Informativa del Sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio su vicenda Casa di Cura Santa Rita di Milano - Roma 18 giugno 2008 - Camera dei Deputati
Onorevoli Deputati, la complessa attività di indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, tuttora in corso, è tale che ogni ulteriore notizia utile a far chiarezza potrà essere comunicata soltanto al termine delle indagini stesse.
Pertanto richiamerò i dati più recenti su quanto è emerso dall'ispezione condotta dall'Unità di Crisi della Regione Lombardia con il Ministero della Salute.
Caratteristiche della Casa di Cura Santa Rita
La Santa Rita e' una casa di cura privata accreditata e a contratto e dispone di:
- 276 posti letto di degenza;
- Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA);
- Circa 700 dipendenti;
- poliambulatorio con molteplici specialità mediche e chirurgiche
- le risorse assegnate alla Casa di Cura Santa Rita nel 2007 ammontano a : 42.000.000 € per ricoveri e 11.181.000 € per ambulatoriale
- La Casa di Cura Santa Rita è stata oggetto a partire dal 1999 di un progetto di ampliamento strutturale che ha comportato negli anni un significativo incremento di posti letto disponibili nella struttura, dai 38 letti del 1999 agli attuali 276.
Gli avvenimenti che hanno riguardato la Casa di Cura Santa Rita nel 2007
- Nel corso del 2007 sono state avviate dalla Magistratura indagini sulla attività sanitaria presso la Casa di Cura Santa Rita che si riferiscono prevalentemente a fatti verificatisi negli anni 2005/2006.
- A seguito di controlli effettuati, la ASL Città di Milano ha inviato in data 25 settembre 2007 alla Procura della Repubblica gli esiti della relazione dei propri esperti e il giorno successivo ha sospeso l'autorizzazione per le attività di chirurgia toracica dovuta alla mancanza di adeguati protocolli diagnostico/terapeutici per quanto riguarda la gestione di pazienti con infezioni acute in atto.
- Dopo gli interventi correttivi effettuati dalla struttura e le ulteriori verifiche ad opera dell'ASL, nel mese di dicembre è stata revocata la sospensione dell'autorizzazione.
- Peraltro, nel corso del 2007, le verifiche del Nucleo Operativo di Controllo dell'ASL hanno portato ad una rettifica della valorizzazione delle prestazioni di ricovero, non riconoscendo come rimborsabili prestazioni per circa 1.200.000 €.
Le azioni attivate a seguito degli ultimi avvenimenti
- La ASL di Milano ha sospeso il 10 giugno 2008 il contratto di servizio per prestazioni a carico del SSN, comprese le attività del DEA a causa della gravità dei reati contestati.
- In esecuzione del sequestro cautelare disposto dal provvedimento giudiziario, la ASL ha inoltre provveduto a sospendere il pagamento delle prestazioni fino a un importo pari al 50% in più delle somme oggetto di sequestro.
- Si delinea, tra gli aspetti non irrilevanti, il problema dei dipendenti della struttura (circa 700) che potrebbero restare senza lavoro.
- Si ricorda, infine, che la sospensione di una struttura con 276 posti letto, un poliambulatorio e il Dipartimento di Emergenza e Accettazione nell'area milanese impegnano la Regione Lombardia affinché siano soddisfatte le prestazioni richieste dai cittadini interessati, in modo tale che i disagi per gli stessi siano ridotti al minimo.
Gli ispettori inviati dal Ministero per collaborare con la Regione Lombardia, hanno anzitutto avuto un incontro con la Direzione Generale dell'Assessorato alla sanità, da cui è emerso che il sistema di controllo della Lombardia è più esteso rispetto a quello delle altre Regioni. Il minimo di legge (Finanziaria 2001) è infatti attualmente il 2%, a fronte di una media nazionale del 1,5%. La Lombardia ha il 5% (così come peraltro Emilia, Veneto e Toscana). Le Regioni che hanno percentuali più basse sono in genere quelle soggette ai piani di rientro. Si fa presente che questi sono controlli sulle appropriatezze di tipo organizzativo (es. durata di degenza media, trasferimenti entro 24 h) e non ancora sulle tipologie di prestazione.
