dal momento della fecondazione al parto".- "Periodo necessario allo sviluppo completo del feto, dal concepimento al parto".- "Nei mammiferi, lo stato fisiologico della femmina, in particolare della donna, che porta nel suo organismo uno o più ovuli fecondati in via di sviluppo".- "E' lo stato in cui si trova la donna che reca nel suo seno uno o più prodotti del concepimento in via di sviluppo..., secondo la definizione in gravidanza, da considerarsi interrotta con l'arresto dello sviluppo dell'uovo con la morte del feto, si deve ritenere iniziata dal momento in cui nell'uovo maturo, liberato dal follicolo, penetra uno spermatozoo".
E' evidente, come è accaduto in questo caso, che per manipolare i concetti e ribaltare il loro significato è sufficiente attivare i più potenti mezzi di informazione e concedere spazio alle dichiarazioni di un nome illustre della medicina.
Basta questo episodio per riflettere sulle lacune e le derive che il mondo dell'informazione ci sta tuttora riservando.
Tuttavia rimane fermo il fatto che il mondo scientifico non può e non ha mai coniato terminologie, nè basato le proprie certezze sulle dichiarazioni di un suo singolo esponente, tanto meno se si tratta di un oncologo che con la massima disinvoltura esce dalle sue competenze.
Il mondo scientifico invece, per arrivare a definire un termine o un processo fisiologico come quello dell'inizio della gravidanza, si è sempre servito finora dell'insieme di evidenze oggettive che scaturiscono dalle osservazioni proprie delle discipline sperimentali.
E la biologia dello sviluppo a tal proposito parla chiaro: "C'è un unico continuo processo dalla fertilizzazione allo sviluppo embrionale e fetale, alla crescita postnatale, alla senescenza fino alla morte" Scott F. Gilbert, Developmental Biology -testo d, Sinauer, Sunderland MA, 2002, cap. 7
(dal libro di testo più utilizzato per lo studio di tale disciplina in USA)
Quindi non vale ricorrere al principio del "poichè l'ha detto il tale nome illustre" per ribaltare solo ora definizioni presenti da sempre nei volumi di ostetricia e ginecologia.
Le astrazioni formulate da un singolo non possono dunque ispirare fiducia, specialmente quando a contrapporsi al diritto alla vita di un uomo appena concepito è il parere di un nome della medicina emesso per conto di potenti interessi economici.
Stiamo assistendo infatti ad un vero e proprio "boom" di vendite di contraccettivi e abortivi chimici su scala planetaria: varrebbe la pena approfondire a livello personale con validi supporti anche questo tema complesso, quello delle politiche demografiche in cui forti correnti di pensiero "moderno" fanno da pro-motrici di tale mercato.
Zingarelli, Dizionario della lingua italiana, Zanichelli 1994
Battaglia, Grande Dizionario della lingua italiana, Utet, vol.VI (1970)
Enciclopedia Medica Italiana (Sansoni ed.scientifiche) G.Tesauro
Norlevo - parte 7 - Il Mercato e gli aborti nascosti
Uno dei primi dati disponibili che riferisce il consumo di "pillola del giorno dopo" in Italia risale al suo primo anno di presenza in farmacia: il dato ammonta a 300.000-350.000 confezioni vendute (F.M.Primiero - C.Bastianelli - APOG vol.6 n.1 aprile 2002).
Il calcolo dei possibili concepimenti a fronte di questa cifra è di circa 65.000, di cui 3.575 gravidanze proseguite, mentre i rimanenti 61.425 risultano aborti chimici.
Questo dato relativo agli aborti nascosti (criptoaborti) da "pillola del giorno dopo" va sommato a quello annuale degli aborti chirurgici che si aggira costantemente intorno al valore di 130.000 per un totale di circa 190.000-200.000.
L'aborto in Italia non è dunque in calo, anzi grazie all'utilizzo di tali mezzi sempre più sofisticati possiamo dire di avere raggiunto esiti abortivi sovrapponibili a quelli dei primi anni di applicazione della legge 194 in Italia.
