Intervista a Neil Scolding
La recente decisione del Parlamento britannico di approvare alcuni aspetti controversi del nuovo disegno di legge sull’embriologia, tra cui la creazione di embrioni ibridi e la possibile cancellazione della figura del padre per la fecondazione in vitro, ha rappresentato una vittoria per una parte del mondo scientifico britannico, quella che da anni cerca di spingere la ricerca verso questi inquietanti lidi. Ma ha anche trovato ostacoli non previsti e sollevato preoccupazioni tra esponenti cattolici, intellettuali laici, politici e una parte non irrilevante della popolazione, che ha messo in discussione l’eticità di tali esperimenti. Le voci contrarie si sono fatte sentire anche tra scienziati e ricercatori determinati a seguire strade più rassicuranti e moralmente accettabili, come quella delle staminali adulte. Neil Scolding, professore all’Università di Bristol e all’avanguardia nell’uso di staminali estratte dal midollo osseo per la cura di malattie come la sclerosi multipla o il morbo di Parkinson, è tra questi.
Professor Scolding, come spiega questo accanimento nel voler creare embrioni ibridi quando la scienza ha già dimostrato che esistono altri metodi più sicuri e promettenti per raggiungere gli stessi fini?
«In questo accanimento, come dice lei, gioca una sua parte la "novità": la scienza che si occupa delle staminali embrionali è considerata più interessante e all'avanguardia, qualcosa di nuovo appunto, proiettato sul futuro, rispetto alla scienza che si occupa delle staminali adulte. Inoltre molti scienziati in Gran Bretagna si sono impegnati in questo campo ormai dieci o quindici anni fa, quando ancora alcuni dei problemi nell'utilizzo clinico di cellule staminali embrionali, per esempio la loro innata attitudine a formare tumori, erano meno conosciuti. Per loro è difficile tirarsi indietro. Penso anche che per molti politici e commentatori scientifici accettare l'esistenza di un problema etico nell'uso di staminali embrionali equivalga a mettere in discussione l'eticità dell'aborto, e questo non possono farlo. Se ci pensiamo, si tratta dello stesso problema: quello di negare al feto, all'essere umano non ancora nato, il diritto di vivere. Infine, la spinta più forte a procedere in questa direzione giunge da scienziati che magari non sono nemmeno impegnati in questo tipo di ricerca, ma sostengono a spada tratta che non sta al governo o alla società mettere un freno alla loro libertà. Una questione di principio. Inutile dire che dal mio punto di vista ognuna di queste motivazioni è fasulla. La ricerca nelle staminali adulte ha fatto progressi enormi. Basti pensare agli esperimenti clinici già effettuati dal nostro team di Bristol usando le staminali del midollo osseo per la cura di malattie come la sclerosi multipla. Senza contare che le stesse staminali adulte hanno già dimostrato di poter curare alcune forme di malattie cardiovascolari. Nel frattempo non si è avuta nessuna applicazione clinica con le staminali embrionali. Il fatto è che sono troppo pericolose».
Perché proprio il Regno Unito si posiziona sulla mappa europea come il Paese più estremista nella ricerca sugli embrioni?
«Forse perché il nostro sistema legislativo, in questo settore, tende sempre a essere più permissivo rispetto a quello di altri Paesi».
Chi può mettere limiti a una tale deriva in nome della scienza?
«Domanda importante. Mi piacerebbe credere che la scienza e gli scienziati siano capaci di autogovernarsi, ma non possono. La storia ci insegna però tale approccio non basta, ed è fondamentale che la società o i suoi rappresentanti in Parlamento abbiano un ruolo nel decidere i limiti etici della scienza. Senza contare che la maggior parte della ricerca in questo Paese è finanziata dai cittadini, attraverso tasse o donazioni».
Qual è stata la responsabilità del governo nella vicenda degli embrioni chimera?
«Il governo avrebbe dovuto garantire ai deputati la libertà di voto sugli aspetti controversi della legge sin dall'inizio. Invece, l'ha fatto alla fine e in maniera limitata. Il premier Brown ha permesso ai suoi del Partito laburista di avere libertà di voto su quattro parti del disegno di legge, ma li ha poi costretti a esprimersi a favore nel voto finale. Che libertà è questa?».
Il primate della Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles, il cardinale Cormac Murphy O'Connor, ha espresso disappunto per il fatto che il progetto di legge abbia compiuto un iter parlamentare affrettato e che alla gente non sia stato dato tempo sufficiente per capire tutte le sue implicazioni.
«Sono d'accordo senz'altro sul fatto che l'informazione è stata scarsa e che molte persone non sapevano nemmeno di cosa si stesse discutendo. Si è assistito anche a una cattiva informazione sui potenziali benefici della ricerca sugli embrioni. Molti pensano per esempio che sia miracolosa, quando finora non ha nemmeno dimostrato di essere utile. Nei mass media c'è stata poi la tendenza ad accettare troppo presto alcuni degli annunci più stravaganti sui benefici della ricerca con gli ibridi».
Cosa possono fare gli altri Paesi per evitare uno scivolamento sulle posizioni della Gran Bretagna?
«La Convenzione europea sui diritti umani e la biomedicina del 1997 proibisce la creazione di embrioni umani per la ricerca. Nel 2005 le Nazioni Unite votarono a favore dell'abolizione della clonazione di embrioni umani. Il Regno Unito, tristemente, va controcorrente».
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