L'Ufficio di Direzione Statistica ha realizzato il 4° Rapporto sull'evento nascita in Italia, riguardante l'analisi dei dati rilevati dal flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP).
La rilevazione - istituita dal Decreto del Ministro della Sanità 16 luglio 2001, n.349 Regolamento recante "Modificazioni al certificato di assistenza al parto, per la rilevazione dei dati di sanità pubblica e statistici di base relativi agli eventi di nascita, alla natimortalità ed ai nati affetti da malformazioni" - costituisce la più ricca fonte a livello nazionale di informazioni sia di carattere sanitario ed epidemiologico sia di carattere socio-demografico relative all'evento nascita e rappresenta uno strumento molto importante per la programmazione sanitaria nazionale.
Con la presente edizione del Rapporto prosegue il percorso di miglioramento della rilevazione, avviata nel 2002, e di arricchimento delle prospettive di analisi dei dati.
In sintesi i dati mostrano i seguenti risultati:
- La rilevazione 2005, con un totale di 560 punti nascita, presenta una migliore copertura rispetto agli anni precedenti: ben il 37% di schede in più rispetto al 2002; un numero di parti pari al 92,2% di quelli rilevati con la Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) nell'anno 2005 ed un numero di nati vivi pari al 92,3% di quelli registrati presso le anagrafi comunali nello stesso anno. La qualità dei dati risulta buona per gran parte delle variabili, sia in termini di correttezza che di completezza.
- Oltre l'88% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici, l'11,6% nelle case di cura e solo 0,18% a domicilio. Il 63,7% dei parti si svolge in strutture dove avvengono almeno 1.000 parti annui. Tali strutture, in numero di 188, rappresentano il 33,6% dei punti nascita totali. Il 10,8% dei parti ha luogo invece in strutture che accolgono meno di 500 parti annui.
- Per il 2005, il 13,8% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. Tale fenomeno è più diffuso al centro nord dove quasi il 20% dei parti avviene da madri non italiane. Le aree geografiche di provenienza più rappresentative, sono quella dell'Europa dell'Est (41%) e dell'Africa (25%). Le madri di origine Asiatica e Sud Americana sono rispettivamente il 16% ed il 10% di quelle non italiane. L'età media della madre è di 31,9 anni per le italiane mentre scende a 28,6 anni per le cittadine straniere. I valori mediani sono invece di 31,6 anni per le italiane e 27,7 anni per le straniere. Delle donne che hanno partorito nell'anno 2005 il 40,9% ha una scolarità medio alta, il 41,5% medio bassa ed il 17,6% ha conseguito la laurea. Fra le straniere prevale invece una scolarità medio bassa (53%). L'analisi della condizione professionale evidenzia che il 50,4% delle madri ha un'occupazione lavorativa, il 39,1% sono casalinghe e il 10,5% sono disoccupate o in cerca di prima occupazione. La condizione professionale delle straniere che hanno partorito nel 2005 è per il 58,7% quella di casalinga a fronte del 61,8% delle donne italiane che hanno invece un'occupazione lavorativa.
- Nel 91% dei casi la donna ha accanto a sé al momento del parto il padre del bambino, nel 7,6% un familiare e nell'1,4% un'altra persona di fiducia. La presenza di una persona di fiducia piuttosto che di un'altra, risulta essere influenzata dall'area geografica.
- Si conferma il ricorso eccessivo all'espletamento del parto per via chirurgica. In media, il 37,3% dei parti avviene con taglio cesareo, percentuale molto superiore alla soglia del 10-15% che secondo l'OMS garantisce il massimo beneficio complessivo per la madre ed il bambino. La percentuale di tagli cesarei è più alta per i parti che avvengono in case di cura private (59,9% nelle case di cura accreditate e 72,6% in quelle non accreditate) mentre negli ospedali pubblici si ricorre al cesareo nel 34,2% dei casi. Il parto cesareo è più frequente nelle donne con cittadinanza italiana rispetto alle donne straniere: nel 27,2% dei parti di madri straniere si ricorre al taglio cesareo mentre si registra una percentuale del 39,2% nei parti di madri italiane.
- In circa l'83% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4 mentre nel 73,6% delle gravidanze si effettuano più di 3 ecografie. La percentuale di donne italiane che effettuano la prima visita oltre la 12° settimana è pari al 4,6% mentre tale percentuale sale al 18,6% per le donne straniere. Le donne con scolarità bassa effettuano la prima visita più tardivamente rispetto alle donne con scolarità medio-alta: si sottopongono alla prima visita oltre la 12° settimana il 12,5% delle donne con scolarità bassa, mentre per le donne con scolarità medio-alta la percentuale è meno del 5%. Per le donne più giovani si registra una frequenza più alta di casi in cui la prima visita avviene tardivamente (17,8% nelle madri con meno di 20 anni). In media, inoltre, sono state effettuate circa 16 amniocentesi ogni 100 parti. A livello nazionale alle madri con più di 40 anni il prelievo del liquido amniotico è stato effettuato in quasi la metà dei casi.
- Per circa 4.564 parti si è fatto ricorso ad una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA), in media 0,9 ogni 100 gravidanze. La tecnica più utilizzata è stata la fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell'utero (FIVET), seguita dal metodo di fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma (ICSI).
- L'1% dei nati ha un peso inferiore a 1.500 grammi ed il 5,8% tra 1.500 e 2.500 grammi. Nei test di valutazione della vitalità del neonato tramite indice di Apgar, il 99,3% dei nati ha riportato un punteggio a 5 minuti dalla nascita compreso tra 7 e 10.
9. Sono stati rilevati 1.458 nati morti corrispondenti ad un tasso di natimortalità, pari a 2,85 nati morti ogni 1.000 nati, e 3.078 nati con malformazioni. L'indicazione della causa è presente rispettivamente solo nel 34,8% dei casi di natimortalità e nel 64% di nati con malformazioni.
Consulta il Certificato di assistenza al parto (CeDAP). Analisi dell'evento nascita - anno 2005
|