A conferma di ciò alcuni ricercatori stanno sollevando dubbi sugli effetti della pillola del giorno dopo. Il Washington Times, il 5 giugno, ha dato notizia di uno studio, pubblicato sul Journal of the American Medical Association, che ha messo a confronto un gruppo di donne sessualmente attive a cui erano state consegnate confezioni di pillole del giorno dopo, con un gruppo di donne che invece avrebbero dovuto recarsi in farmacia o in ospedale per ottenerle.
Dopo sei mesi, i due gruppi presentavano sostanzialmente gli stessi tassi di gravidanza. "È stato effettivamente un risultato deludente", ha affermato Tina Raine, ricercatrice che ha collaborato in questo studio che ha coinvolto 2.117 donne. L'ipotesi di base, ha ricordato, era che le donne che avevano già disponibilità delle pillole avrebbero contratto la metà delle gravidanze rispetto alle donne che invece avrebbero dovuto recarsi presso una farmacia o un ospedale per ottenerle. Invece i due gruppi hanno fatto registrare tassi di gravidanza analoghi, intorno all'8%.
Recentemente un nuovo sito Internet spagnolo, Periodista Digital, ha pubblicato una ricerca secondo cui il ricorso alla pillola del giorno dopo starebbe diventando un'abitudine del fine settimana, con conseguenti rischi per la salute.
Questo allarme è stato annunciato nel corso del 28° congresso della Società ginecologica spagnola. José María Lailla, vice presidente di questa organizzazione, ha affermato che la pillola deve essere usata solo in casi di emergenza e non deve essere distribuita senza prescrizione medica. Invece, gli ambulatori di molti ospedali si stanno trasformando in centri di distribuzione di questa pillola, accessibile gratuitamente da tutti e in particolare da molti adolescenti.
Altri esperti presenti all'incontro hanno spiegato che la pillola del giorno dopo comporta alcune controindicazioni e che il suo uso dovrebbe essere di carattere "eccezionale". Rosa María Sabatel, medico dell'Università di Granada, ha aggiunto che l'uso di questa pillola non aveva fatto registrare un calo significativo delle gravidanze non programmate.
La pillola è oggetto di controversie anche in altri Paesi. In Inghilterra, alcuni genitori hanno protestato contro le autorità che la stanno distribuendo ai propri figli nelle scuole senza il loro consenso, secondo quanto riferito dal quotidiano Telegraph del 24 aprile. Secondo l'articolo, almeno una scuola per ciascuna delle 68 autorità locali di istruzione in Gran Bretagna, distribuisce confezioni di "pillola del giorno dopo".
Norlevo - parte 8 - Gli effetti avversi
A carico del concepito: La pillola del giorno dalle finalità miratamente abortive, è pure in fase di studio per possibili effetti teratogeni sul concepito. Tradotto in altri termini, nelle gravidanze ugualmente proseguite può verificarsi l'insorgenza di patologie e/o malformazioni a carico del feto durante la sua crescita.
A carico della donna: Come se non bastasse, la pillola del giorno dopo rivela altri pericoli oltre il meccanismo abortivo per cui è venduta, meccanismo riconosciuto dalle stesse ditte dalle quali è prodotta.
Lo rivela il sito di Vita Notizie ( LifeSiteNews.com ).
Si tratterebbe del pericolo (peraltro già conosciuto) di una gravidanza extra uterina, cioè fuori dell'utero.
In pratica è in grado di rallentare i naturali movimenti della tuba di Falloppio che accompagnano verso l'utero il piccolo embrione, il quale, a causa di questo rallentamento, potrebbe annidarsi prima di arrivare nell'utero.
In questo luogo non adatto (la porzione di tuba prossima all'utero), l'embrione crescendo di volume rompe la tuba e causa grave emorragia. La donna rischia moltissimo, oltre a perdere l'embrione e a causare danni irreparabili alla tuba e conseguente sua chiusura. Una tuba chiusa riduce del 50 % la fertilità(!).
Questa evidenza ha indotto il governo inglese nel 2004 ad avvertire le giovani donne del "pericolo di una gravidanze extra uterine" potenzialmente mortali, a causa della pillola del giorno dopo.
