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All’Europa non bastano gli aborti PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
lunedì 21 aprile 2008
In un’aula mezza vuota, tra raffiche di obiezioni di fatto e di principio, l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato ieri una relazione che auspica la depenalizzazione dell’aborto anche nei quattro Paesi membri dell’organizzazione che non l’hanno fatto (Polonia, Irlanda, Malta, Monaco). All’insegna di un preteso «diritto all’aborto» e in nome dell’esclusiva «libera scelta delle donne», il documento si pronuncia per «garantire l’esercizio effettivo del diritto ad abortire» e per «superare le restrizioni di fatto o di diritto all’accesso a un aborto senza rischi». Presentata dalla socialista austriaca Gisela Wurm, la relazione ha raccolto 102 voti favorevoli, 69 contrari e 14 astensioni, auspicando tra l'altro «strategie appropriate» dei governi in materia di «salute sessuale e riproduttiva», la disponibilità a «costi accessibili» dei mezzi contraccettivi, l'educazione sessuale nelle scuole come materia obbligatoria, un atteggiamento «più favorevole alla famiglia» grazie ad «adeguate campagne d'informazione». Il documento approvato - respingendo una settantina di emendamenti - non ha alcun valore vincolante e un suo eventuale rilievo politico risente delle limitate presenze in aula (185 presenti su 336 seggi). Contro la relazione Wurm hanno votato tutti i parlamentari italiani, compresi i due rappresentanti del Pd Andrea Rigoni e Pietro Marcenaro, come pure i 54 esponenti del Ppe presenti in aula.
Essendo stati 83, tra voti contrari e astensioni, i «no» al documento Wurm, è facile constatare che il testo ha suscitato perplessità e opposizione bene al di là dello schieramento dei Popolari europei. Il risultato è stato quindi assai diverso dal voto con cui in marzo la relazione era stata approvata con 21 voti contro 3 nella Commissione per le pari opportunità: una procedura che in quella sede era stata condotta un poco alla chetichella, evitando di coinvolgere la commissione giuridica che secondo logica avrebbe dovuto essere chiamata a dare quantomeno un parere. «La Wurm con un gruppetto legato a organizzazioni abortiste ha condotto la manovra senza sentire voci dissenzienti - commenta Claudio Azzolini, rappresentante italiano, area Ppe - e ciò è particolarmente grave in materie che toccano questioni etiche fondamentali».
Senza contare che sono leciti molti dubbi sulla capacità del Consiglio d'Europa di ingerirsi in scelte che spettano ai parlamenti nazionali. Un'obiezione emersa da più parti nel dibattito che ieri ha preceduto il voto, posta con tanta maggiore convinzione in quanto si discuteva di diritto alla vita, che in quanto tale è esplicitamente tutelato dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, testo-base del Consiglio d'Europa, con formule riprese alla lettera dalla Carta Ue dei diritti fondamentali.


di Franco Serra
Avvenire 17 aprile 2008

 
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