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| Malati cronici, chi decide la ?qualit? della vita?? |
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| Scritto da Administrator | |
| lunedì 24 settembre 2007 | |
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? moralmente obbligatoria la somministrazione di cibo e acqua al paziente in stato vegetativo? Pu? essere interrotta quando medici competenti giudicano con certezza morale che il paziente non recuperer? mai la coscienza? L?11 luglio del 2005 la Conferenza episcopale statunitense si rivolse alla Congregazione per la dottrina della fede con queste spinose domande. Domande che facevano seguito alla clamorosa vicenda della morte di Terry Schiavo, avvenuta qualche mese prima in seguito alla sospensione della nutrizione. Oggi le risposte della Santa Sede mettono in discussione la condotta dei medici statunitensi, e non solo. Ne abbiamo parlato con Gianluigi Gigli, ordinario di Neurologia all?Universit? di Udine e neurologo presso l?Azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia di Udine.
Professor Gigli, da medico come ha accolto quanto affermato dalla Congregazione?
?Con estrema soddisfazione. Quello che viene chiarito costituisce la possibilit? per i medici di porre fine ad una lenta e silenziosa deriva che si stava creando: quella dell?assolutizzazione del principio di autodeterminazione, che porta a reclamare la piena disponibilit? del "bene-vita". Vale la pena ricordare che il documento vaticano risponde alle domande poste dai vescovi degli Usa, dove ormai da anni nutrizione e idratazione vengono considerati trattamenti medici (non pi? assistenza di base) e in quanto tali possono essere rifiutati dal paziente o da chi, interpretandone le presunte volont?, ne fa le veci. Da questo punto di vista il caso di Terry Schiavo ? solo la punta dell?iceberg, portata alla ribalta delle cronache perch? si verific? una situazione di difformit? tra la volont? di una parte e dell?altra: in realt? quella della sospensione dell?idratazione e della nutrizione assistite ? una pratica che andava e va avanti negli Stati Uniti. Ora ci sono i presupposti perch? le cose cambino?. Anche in Italia, per?, c?? chi sostiene che quello di decidere sulla sospensione dell?idratazione e della nutrizione di un paziente in stato vegetativo ? un diritto.
?Il nostro Codice deontologico dice che sono i medici a dover valutare fino a che punto alcuni trattamenti siano di beneficio. Prendiamo, per esempio, un malato terminale: se non ? pi? in grado di assimilare un liquido o quest?ultimo gli crea danni fisici e disagi, si smette di somministrarlo. Il problema ? che quando abbiamo a che fare con condizioni di cronicit?, come il pi? delle volte avviene con pazienti in stato vegetativo, ci troviamo in una situazione diversa. Questi ultimi non sono malati terminali: si trovano in una condizione di grave disabilit?, a seguito di un evento acuto, che come tale nel tempo deve essere rispettata, a cominciare dalla somministrazione di cibo e acqua, essenziali per mantenere in vita quei pazienti. Se smettessimo di nutrirli e idratarli non staremmo togliendo loro l?acqua perch? incapaci di assimilarla o perch? faccia loro del male, ma semplicemente per un giudizio di qualit? sulla vita di quei pazienti, perch? abbiamo deciso che ? meglio per tutti che quei pazienti muoiano?. Quindi quanto indicato dalla Congregazione per la dottrina della fede ? in linea col Codice deontologico dei medici.
?S?, ma il giudizio dipende dai princ?pi a partire dai quali quel Codice viene interpretato. Se credo che a un paziente in stato vegetativo vada riconosciuta la sua dignit? umana fondamentale, necessariamente riconoscer? come un beneficio possibile tutto ci? che ne prolunghi e favorisca la vita, in primis il cibo e l?acqua. Se invece stabilisco che un paziente in stato vegetativo non possiede pi? dignit? umana, che la sua vita non ? pi? tale da un punto di vista "qualitativo" e che ? meglio farlo morire, allora nessun trattamento potr? essergli di beneficio e io non sar? tenuto ad agire?. Senza contare che queste premesse spianerebbero la strada al testamento biologico...
?Esatto, in fondo ? in quella direzione che si muove il polverone sollevato in Italia in seguito alle dichiarazioni della Congregazione. Se si accetta il principio che a decidere sulla vita dei pazienti in stato vegetativo sia qualcun?altro, e che quei pazienti debbano morire perch? cos? ? "meglio" per loro, il passo successivo, sempre in base a quel principio, ? che il paziente stesso possa decidere meglio e prima?. Invece? ?Invece, come ricorda bene a noi medici la nota vaticana, un paziente in "stato vegetativo permanente" ? una persona, cui sono perci? dovute le cure ordinarie e proporzionate. Un obbligo a cui come medici non possiamo e non dobbiamo sottrarci?. (News da E' Vita) |
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