Il professor Annibale Volpe, ginecologo dell'Università di Modena, dice: << Le teenager meno protette sono quelle senza partner fisso, che passano da un compagno all'altro per sperimentare, e rischiano di contrarre malattie sessualmente trasmesse che aumentano di 8 - 10 volte il pericolo di infertilità e di 6 volte quello di gravidanze extra uterine >> (DoctorNews 11 febbraio 2005).
Sir Liam Donaldson, il capo dirigente sanitario del governo inglese, ha inviato una comunicazione a tutti i medici chiedendo loro di essere estremamente vigilanti riguardo alla "pillola del giorno dopo", in quanto correlata ad un alto numero di gravidanze extra uterine.
Malgrado non ci siano sperimentazioni appropriate sulla sicurezza di questa pillola fra le donne sotto i 16 anni, il governo inglese ha deciso da alcuni anni di fornire la pillola del giorno dopo alle scuole per le studentesse dagli 11 anni in su.
Naturalmente senza informazione, senza il permesso dei genitori, e dal 2001 senza alcuna prescrizione medica (!).Se inoltre si tiene in considerazione che il dato relativo alle vendite di tale prodotto è in continua crescita, e si aggiunge il fatto che gli orientamenti in Europa tendono ad essere sempre più permissivi nel rendere maggiormente agevole la reperibilità di tale prodotto, il panorama diventa ancor più catastrofico e temibile per la salute della donna.
Infatti mancando già in diversi paesi l'obbligo di prescrizione medica, diventerà più difficile riuscire a monitorare gli effetti collaterali della "pillola del giorno dopo" e correlarli alla sua assunzione qualora dovesse diventare un prodotto di libera vendita.
Già sono segnalati sul foglietto illustrativo nausea, dolore al basso ventre, affaticamento, cefalea, dolore mammario, vomito, mestruazioni abbondanti, diarrea, sanguinamento uterino.
Questi gli effetti noti a breve termine della "pillola del giorno dopo". A lungo termine quali saranno? Ancora non c'è uno studio specifico, dal momento che la popolazione che ne fa uso è ancora giovane, che si tratta di un prodotto relativamente recente e che i monitoraggi come già accennato saranno ancor più difficili da eseguire.
A tal proposito il foglietto interno alla confezione ha già subito una prima revisione il 6 agosto 2003: "il trattamento richiede l'assunzione di due compresse in una singola somministrazione (NB: prima di tale modifica era di due assunzioni distanziate 12 ore l'una dall'altra. Proprio vero che la donna continua a far da CAVIA all'industria farmaceutica del contraccettivo!). L'efficacia del metodo è tanto più alta quanto prima si inizia il trattamento dopo un rapporto non protetto. Pertanto, le due compresse vanno assunte al più presto possibile...." ..."l'efficacia appare diminuire con il tempo trascorso dopo il rapporto (95% entro 24 ore, 85% fra 24 e 48 ore, 58% se usato fra 48 e 72 ore)"
Rimaniamo in attesa di conoscere quale sarà l'impatto a lungo termine sulla salute della donna di tali sferzate ormonali ripetute: infatti esaminando la composizione di questa pillola ci si accorge che il dosaggio di levonorgestrel è 10 volte superiore a quello contenuto nella normale pillola "contraccettiva".
Se dunque è vero che l'uso ripetitivo della "pillola del giorno dopo" nelle giovani è in aumento, che aspettarsi dal momento che questo preparato deve essere pure ingurgitato in un'unica somministrazione massiccia?
Norlevo - parte 9 - L'impatto diseducativo
Riuscendo a ricorrere con estrema facilità alla pillola del giorno dopo in caso di presunto concepimento, le occasioni sessuali aumenteranno progressivamente (come confermano gli studi sulla sessualità giovanile); la consapevolezza di cautelarsi ogni volta che si desidera con l’assunzione di prodotti simili a questo sta portando inevitabilmente un impatto diseducativo sulla sessualità umana sempre più banalizzata dal mondo giovanile.
