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Dna artificiale, ombre dietro le promesse PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
sabato 20 ottobre 2007
dna Che Craig Venter, oltre a essere un grande biologo molecolare, avesse anche un notevole senso del teatro e la disposizione a usarne con una certa spregiudicatezza è cosa nota da tempo. Basti ricordare la mossa a sorpresa con cui, nel 2001, quando era a capo della Celera Genomics da lui stesso fondata, annunciò il completamento dell’intera sequenza del genoma umano, bruciando sul filo di lana il consorzio pubblico guidato da Francis Collins.
In verità la gara fu vinta grazie alla accessibilità dei dati del consorzio pubblico, che Venter seppe sfruttare abilmente, e ci volle l’intervento del Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton per decretare un risultato di parità ed evitare un serio incidente diplomatico. Più recentemente Venter ha sequenziato e reso pubblico il suo personale genoma, senza nascondere particolari che qualcuno meno anticonformista di lui avrebbe taciuto. Per esempio che nella sequenza del suo Dna sono state rilevate delle varianti che, sulla base di precedenti studi, sono correlabili a un aumentato rischio di alcolismo, comportamento antisociale, tabagismo, abuso di sostanze, infarto, malattia di Alzheimer.
Adesso annuncia la sintesi di un cromosoma artificiale e lo fa, di nuovo, con un coup de théâtre che gli garantisce il massimo di esposizione. Si affida ai media anziché a una rivista scientifica, e in pochi minuti la notizia fa il giro del mondo, trasformandosi immediatamente in annuncio epocale: creata in laboratorio una nuova forma di vita artificiale. A prescindere dal fatto che "creare" significa generare dal nulla, e che quindi Venter non ha creato alcunché, cerchiamo di chiarire meglio ciò che sarebbe in realtà avvenuto. Il condizionale è d’obbligo perché, come ricordato sopra, i dati non sono ancora stati pubblicati su una rivista scientifica. I fatti dovrebbero essere questi: un cromosoma, cioè l’intero patrimonio genetico di un batterio, il mycoplasma genitalium, è stato privato dei suoi geni e usato come "scaffale" nel quale sono stati inseriti artificialmente altri geni, in modo da ricostituire un cromosoma funzionante, geneticamente diverso dall’originale. Questo cromosoma conterrebbe 381 nuovi geni, capaci di sostenere l’esistenza di una nuova specie batterica.

La prova del nove del suo effettivo funzionamento verrà quando il cromosoma artificiale sarà introdotto in un batterio (Venter lo ha già chiamato mycoplasma laboratorium), conferendo a esso le proprietà corrispondenti ai nuovi geni. Ammettendo che ciò avvenga, si potrà parlare della generazione – ma non dal nulla! – di una nuova forma di vita (in questo caso una nuova specie batterica), prima non esistente in natura. Nessuno negherebbe la portata straordinaria di questo risultato, ma non bisogna perdere contatto con il quadro di riferimento in cui va collocato. Il progresso compiuto è più tecnologico che concettuale, e ha dei precedenti. Già da tempo i biologi molecolari riescono a modificare geneticamente i batteri (per non parlare dei topi: il neo Nobel per la Medicina Mario Capecchi docet), introducendo in essi nuovi geni. I farmaci cosiddetti ricombinanti (interferone, ormone della crescita, fattore VIII anti-emofilico, etc.) vengono prodotti dall’industria farmaceutica utilizzando questa tecnologia. Sono anche già stati realizzati piccoli cromosomi artificiali, privi di geni propri, ma capaci di agire come veicoli (vettori) per inserire nuovi geni in un genoma ospite.

Pur ristabilite le giuste proporzioni, bisogna tuttavia dare a Venter quel che è di Venter. Il risultato che ha ottenuto è notevole e le prospettive che apre nel campo della biotecnologia e, potenzialmente, della medicina, sono amplissime. La capacità di produrre nuove specie batteriche con proprietà precostituite potrebbe essere sfruttata per il controllo del riscaldamento o dell’inquinamento ambientali, o per scopi energetici e, ovviamente, per la produzione di biofarmaci, cioè per finalità favorevoli al benessere dell’umanità. Poi, come sempre, ogni medaglia ha il suo rovescio e a questo scenario radioso se ne può contrapporre un altro di tenebra fitta in cui si intravedono la creazione, volontaria o accidentale, di nuove specie patogene, armi biologiche, contaminazione ambientale, e via elencando.
Facendo un ulteriore passo nel futuro, ci si può chiedere se un domani potranno essere fabbricati anche cromosomi artificiali umani, e perché e con quali conseguenze. Nessuno ha la sfera di cristallo, ma in linea di principio si può sostenere che, una volta trovato il modo di assemblare un nuovo cromosoma, dovrebbe essere possibile farne di diversi tipi e dimensioni, anche umani. Ci sarà caso mai da chiedersi perché farli, visto che continua a valere la norma secondo cui non tutto ciò che è fattibile deve necessariamente essere fatto. Se lo scopo fosse quello di curare malattie o ottenere comunque effetti benefici sulla salute dell’uomo, credo che nessuno avrebbe da obiettare, sempre che i mezzi usati per questa sperimentazione siano mezzi leciti. Ben altro giudizio si dovrebbe dare su di una sperimentazione motivata solo dalla curiosità di sapere cosa succederebbe introducendo in un embrione di topo o di scimmia alcuni cromosomi umani.
E con questo veniamo alla domanda finale: è bene o male ciò che ha fatto Venter? È una domanda alla quale non si può rispondere, perché è mal posta. Nuove conoscenze, la scoperta di nuove verità non possono che essere accolte positivamente. La nostra mente (ragione) è fatta per conoscere e questa facoltà, che ci distingue da tutte le specie viventi, non può essere negata. La negazione della ragione è l’oscurantismo. La vera domanda è quella che interroga la nostra coscienza circa l’uso della conoscenza e degli strumenti che essa ci ha messo nelle mani. In questo senso la scoperta di Venter non è buona né cattiva; o meglio, può diventare cattiva se ne facciamo un uso malvagio. Va detto che simili domande gli scienziati se le sono già poste più di trent’anni fa, quando venne introdotta la tecnologia del Dna ricombinante. E bisogna riconoscere che finora non è avvenuta alcune catastrofe, mentre si sono registrati grandissimi progressi a favore dell’uomo. Quindi eviterei il troppo frequente ricorso agli scenari apocalittici, anche se la società deve sempre vigilare affinché non si commettano abusi. Piuttosto vorrei concludere con la domanda circa i costi di queste scoperte. Sono costi enormi, e c’è dunque da chiedersi se in un sistema che dispone di risorse limitate sia moralmente giusto concentrare enormi somme su ricerche avanzatissime e di incerta ricaduta sull’intera umanità, se ciò comporta come conseguenza una minore disponibilità di risorse verso i problemi planetari che affliggono miliardi di esseri umani.
Ultimo aggiornamento ( sabato 20 ottobre 2007 )
 
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