Gli Ispettori hanno innanzitutto considerato il problema degli elevati tassi di mortalità rilevati presso questa struttura dall'Autorità Giudiziaria. Sono al proposito in corso da parte dell'unità di crisi dell'ASL verifiche inerenti i fattori di rischio (quali età, mix di patologie, comorbidità ecc). Tali verifiche saranno ultimate nel giro di breve tempo.
A seguito della visita alla casa di Cura Santa Rita, la Commissione ha rilevato una situazione a norma dal punto di vista strutturale, tecnologico e organizzativo (personale inteso come quantità).
Gli ispettori riferiscono che l'ASL Città di Milano ha attivato un'unità di crisi, composta da 4 ispettori sanitari, per aiutare la Direzione della Santa Rita a gestire la transizione relativa ai pazienti ancora ricoverati, trasferimenti dei pazienti chirurgici ecc.
Alla data del 10 giugno 2008 i ricoverati erano 230. Alla data odierna sono 67. Risultano, pertanto, 3 persone che volontariamente hanno chiesto di essere trasferite ad altri ospedali, 8 persone trasferite per interventi chirurgici e 152 persone dimesse per fine cura.
Inoltre l'unità di crisi sta esaminando la possibilità di ripristinare l'esercizio di alcune prestazioni previste in contratto, secondo alcune importanti prescrizioni tra cui la nomina di un nuovo Amministratore Unico individuato in un professionista di specchiata onestà, di alta professionalità e di "terzietà" nei confronti della proprietà. Si attendono le valutazioni della Regione in merito al professionista individuato il 16 giugno 2008. Le eventuali riprese di alcune attività risponderebbero alle esigenze del Servizio Sanitario Regionale, non trascurando, tra l'altro, il problema occupazionale dei 700 dipendenti della struttura.
Azioni del Ministero
Anzitutto il Ministero intende procedere in tempi brevissimi a:
- incrementare la percentuali dei controlli minimi dal 2 al 10% su base campionaria;
- affiancare ai controlli campionari, il controllo sistematico su tutte le cartelle cliniche relative alle prestazioni ad alto rischio di inappropriatezza, rispetto sia ai medici prescrittori, che alle strutture erogatrici.
A questo proposito il Ministero ha recentemente messo a punto una serie di indicatori di comportamenti inappropriati, per esempio l'eccesso di ricoveri per alcune patologie (come l'ipertensione essenziale o il diabete non complicato) che dovrebbero essere gestite sul territorio o ambulatorialmente.
Dovremmo essere in grado, con la collaborazione delle Regioni di mettere a punto entro qualche mese su tutto il territorio nazionale un sistema qualitativo e quantitativo relativo anche all'appropriatezza con adeguati controlli. Stiamo procedendo ad un secondo ciclo di formazione specifica dei NAS (o Carabinieri della Salute), che, alle dipendenze dirette del Ministero, possono, per le loro funzioni, integrare i controlli puramente amministrativi con quanto possa generare sospetto di illeciti di altra natura.
Onorevoli deputati, è a tutti chiaro che qualsiasi forma di correttivo tecnico, non potrà comunque imporre una propria dimensione etica e morale indispensabile al difficile lavoro che ogni medico svolge al servizio di chi soffre.
L'episodio della Santa Rita ha messo in evidenza infatti il rischio etico di un sistema incontrollato che consente ai medici di lavorare per quantità e non per qualità di prestazione.
Abbiamo il compito di pensare a interventi di sistema anche a medio-breve termine. A tal fine il governo intende:
- costruire di concerto tra Stato e Regioni un sistema di controllo di qualità in sanità che preveda un monitoraggio delle singole prestazioni e non solo la valutazione di standard.
A questo fine sta operando già da quattro settimane presso il Ministero un gruppo di lavoro per implementare al più presto un sistema di informatizzazione per il controllo e la gestione delle procedure sanitarie in tutto il territorio nazionale.
- Un altro degli aspetti più specifici già presenti nel programma di Governo è la revisione dei criteri di accreditamento delle strutture private e selezione degli erogatori.
Su questo punto condivido la proposta dell'On.le Formigoni di introdurre nei criteri di accreditamento l'obbligo, per la struttura, di adottare un sistema controllato di incentivi per i medici, per cui il premio non dovrebbe superare una certa percentuale dello stipendio base, allineando in ogni caso la retribuzione complessiva massima alla media dei Paesi europei.
