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| I falsi miti dell'estate |
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| Scritto da Administrator | |
| lunedì 07 luglio 2008 | |
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Ma non è tutto: altre voci popolari mormorano che i bambini al di sotto dei sei mesi non devono usare le creme solari. La verità è che i bimbi di quell'età non dovrebbero mai essere direttamente esposti ai raggi solari perché si scottano molto facilmente. Quindi, a spasso sotto il sole, i piccoli dovrebbero indossare pantaloni molto leggeri e magliettine anche queste leggere e, sempre, un cappello. Inoltre circa trenta minuti prima di uscire è meglio applicare un sottile strato di crema con un fattore di protezione elevato. Come muoversi tra insetti, animali e piante velenosi? Passando più tempo all'aria aperta è più facile fare "brutti incontri": insetti, piccoli animali, piante urticanti. Alcuni pensano addirittura che le irritazioni dovute a questi incontri siano contagiose; naturalmente non è affatto vero, il malcapitato può essere consolato e medicato senza timore di contagio. In ogni caso, quando si va nei boschi o nei prati è buona regola indossare scarpe chiuse, indumenti leggeri ma lunghi e cappelli. Talvolta infatti può succedere che un insetto troppo curioso colpisca proprio quella zona lasciata scoperta. Quando si è punti da un insetto il primo istinto è quello di estrarre il pungiglione rimasto nella pelle o grattarsi la zona colpita. Entrambe queste azioni vanno evitate: alcuni pungiglioni, infatti, se non estratti con attenzione possono spezzarsi, inoltre si corre il rischio di 'spremere' dentro la ferita una maggiore quantità di veleno. Anche grattarsi favorisce l'entrata in circolo del veleno e amplia l'irritazione. È preferibile lavare con acqua fredda la zona punta per alleviare il dolore e fare un piccolo impacco con il ghiaccio per rallentare l'assorbimento del veleno. Da evitarsi sono gli impacchi di ammoniaca, che può avere un effetto ustionante anche se diluita. Se il dolore e il gonfiore durano più di due o tre ore è opportuno chiedere il consiglio di un medico. Nel caso in cui la reazione alla puntura d'insetto fosse più violenta e generalizzata e l'infortunato presentasse sintomi quali pallore, sudorazione intensa, vertigini, difficoltà respiratorie, comparsa di chiazze e rilievi cutanei simili alle manifestazioni dell'orticaria, sarà necessario l'intervento medico urgente. Un altro brutto incontro, per quanto non particolarmente frequente, potrebbe essere quello con una vipera, l'unico serpente velenoso presente in Italia. Si tratta di un animale che non inietta veleno tutte le volte che morde, ma solo una su tre, ed oltretutto tende a non attaccare se non quando viene disturbato. Per evitare di incappare in una vipera è comunque opportuno non camminare in silenzio ma facendo qualche "rumore di avvertimento" e non mettere le mani tra i sassi, soprattutto se in zone assolate e calde. Scarponcini e scarpe alte alla caviglia proteggono le zone di maggiore "appetibilità". In caso di morso, non occorre trasformarsi in John Wayne: incidere la ferita e tentare di succhiare via il veleno non è di aiuto per nessuno ed è il modo migliore per essere infettati a propria volta. La cosa migliore da fare è tenere calma la persona morsa e lavare abbondantemente la ferita. In secondo luogo occorre un bendaggio molto stretto al di sopra del morso (se la parte colpita non è un arto, il bendaggio deve cercare di comprimere al massimo la ferita) per rallentare il più possibile la diffusione del veleno. In secondo luogo si deve cercare di tenere la parte morsa sempre più in basso del cuore e soprattutto si deve immediatamente chiamare soccorso. Non si deve muovere o far camminare l'infortunato in quanto qualsiasi movimento favorisce l'entrata in circolo del veleno. Tentare di iniettare da soli il siero antivipera non è consigliabile, meglio lasciar fare al medico. E in mare? In mare il rischio potrebbe essere quello di essere toccati dai tentacoli di una medusa. Fortunatamente nei nostri mari le meduse non sono particolarmente pericolose e il loro tocco provoca di solito una reazione allergica al veleno che può essere molto fastidiosa ma può anche essere molto lieve. Strane leggende delle località turistiche di mare sembrano volersi prendere gioco dei bagnanti forestieri raccontando che il rimedio migliore contro la puntura di una medusa sia farci la pipì sopra. Ciò che serve per contrastare la reazione è infatti una sostanza un po' acida, ma poiché non tutti hanno urine acide questa penitenza oltre che sgradevole può rivelarsi inutile. Altri rimedi popolari non corretti sono ammoniaca, aceto e limone. Cosa fare dunque? In ogni caso non strofinare occhi e bocca e non lavare la parte interessata con acqua dolce, perché potrebbe favorire la produzione di neurotossine, ma eventualmente con acqua di mare. Da evitare anche l'applicazione di acqua, ghiaccio o alcol e il grattare o strofinare la parte irritata poiché si favorisce la circolazione della sostanza tossica. Il rimedio migliore sembra essere l'applicazione di gel astringente al cloruro d'alluminio poiché lenisce il prurito e arresta la diffusione delle tossine. L'azione di pomate cortisoniche o antistaminiche si manifesta invece dopo circa mezz'ora dall'applicazione quando la fase acuta è già passata. In ogni caso prima di utilizzare qualsiasi tipo di farmaco è opportuno sottoporsi ad una visita medica. Altri consigli utili? Ci sono poi piccole credenze popolari che riguardano altri e diversi problemi che possono sorgere in estate. Uno dei più comuni riguarda l'epistassi, o sanguinamento dal naso, che è favorita dall'aria calda e secca e che colpisce frequentemente i bambini. Sapere comune vuole che chi è colpito da questa disgrazia debba immediatamente buttare la testa indietro il più possibile. In realtà non è così, la testa (e anche il busto) deve essere mandata in avanti. Per arrestare l'emorragia occorre premere per cinque-dieci minuti il naso subito sopra la parte morbida possibilmente tamponando allo stesso tempo con del ghiaccio. Se, quando si rilascia il naso trascorsi dieci minuti, l'emorragia ancora non si è arrestata l'operazione va ripetuta. Se l'emorragia non cessa è opportuno recarsi al pronto soccorso o rivolgersi ad un medico. Non introdurre nel naso garze o pezzi di cotone che, legandosi ai coaguli, potrebbero essere causa di nuove emorragie in seguito alla loro rimozione. Nei giorni successivi, applicare una piccola quantità crema emolliente per idratare la mucosa ed evitare irritazione o secchezza. È bene evitare l'esposizione al caldo e al sole per alcuni giorni, soprattutto se l'emorragia è stata indotta da questi fattori, o anche sforzi troppo intensi. Una particolare "leggenda" popolare, tipica del periodo estivo, alla quale sembrano credere molti bambini è quella secondo la quale se inghiottono semi di cocomero presto una piantina crescerà nel loro stomaco. Non solo è bene rassicurarli del contrario ma, per quanto opportuno raccomandare al piccolo di non ingoiare i semi, il genitore non si deve spaventare se ogni tanto capita. Il rischio di un danno dovuto ad un seme così piccolo è basso e anche una possibile irritazione dell'appendice con conseguente appendicite è poco probabile. I benefici di questo frutto in termini di vitamine e idratazione sopravanzano di parecchio i rischi, che è bene essere pronti ad affrontare ma senza eccessiva apprensione. A cura di Caterina Visco © Il Pensiero Scientifico Editore Da Yahoo salute |
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