In questo caso, il termine "pillola" pensandoci bene, è stato ancora una volta applicato "ad hoc".
Infatti si presta bene per addolcire l’impatto sulla consumatrice, ispirarle spesso simpatia ed evitare sia una corretta percezione della sferzata ormonale che si è appena assunta, sia l’effetto che è in grado di provocare a carico del concepito.
"OCCHIO NON VEDE, CUORE NON DUOLE"
Purtroppo una società che tra le conquiste del progresso fa rientrare con vanto la messa a punto di "soluzioni" più facili e meno traumatiche per eliminare il problema di una gravidanza indesiderata è destinata, come una sfera rotolante lungo un piano inclinato, ad una progressiva implosione.
Un attuale segnale di conferma è l’incalzante richiesta avanzata dalle strutture sanitarie regionali per accedere all’utilizzo del nuovo preparato abortivo RU486, detto anche "pillola del mese dopo".
Ma siamo proprio sicuri che l’aborto chimico per la donna sia più facile?
Senz’altro per i ginecologi e gli ostetrici abortisti sì. A loro non incomberà più il peso di sporcarsi le mani di sangue innocente, basterà soltanto prescrivere tali preparati alla donna.
Sulla quale si sposterà l’intero peso di responsabilità morale e materiale del gesto compiuto.
Che nel caso della RU486 corrisponderà ad una lenta, progressiva e lancinante consapevolezza dello spegnersi di una vita nel proprio grembo. Tre interminabili giorni durante i quali la donna sa di non potere più tornare indietro una volta assunto tale pesticida umano.
Invece nel caso della "pillola del giorno dopo", sebbene alla donna manca la percezione di soffocare il primissimo sviluppo di un figlio, rimane ugualmente la gravità propria della procedura: un aborto precoce, nascosto agli occhi e alla coscienza del medico, della madre e purtroppo ancor più dell’intera società.
Che ipocritamente misura la dignità dell’individuo umano in base alle esigenze altrui e al numero di cellule che lo compongono.
Infatti, come accade mentre si cammina lungo un prato incuranti delle formiche che lo popolano, così sta avvenendo con tanti figli appena concepiti: uomini come noi alle primissime fasi dell’esistenza schiacciati dal peso dell’ignoranza collettiva e delle menzogne politicamente interessate.
Potenti queste ultime almeno quanto il mercato che sono in grado di generare e provvidenziali per le spese della sanità pubblica relative alla voce ingannevole"IVG" (Interruzione Volontaria della Gravidanza).
Norlevo - parte 10 - Conclusioni
Consiglio d'Europa RACCOMANDAZIONE N. 1100/1989
«[...] l'embrione umano, pur sviluppandosi in fasi successive indicate con definizioni differenti (zigote, morula, blastula, embrione pre-impianto, embrione, feto) manifesta comunque una differenziazione progressiva del suo organismo, e tuttavia mantiene continuamente la propria identità biologica e genetica…fin dalla fecondazione dell'ovulo la vita umana si sviluppa in modo continuo, sicché non si possono fare distinzioni durante le prime fasi del suo sviluppo e si rivela quindi necessaria una definizione dello statuto biologico dell'embrione umano».
Nonostante ciò è stato lucidamente notato che l’inizio dell’individualità umana << varia in funzione delle esigenze altrui>>: sarà posta al 14°giorno dal concepimento se vogliamo fare esperimenti scientifici; al quarto mese se vogliamo abortire liberamente; solo al momento della nascita se vogliamo evitarci la pena di un bambino malato.
Concludiamo quindi smascherando una volta per tutte le potenti mistificazioni montate ad arte.
Nella maniera più semplice: osservando tutte le tappe dello sviluppo attraverso le quali ognuno di noi è passato durante le propria esistenza.
"C’è un unico continuo processo dalla fertilizzazione allo sviluppo embrionale e fetale, alla crescita postnatale, alla senescenza fino alla morte"
Scott F. Gilbert, Developmental Biology -testo d, Sinauer, Sunderland MA, 2002, cap. 7
a cura di
dottore in Farmacia
consigliere Comitato Verità e Vita
Vittorio Baldini
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