Nei nuovi criteri di accreditamento dovrà inoltre essere accertata una adeguata formazione etica e deontologica da parte delle strutture private, di tutto il personale, rispondendo a indicatori che possano garantire anche gli aspetti di carattere etico e non soltanto quelli tecnico-professionali.
A questo fine si può anche pensare all'utilizzo di un Ente terzo, e cioè un'Agenzia del tipo la Joint Commission che potrebbe anche essere utilizzata per le verifiche che prima ho esposto, così come avviene negli USA. La questione sarà oggetto di approfondimento nelle prossime settimane.
- Un'altra considerazione emergente dalla vicenda della Santa Rita è quella della trasparenza e della pronta disponibilità di informazioni dettagliate ai pazienti, relative alle indagini cliniche e strumentali effettuate e alle terapie messe in atto, in ogni momento del loro percorso nella struttura sanitaria. Tale percorso sarà reso più semplice dal fascicolo sanitario elettronico multidimensionale. Quindi: giudizi diagnostici, cartelle cliniche, esami strumentali e di laboratorio, preparati istologici, ecc.
- Infine credo che il Governo non possa esimersi dall'esprimere la propria opinione sui modelli sanitari regionali, in particolare sul modello lombardo, anche perché ciò è stato oggetto di esplicita richiesta da parte del Parlamento.
Esistono oggi in Italia diversi buoni modelli di sanità: quello lombardo, quello della Toscana, del Veneto, dell'Emilia Romagna. E' però nostra opinione che non sia opportuno cercare di trasferire e di calare integralmente un determinato modello per quanto valido in un'altra Regione.
Nell'ambito dei piani di rientro abbiamo messo in piedi da 15 giorni una task force del Ministero per le Regioni che desiderino avere aiuto non solo per preparare il piano stesso di rientro, ma per costruire un modello sanitario efficiente. Riteniamo che ogni Regione debba costruirsi il proprio modello di sanità regionale, in considerazione della propria storia, della propria situazione geoterritoriale, delle proprie vocazioni politiche.
Ma tornando al modello lombardo, vediamo anzitutto di fare chiarezza in cosa consiste questo modello.
In genere le aziende ospedaliere afferiscono alle ASL. Queste ultime sono quindi contemporaneamente erogatori (con le loro aziende ospedaliere) e acquirenti di servizi (dalle aziende ospedaliere e dai privati). In Lombardia sia i servizi ambulatoriali sia i ricoveri ospedalieri pubblici sono erogati esclusivamente dalle strutture ospedaliere, che sono indipendenti e non sotto il controllo delle ASL. In questo modo si genera una reale competizione nel libero mercato che dovrebbe in teoria spingere sia il pubblico sia il privato a migliorare la qualità delle prestazioni per aumentare l'attrattività. A mio avviso il modello lombardo si è potuto sviluppare anche in presenza di una domanda molto alta, sicuramente eccedente la necessità di prestazioni sanitarie del territorio lombardo stesso. Questo per la fortissima migrazione interna dal sud al nord che si è sviluppata dagli anni ‘80 in poi, a causa dell'inefficienza del sistema sanitario di gran parte delle regioni meridionali.
Abbiamo già avuto occasione di dire e qui ribadiamo che assoluta priorità di questo governo è il risanamento del sistema sanitario delle regioni meridionali, a partire dalle quattro Regioni Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) e abbiamo già descritto in altra sede gli strumenti che intendiamo adottare al proposito.
Fermo restando dunque il giudizio sostanzialmente positivo dato al modello lombardo, si è però visto che questo è nato e si è sviluppato in un particolare contesto geoterritoriale, sociale, economico e temporale.
Riassumendo quindi: il governo non intende calare alcun modello sanitario preesistente in altre Regioni e in particolare nelle Regioni in difficoltà soggette a piano di rientro, ma piuttosto aiutarle a costruire, regione per regione, il modello sanitario più idoneo alla relativa situazione geoterritoriale, partendo in ogni caso dalla domanda di prestazioni sanitarie dalla regione stessa.
Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali perseguirà ogni sforzo diretto a garantire la sicurezza e la qualità delle cure ai pazienti facendosi garante del sostegno alle Regioni per assicurare a tutti i cittadini la migliore tutela della salute e il migliore utilizzo delle risorse economiche messe a disposizione per il SSN.
News dal Ministero della Salute
|